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Ecco che cosa c’è davvero nella bozza del governo sui fondi per ripartire

Dopo mesi di discussione è arrivata in Consiglio dei ministri la prima bozza della gestione del Recovery fund. La prima stesura del testo, per molti legato anche al più ampio discorso del Mes di cui si sta discutendo in Parlamento, prevede quattro linee strategiche: modernizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale e territoriale, parità di genere. È così che il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha intenzione di spendere i 196 miliardi dei fondi europei destinati all’Italia, mentre l’accordo dei Paesi Ue con Polonia e Ungheria sembra aver tolto anche l’ostacolo messo dai due Paesi. Ma quali sono, nel dettaglio, le varie voci di spesa per il momento presenti nella bozza del governo?

Che peso hanno le varie voci di spesa del Recovery fund?

La parte più cospicua dei 196 miliardi previsti per il Pnrr andranno nella Rivoluzione verde e transizione digitale. Si tratta di 74,3 miliardi, pari al 37,9% del totale delle risorse. Come seconda voce troviamo la Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura a cui il testo prevede siano assegnati 48,7 miliardi, il 24,9% del totale. Infrastrutture per una mobilità sostenibile è la terza fetta per grandezza, con 27,7 miliardi di euro, pari al 14,1%.

Scendendo i gradini del podio, poi, la voce Istruzione e ricerca è la quarta tra tutte, per cui sono previsti 19,2 miliardi, ovvero il 9,8% del totale. Una parte non indifferente dei preziosi aiuti europei è destinata alla Parità di genere, coesione sociale e territoriale, con ben 17,1 miliardi, pari all’8,7%. L’ultima voce, per grandezza di spesa e non per importanza, è quella che si intende destinare alla Salute, con 9 miliardi di euro, pari al 4,6% del totale.

recovery fund

Le discussioni in corso: dalla gestione alla Salute

Due sono le polemiche, oltre all’annessa sul Fondo salva Stati in ottica sanitaria, che stanno occupando l’agenda politica in questi giorni. La prima è quella della gestione. Tenendo conto del fatto che nel 2019 l’Italia non ha speso il 70% dei fondi europei, la struttura che gestirà i 209 miliardi totali che riceverà l’Italia non è di certo indifferente.

La seconda controversia è data dal peso che certe voci hanno rispetto ad altre: prima fra tutte l’evidente differenza di spesa per Salute e Parità di genere. Sono oltre 8 i miliardi di differenza assegnati, eppure in l’Italia è tra i Paesi europei in cui il gender gap è meno allarmante che altri.

In Italia il gender gap salariale è al 3,9%

Secondo i dati Eurostat, infatti, il divario retributivo uomo-donna assegna all’Italia una posizione quasi sorprendente. La differenza tra le due retribuzioni orarie lorde nel nostro Paese è pari al 3.9%, contro una media europea al 14,1%. In questa classifica saremmo terzi in tutto il continente, dietro solo a Lussemburgo e Romania. In termini assoluti, quindi, l’Italia sembrerebbe una delle regioni più virtuose d’Europa e, per di più in costante miglioramento tenendo conto che nel 2013 eravamo tra i primi ma al 7%. Eppure, se andassimo a vedere i titoli di studio, il tasso di occupazione e il settore d’occupazione ci accorgeremmo che qualche differenza in più in Italia ancora persiste.

 

 

I dati si riferiscono al 2018-2020

Fonte: Eurostat

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