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Nel 2019 solo la Croazia ha fatto peggio di noi. In Finlandia ne assorbono il 66%

Il Consiglio dei ministri in programma oggi, lunedì 7 dicembre, dovrà definire la struttura che gestirà i 209 miliardi assegnati all’Italia. dal Recovery Fund. I fondi inizieranno ad arrivare nel 2021, ma c’è un problema: l’Italia non ha dati proprio incoraggianti sulla capacità di spesa dei fondi strutturali europei. Anche senza pandemia da coronavirus. Vediamoli meglio, questi dati. Ma partiamo dalle basi.

Che cosa sono i fondi strutturali europei

I Fondi strutturali e di investimento europei (è questa la nomenclatura ufficiale), sono uno degli strumenti più importanti del bilancio federale per consentire condizioni economiche omogenee tra i diversi Paesi dell’Unione europea. Nel periodo di finanziamento che è andato a chiudersi, quello del 2014-2020, questa categoria rappresenta più della metà dei fondi europei erogati.

Includono:

  • Il Fondo europeo di sviluppo regionale, focalizzato sullo sviluppo equilibrato delle regioni, e indirizzato a quelle a reddito minore, come quelle del nostro Mezzogiorno.
  • Il Fondo sociale europeo, che si occupa di capitale umano e lavoro.
  • Il Fondo di coesione, che finanzia progetti nel campo dell’ambiente e dei trasporti laddove il reddito è inferiore al 90% della media
  • Il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

 

Come funziona ? Ogni Paese prepara e negozia con la Commissione europea un accordo di partenariato, che l’Italia ha concordato alla fine del 2014 per gli anni successivi, e che prevedeva nel complesso l’arrivo di più 42 miliardi nel nostro Paese, gran parte dei quali destinati alle politiche di coesione, da spendere nei sette anni del programma.

Il problema è che l’erogazione concreta delle risorse, una volta decisi con la Ue gli obiettivi, viene effettuata tramite la presentazione di progetti da parte di regioni, province, comuni, enti vari. Ed è qui che l’efficienza e l’organizzazione del sistema Paese fa la differenza. Il risultato? Di tutti gli stanziamenti del periodo di finanziamento 2014-2020 ne sono stati spesi in Italia a fine 2019 solo il 30,7%.

Nessun progresso rispetto al 2007-2013

Mediamente a livello europeo il tasso di assorbimento (l’indicatore che analizza la capacità di un Paese di spendere davvero questi soldi) dei fondi Sie è stato invece del 39,6%, un dato superiore a quello italiano, ma peggiore di quello del 2012 (46%). Il confronto è con il 2012 era il sesto anno del settennato 2007-2013 come il 2019 era il sesto del settennato che sta terminando. C’è stato quindi un deterioramento della capacità dei Paesi di fare progetti e spendere i fondi strutturali europei. L’Italia, che era già a fondo classifica, in realtà non ha visto un peggioramento. Anche allora la quota di assorbimento era intorno al 31%. Valore che ci relega però al penultimo posto davanti solo alla Croazia, che ha speso solo il 30%.

Il netto peggioramento della Spagna

Male anche la Spagna, con il 32,8%. In questo caso però vi è anche un pesantissimo peggioramento rispetto al 2012, quando era già riuscita a usare più del 50% dei fondi al contrario che nel 2019. I più virtuosi sono invece Finlandia, Irlanda e Lussemburgo, in cui il tasso di assorbimento è stato rispettivamente del 66,2%, del 60,6% e del 57%. Fanno parte anche di quella minoranza di Paesi che sono stati più efficienti che nel precedente periodo di finanziamento. In leggero miglioramento rispetto al 2012 anche la Francia, che ha speso il 44,8% dei fondi di Sviluppo e Investimento.

La Germania, invece, rimane al di sopra della media Ue con il 41,1%, ma nel 2012 aveva fatto decisamente meglio, avendo superato il 50% dei fondi spesi. Si è fatta tra l’altro superare dal Regno Unito, anch’esso in peggioramento sul 2012, ma in misura minore. E questi dati non possono che far preoccupare in vista del Recovery Fund, quando l’Italia avrà la necessità di spendere in modo veloce ed efficiente le copiose risorse che arriveranno.

I dati sono aggiornati al: 2019

Fonte: Corte dei Conti Europea

Ultima modifica: lunedì 7 dicembre 2020 

Leggi anche: Tutto il Recovery Fund, voce per voce

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