Come andare in pensione con meno di 40 anni di contributi

Con Opzione Donna e Quota 100 nel 2019 e 2020 si sono ritirati in 350.809

È il sogno di moltissimi lavoratori, se non di tutti. Ritirarsi dal lavoro senza dover aspettare i 67 anni di età. Quanti però ci riescono? Quale riforma consente di accedere alle pensioni per esempio con 40 anni di contributi o meno? Negli ultimi 12 anni da un lato vi è stato un generale allungamento dell’età pensionabile, soprattutto con la legge Fornero, dall’altro sono state varate deroghe di vario tipo. Queste consentono ancora, a determinate categorie, di ritirarsi prima del limite di vecchiaia dei 67 anni, e con un numero di versamenti contributivi simile a quello richiesto i decenni scorsi.

Con la riforma delle pensioni, 40 anni di contributi

L’obiettivo di quasi tutti i governi che si sono succeduti mirano, per il futuro, a limitare al massimo tali “scappatoie”, e questo è evidente, per esempio, nell’abolizione di Quota 100. Modalità per smettere di lavorare anche prima di quanto previsto dalle leggi attuali, però, con tutta probabilità ci saranno sempre. Le ipotesi di riforma che consentano pensioni con 40 anni di contributi, poi, rimangono sempre sul tavolo nel dibattito politico, anche se scelte in tal senso appaiono molto improbabili.

Con Quota 100 ci si è potuti ritirare prima

Tornando alla realtà attuale, vi è un solo strumento quasi universale per non dover aspettare l’età della pensione di vecchiaia. È il pensionamento anticipato. È consentito a coloro che abbiano versato contributi per 41 anni e 10 mesi, se donne, e 42 anni e 10 mesi, se uomini. Tale opzione vale per quasi tutti, dipendenti privati, pubblici, iscritti alla gestione separata, ecc. Tuttavia, come si vede, la riforma Fornero che l’ha introdotta non prevede di poter andare in pensione con 40 anni o meno di contributi con tale modalità.

Anche per questo motivo è stata creata nel 2018, ed entrata in vigore nel 2019, Quota 100. Questa ha permesso di ritirarsi a coloro che avessero un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e un’anzianità contributiva non minore di 38 anni.

Come si vede dalla nostra infografica tra il 2019 e il 2020 ne hanno approfittato in 315.977, di cui 233.771 nel settore privato e 82.206 in quello pubblico. Le stime precedenti alla sua introduzione in realtà stimavano un’adesione più alta, e il numero inferiore di lavoratori che ne ha usufruito ha consentito tra l’altro allo Stato di risparmiare parte del denaro pubblico originariamente stanziato per tale misura.

Ora è il turno di Quota 102

Il motivo è che non è poi amplissima la platea di quanti hanno avuto una carriera continua di 38/40 anni. Soprattutto, in molti hanno ritenuto eccessivo l’inevitabile taglio dell’assegno pensionistico derivante dall’utilizzo di Quota 100. Specialmente i lavoratori con un salario relativamente basso, quindi, hanno preferito rimandare il pensionamento di qualche tempo. Non è un caso che i neo-pensionati con questa modalità siano stati soprattutto uomini, per l’83,1%, e i dipendenti statali, con una retribuzione maggiore alla media, siano sovra-rappresentati.

Quanti sono andati in pensione con Quota 100

Tuttavia è indubbio che Quota 100 abbia rappresentato l’opzione più utilizzata, negli ultimi anni, per accedere alle pensioni con 40 anni o meno di contributi, in attesa di una riforma che consentisse di nuovo a tutti i lavoratori di fare lo stesso. Le speranze che questa veda la luce, però, appaiono molto poche dopo che il Governo ha deciso la trasformazione di Quota 100 in Quota 102. Questa consente ancora di ritirarsi dopo 38 anni di versamenti, quindi con meno di 40, ma l’età minima per usufruirne non è più 62, ma 64 anni. È prevedibile, quindi, che saranno ancora meno gli italiani che ne approfitteranno.

