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Tutti i numeri del piano voce per voce. Alla digitalizzazione 46,2 miliardi

Mutuando un termine negli ultimi anni usato (e spesso abusato), “resilienza”, il piano di attuazione del programma europeo Next Generation Eu è stato chiamato dal governo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, PNRR. Rifacendo del resto il verso alla componente largamente maggioritaria di Next Generation Eu stessa, il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, di fatto il più noto Recovery Plan, che ammonta a 672,5 miliardi, l’89,6% dei 750 miliardi complessivi. Il resto sono fondi aggiuntivi alle consuete politiche settoriali europee, come REACT-EU, che riguarda quelle relative alla coesione.

Next generation Eu: che cosa è

Come è noto all’Italia a luglio 2020 è stata assegnata la porzione maggiore della torta, Del totale del Next Generation Eu, all’Italia vanno 210 miliardi. La maggioranza, 141, sono prestiti e il resto è a fondo perduto. L’obiettivo una ripresa più veloce, che consenta non solo di ripianare le perdite di reddito, ma anche di inserire nel sistema maggiore produttività e competitività, così da  consentire al Pil dell’Italia di crescere maggiormente anche dopo la fine della fase di emergenza e di rimbalzo.

Ogni Paese ha il compito di presentare un piano per l’utilizzo dei fondi, e il nostro Paese è giunto in questi giorni, dopo bozze, riassunti e contrasti politici, all’approvazione di quello nazionale.

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Recovery Plan Italia, come sono suddivisi i fondi

Il Recovery Plan dell’Italia comprende in realtà progetti per più di 210 miliardi, visto che si arriva a 222,9 grazie all’inclusione di fondi strutturali europei del fondo per lo sviluppo e la coesione, all’esterno del Next Generation EU. Tutti gli stanziamenti vengono divisi in missioni, come accade nel bilancio dello Stato, e in questo caso sono 6, coincidenti all’incirca con gli obiettivi di Next Generation Eu. Infatti in testa per fondi stanziati vi è un tema molto sentito in Europa, e un po’ meno in Italia, quello della rivoluzione verde e della transizione ecologica.

L’idea è di fare in modo che la tutela dell’ambiente non sia un costo ma abbia anche ricadute economiche positive, contribuendo alla maggior crescita del Pil in Italia come altrove. Infatti dei 67,5 miliardi stanziati per questa missione ben 18,2 sono destinati all’energia rinnovabile e alla mobilità locale sostenibile. Vi è per esempio un sostegno alla filiera industriale impegnata proprio nei settori tecnologici legati alle rinnovabili. Una ricaduta sul PIL dovrebbe arrivare anche dai fondi per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici, cui va ancora di più, 29,3 miliardi. Il resto, 15 miliardi, va alla tutela del territorio e della risorsa idrica.

Recovery plan Italia

I progetti del Recovery Plan per l’Italia

Ma attenzione, non si tratta solo di nuovi progetti. 65,7 miliardi in tutto il piano vengono stanziati per il finanziamento di progetti già approvati, sostanzialmente si usano i fondi europei per pagare una parte della spesa pubblica che altrimenti sarebbe stata stanziata e versata dal governo nazionale. È un modo di fatto per risparmiare, più che per fare investimenti aggiuntivi. Il governo specifica che utilizzerà solo la parte di prestiti a questo scopo, mentre i 68,9 di fondi a fondo perduto saranno usati solo per progetti nuovi. 13 miliardi sono invece relativi al fondo React EU.

Circa 46,2 miliardi, dopo quelli per l’ambiente, sono destinati poi alla missione dedicata a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Tra questi la parte del leone la fa la digitalizzazione del sistema produttivo, a cui vanno 26,7 miliardi. Si tratta del capitolo in cui sono inseriti gli stimoli all’adozione di tecnologie all’avanguardia e 4.0, agli investimenti in cybersecurity, nonché i fondi per la realizzazione di reti ultraveloci in fibra e il celebre 5G. Meno viene destinato alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e ancora meno, 8 miliardi, a cultura e turismo.

I fondi del recovery plan per la salute

Alle infrastrutture e alla mobilità sostenibile sono dedicati 32 miliardi, in cui la grandissima parte, 28,3, va all’alta velocità ferroviaria e alla manutenzione stradale. Dei 28,5 miliardi che vanno a istruzione e ricerca invece più di metà riguardano il potenziamento delle competenze. Il testo fa riferimento al ritardo italiano nei test PISA come un ostacolo da rimuovere.

A inclusione e coesione spettano 27,6 miliardi. Qui una parte importante sono le politiche attive per il lavoro, cui vanno 7,5 miliardi, e la fiscalità attiva per il Sud, 4,5. Ma ci sono anche 6,3 miliardi per la rigenerazione urbana e l’housing sociale. La salute, il capitolo di cui in realtà si è parlato di più, è ultima. Tuttavia rispetto ai 9 miliardi delle bozze iniziali, che tanta polemica avevano creato, gli stanziamenti salgono a 19,7 miliardi, con un focus, 11,8 miliardi, su innovazione, ricerca e digitalizzazione, ma vi sono anche 7,9 miliardi dedicati alla telemedicina e alla sanità territoriale.

Il piano prevede di utilizzare tali fondi nei prossimi 6 anni per accelerare e rendere qualitativamente migliore la ripresa. Per rafforzare il sistema produttivo davanti alle sfide imprevedibili che verranno in futuro e come conseguenza di un aumento dell’occupazione anche della domanda. L’eccezionale aumento nel 2020 dei depositi bancari, dovuto ai minori consumi, è stato un’illusione ottica che nasconde un problema di scarsità di redditi cui il Recovery Plan dell’Italia dovrà contribuire ad alleviare

I dati si riferiscono al 2021-2026

Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Leggi anche: Tutto il Recovery Fund, voce per voce

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