Nuovo record. “Emersione” dei trasferimenti con il blocco dei viaggi all’estero
Che la pandemia portasse anche a conseguenze paradossali e apparentemente controintuitive in campo economico lo avevamo già visto. È il caso dei depositi bancari, che sono aumentati nel 2020 come mai era accaduto in precedenza, a causa dell’impossibilità di spendere il proprio reddito nei negozi o nei ristoranti chiusi e dei risparmi forzati su vacanze e spostamenti. Ma non si tratta dell’unico paradosso: c’è anche quello delle rimesse degli immigrati in Italia.
Le rimesse degli immigrati in Italia
I dati più recenti di Banca d’Italia ci dicono che nel secondo e terzo trimestre del 2020, i primi tra quelli interessati dalla pandemia per cui ci sono dati, c’è stato un deciso incremento delle rimesse degli immigrati in Italia. Rimesse che negli anni scorsi erano state stabili o in leggero aumento e che invece tra aprile e giugno 2020 sono cresciute di ben il 36% e tra luglio e settembre del 23,6% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Per quanto riguarda il secondo trimestre si sono sfiorati i 2 miliardi di euro: 1 miliardo e 989 milioni, nel secondo a 1 miliardo e 951. Circa 4 miliardi in appena 6 mesi. In precedenza non si era andati oltre i 1.579 milioni nell’ultima parte del 2019. E la prova che la pandemia abbia a che fare con tali aumenti viene dal fatto che nel primo trimestre del 2020 anzi c’era stato un calo delle rimesse degli immigrati del 2,9%.
La crescita delle rimesse, le possibili spiegazioni
Le spiegazioni di questo fenomeno possono essere molte. Naturalmente anche per gli immigrati valgono le stesse considerazioni sull’improvviso incremento del risparmio che valgono per tutti gli italiani. Anche per loro probabilmente c’è stato un certo aumento del reddito disponibile. E tuttavia sappiamo che i residenti stranieri sono tra i segmenti della popolazione maggiormente impiegati proprio in quei settori più interessati dalla crisi economica, come il commercio e la ristorazione. Tra di essi sono moltissimi anche i lavoratori autonomi.
E se per diversi è scattata la cassa integrazione e i sussidi varati dal governo, comunque insufficienti a coprire le perdite, in molti non hanno potuto neanche contare su questi strumenti, perché lavoratori a termine cui il contratto non è stato rinnovato o in nero. E tra gli stranieri questi ultimi sono una percentuale superiore a quella che si può trovare tra i cittadini italiani.
Non a caso il tasso d’occupazione tra gli immigrati è crollato tra 2019 e 2020 dal 61% al 57,3%, mentre tra gli italiani è sceso solo dal 58,8% al 58,2%. Gli stranieri quindi sono stati colpiti dalla crisi più di ogni altro, ed è improbabile che il reddito aggiuntivo sia stato così rilevante. Quindi può anche darsi che sia stato immesso nelle rimesse che già venivano inviate nei Paesi originari una parte del maggior risparmio, ma parliamo quasi sicuramente di cifre piccole.
I canali informali di trasferimento delle rimesse
Ci sono anche altri fattori, forse più importanti, dietro l’aumento delle rimesse degli immigrati. Come sappiamo solo una parte di queste normalmente vengono inviate tramite canali ufficiali, quindi banche o money transfer regolari. Miliardi di euro viaggiano assieme agli stranieri stessi quando periodicamente tornano dai parenti nel Paese originario o tramite intermediari informali, come quelli che conducono i furgoncini che fanno migliaia di kilometri ogni settimana tra l’Italia e l’Ucraina e la Moldova. Con il blocco quasi totale dei viaggi all’estero e delle frontiere nel marzo 2020 questi strumenti sono venuti a mancare. Ed è per questo che in tanti immigrati hanno forse dovuto usare modalità diverse, “ufficiali”, per inviare le proprie rimesse. Non si tratta quindi tanto di un effettivo incremento ma più di un'”emersione”.
E non è un caso probabilmente che a fronte di un aumento delle rimesse degli immigrati del 36% nel secondo trimestre 2020 quelle verso l’Ucraina siano cresciute di ben il 253,7%, e quelle verso la Moldova del 130,6%. E ancora, verso l’Albania l’incremento è stato del 96,4%, verso la Tunisia del 98,9%. Si tratta di Paesi vicini verso cui i viaggi, di persona o degli intermediari, erano frequenti. Sarà interessante scoprire se una volta iniziato a utilizzare per motivi di forza maggiore metodi diversi da quelli informali per spedire denaro in patria quest’abitudine rimarrà anche dopo l’emergenza.
I dati si riferiscono al 2016-2020
Fonte: Banca d’Italia
Leggi anche: Le rimesse degli immigrati dall’Italia sono 4,7 miliardi
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