Dopo la riforma delle pensioni per le donne bastano meno di 40 anni di contributi

L’altra principale modalità per smettere di lavorare con 40 o meno anni di contributi è Opzione Donna. Introdotta ormai molto tempo fa, con la riforma Maroni del 2004, consente di ritirarsi alle lavoratrici di con età pari o superiore a 58 anni (se dipendenti) o 59 anni (se autonome) e un’anzianità contributiva di almeno 35 anni.

Come si vede nella nostra infografica è stata utilizzata da 34.823 persone tra il 2019 e il 2020. Tra queste 7.224 erano statali, e 27.599 dipendenti private. Essendo una misura che, a differenza di Quota 100, era presente da tempo, è possibile effettuare il confronto con il numero di donne che l’avevano utilizzata in precedenza. Secondo la Corte dei Conti tra il 2012 e il 2018 erano state 89.740. In altre parole in due anni le persone che si sono ritirate prima grazie a Quota 100 ne Opzione donna sono state 350.809.

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Andare in pensione con meno di 40 anni di contributi

Non solo Quota 100 e Opzione Donna. È possibile ritirarsi prima utilizzando anche altri strumenti. Tra questi vi è il pre-pensionamento per attività usuranti, che prevede che si possa smettere di lavorare e ricevere un assegno pensionistico con solo 36 anni di contributi e 63 anni di età se la mansione svolta rientra tra quelle definibili come “particolarmente faticose e pesanti”.

L’elenco delle professioni considerabili tali viene cambiato di recente, e negli scorsi mesi è stato ulteriormente allargato. Ha incluso, per esempio, la larga fascia degli insegnanti di scuola materna e primaria, oltre a infermieri, ostetrici, addetti alle pulizie, conciatori, operai del settore agricolo e della pesca, ecc.

Che cosa è l’Ape e l’Ape sociale

Ora tale strumento è stato unito a quelli che compongono l’Ape (Anticipo Pensionistico) sociale. Questo racchiude un po’ tutte le misure, escluse Opzione Donna e Quota 100 (o 102), che consentono di ritirarsi anticipatamente. Tra queste oltre a quelle rivolte a chi svolge mansioni usuranti vi sono anche quelle per coloro che hanno un’invalidità civile superiore al 74%, per cui bastano 30 anni di contributi. Trent’anni sono sufficienti anche per chi assiste un parente convivente con handicap grave e per i disoccupati che abbiano finito di percepire la Naspi.

Riforma pensioni, con 40 anni contributi meno soldi

Secondo la Corte dei Conti tra il 2012 e il 2018 a uscire anticipatamente dalla platea dei lavoratori a causa di mansioni usuranti non erano stati molti, solo in 6.983. Nel 2019 e nel 2020, invece, sono state presentate rispettivamente 1.650 e 1.242 domande. Il tasso di rifiuto da parte dell’Inps, però, è stato altissimo, quasi del 60%.  Nel complesso sono stati in questi due anni 38.260 i lavoratori che hanno chiesto di andare in pensione con l’Ape sociale, la gran parte, più di 26mila, disoccupati che non potevano più prendere la Naspi. Sono state accolte, tuttavia, solo il 62,6% delle richieste.

Anche se fossero state poche le domande respinte, comunque, si sarebbe trattato di cifre piuttosto piccole. Valgono qui, a maggior ragione, gli stessi motivi che hanno portato a un sotto-utilizzo di Quota 100. I diretti interessati provengono spesso da posti di lavoro pagati poco, che con il sistema contributivo generano pensioni abbastanza ridotte, ulteriormente diminuite dal numero limitato di anni di contribuzione.

Le carriere discontinue non consentiranno molti pensionamenti anticipati

È per questo motivo che, quindi, in molti decidono di non usufruire di questi strumenti, a meno che non si trovino senza un’occupazione, o di aspettare comunque di avere più anni di carriera alle spalle. In assenza di una riforma accedere alle pensioni con meno di 40 anni di contributi diventerà qualcosa di più raro, in futuro. Questo accadrà sia per la fine di alcune agevolazioni come Quota 100, come si è detto, sia per la sempre maggiore frequenza di carriere discontinue caratterizzate da bassi salari, soprattutto tra i giovani, i pensionati di domani.

I dati si riferiscono al 2012-2020

Fonte: Corte dei Conti

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