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La Ue riconosce gli sforzi ma chiede di intervenire su fisco, giustizia, legge fallimentare e lavoro

La tabella sopra mostra, in sintesi, quanto l’Italia ha dato risposta o meno alle richieste dell’Europa di riforme strutturali al proprio sistema sociale ed economico.

Le riforme strutturali

Ogni anno, infatti, l’Europa emette dei giudizi su ogni singolo Paese dell’Unione sottolineando, per ognuno, quali sarebbero i passi da fare per modernizzarsi. E, sempre ogni anno, emette un giudizio su ciò che è stato fatto, su ciò che non è stato fatto e su che cosa si è intervenuto ma solo parzialmente.

Il grafico sopra mostra la “pagella” italiana dal 2014 al 2017 sulle aree che l’Europa ha ritenuto dovessimo migliorare ovvero, le aree che necessitano di riforme strutturali. I giudizi sono lapidari: il rosso significa che non è stato fatto alcun passo avanti, il giallo significa che si sono fatti passi avanti ma che il problema è stato risolto solo parzialmente mentre il verde indica che il problema è stato risolto e che le riforme strutturali sono state implementate. In questo caso bisogna anche sottolineare che alcune aree di intervento sono sparite da un anno all’altro e questo significa che l’Europa ritiene che quel tema non sia più un problema.

Ad esempio: il “Tax System” che nel 2014 era indicato in giallo, nel 2017 non è più un tema per l’Europa. Così come anche il “business environment”: era rosso nel 2014, 2015 e 2016 ed è sparito nel 2017.

Abbiamo fatto i compiti a casa

Come si vede in generale la situazione è molto migliorata rispetto al 2014: quell’anno le aree sulle quali la Ue ci chiedeva di intervenire erano 8 (tra giallo e rosso) mentre nel 2017 sono la metà, solo 4, delle quali 3 gialle e una sola rossa. Tra queste resta il “fiscal policy”, sul quale dovremmo intervenire dal 2014. Nel 2017 resta un problema anche la giustizia civile e la corruzione, quella stessa che non permette all’Italia di spendere in modo produttivo i fondi Ue. Senza considerare il problema delle truffe.

I dati si riferiscono al: 2014-2017

Fonte: Commissione europea

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