Nel 2020 i consumi sono cresciuti ovunque. Da noi sono diminuiti del 7,7%
Mangiamo meno della metà del pesce degli spagnoli. E i prezzi? Sono aumentati di più per il pesce surgelato rispetto al prezzo del pesce fresco. Ma se vogliamo capire che cos’è successo al mercato del pesce con la pandemia dobbiamo andare a vedere il portale telematico dei prodotti ittici.
Il prezzo del pesce in Italia
In generale, il blocco delle attività produttive della prima ondata della pandemia ha creato difficoltà nel movimento delle merci all’interno dell’Italia e tra il nostro Paese e il resto d’Europa. Tutto ciò ha portato un incremento dei prezzi del 3% rispetto all’anno precedente, decisamente superiore al livello dell’inflazione media. Gli aumenti sono rimasti elevati, del 2,8% e del 2,7%, in maggio e giugno, per poi calare appena sopra l’1% in estate, risalire leggermente in autunno, e scendere al di sotto dell’1% in inverno, quando le restrizioni non hanno impattato sul trasporto delle merci.
L’andamento storico del prezzo del pesce
Un andamento simile è quello che ha interessato anche il prezzo del pesce, un prodotto centrale nella dieta mediterranea alla base della cucina italiana. Dopo avere toccato un’inflazione del 2,3% nell’aprile del 2020, nella prima parte del 2021 i prezzi di spigole, branzini e orate sono rimasti quasi fermi, segnando un aumento di appena lo 0,3% a marzo. Un andamento simile l’hanno avuta anche i frutti di mare. A fare eccezione solo il salmone, che è sempre più richiesto e che ha avuto un picco di domanda negli ultimi mesi, e il nasello, a causa delle condizioni climatiche nei mari e della poca disponibilità.

Nel 2020 è cresciuto soprattutto il prezzo del pesce surgelato
Ma la differenza più rilevante però è probabilmente quella tra il prezzo del pesce fresco e di quello surgelato. Nel 2020 è stato soprattutto quest’ultimo a crescere di più. Con incrementi in aprile e maggio addirittura del 4,4% e del 4,5%. annuo, a fronte di un aumento per quello fresco del 2,6% e 2%.

La ragione risiede sempre nelle modifiche nella distribuzione e nei consumi legate alla pandemia. Con la chiusura dei mercati e la preferenza per la spesa online sono stati i prodotti confezionati e a lunga scadenza ad essere più richiesti dagli italiani. Solo nel marzo 2021, a seguito comunque di mesi di inflazione decrescente, vi è un rovesciamento, con il prezzo del pesce surgelato che addirittura cala del 0,4% rispetto all’anno scorso e quello del fresco che sale del 0,6%.
La spesa online fa crescere il prezzo del pesce
Dobbiamo considerare poi che non siamo un Paese di pescatori, nonostante alcuni cliché, e importiamo molto più pesce di quanto ne esportiamo, 956.124 tonnellate contro 123.925 nel 2020. E per questo siamo più esposti agli alti e bassi dei mercati internazionali e agli eventuali ostacoli al trasporto di merci. E il saldo potrebbe essere anche più negativo se consumassimo più pesce come fanno alcuni nostri vicini mediterranei, ma in realtà rispetto a loro gli italiani non ne appaiono così golosi, a dispetto del fatto che siamo una penisola.
Mangiamo meno della metà del pesce consumato in Spagna
Il consumo di pesce e frutti di mare in Italia nel 2020 è stato di 308.035 tonnellate. Si tratta di una quantità molto maggiore di quella consumata dai tedeschi, 69.023 tonnellate, o dai francesi, 209.085, ma è meno della metà di quanto ne mangiano gli spagnoli, 645.631 tonnellate. E se consideriamo la differenza di abitanti anche i portoghesi appaiono più propensi a mangiare pesce di noi.
Cresce il consumo di pesce ma non in Italia
Ma il dato maggiormente degno di nota è quello relativo alla variazione dei consumi tra 2019 e 2020. Praticamente solo in Italia in Europa c’è stata una riduzione, del 7,7%, a fronte di un aumento in Spagna, del 9,3%, e di incrementi in doppia cifra in Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia. In quest’ultimo Paese la crescita è stata addirittura del 33%. Probabilmente la diffusione di una dieta sempre più salutista in tutto l’Occidente, e in particolare nei Paesi benestanti, ha avuto un ruolo.
Nel caso italiano probabilmente pesa molto la chiusura per lunghi periodi dei ristoranti, luogo d’elezione in cui consumare pesce, che invece è cucinato in casa molto più raramente. Non a caso a subire il calo maggiore a livello di acquisti -19,3%, è stato il pesce spada, molto usato nella ristorazione.
I dati si riferiscono al 2019-2021
Fonte: Portale ittico
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