In Crisi&Ripresa

Insieme al Fondo salva Stati ha salvato 5 Paesi, ma a tassi anche del 2% superiori. Il caso greco

La tabella qui sopra rappresenta la storia dei prestiti erogati dal Fondo monetario internazionale e dal Fondo Salva Stati (all’inizio Fondo di Stabilità Finanziaria)  dal 2010 al 2013, nel pieno della tempesta finanziaria che ha colpito l’Europa. In che cosa è consistito l’intervento dei Fmi e dello Fondo salva-Stati, che è uno strumento europeo? In sostanza questi Paesi, proprio a causa della crisi, i sono ritrovati a corto di liquidità e non avrebbero potuto chiedere soldi sul mercato, per motivi che poi vedremo nello specifico. Così sono intervenuti il Fmi e il Fondo Salva Stati che hanno concesso loro soldi per superare le difficoltà. E adesso vediamo come lo hanno fatto dato che, come vedremo, non si sono comportati tutti e due nello stesso modo con i Paesi in crisi, soprattutto quando si è trattato di prestiti alla Grecia.

Quanti prestiti alla Grecia

Gli interventi sono stati ben 12 in 5 Paesi, Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Cipro. Nel caso della Spagna si è trattato solo di una linea di credito per la ricapitalizzazione delle banche, e non per il finanziamento diretto delle casse statali come negli altri casi.

Questi interventi hanno aiutato non solo e non tanto fornendo liquidità per evitare il default di uno Stato, ma soprattutto perché hanno consentito di sostituire il mercato nell’approvvigionamento della liquidità stessa con l’applicazione di tassi così bassi che mai sarebbero stati accettati dai creditori internazionali. In altre parole, il Fondo salva Stati e il Fmi hanno prestato soldi a tassi bassissimi, proprio per agevolare i Paesi in crisi. Ma non solo i tassi sui prestiti sono diversi: quelli del Fmi sono sempre stati più alti. E, se possibile, ancora più grave, è che anche le previsioni economiche sulla Grecia sono diversissime: basta guardare che cosa prevedono Commissione europea e Fmi per quanto riguarda l’andamento del debito pubblico della Grecia. Truenumbers li ha mostrati in questo articolo.

L’altro aspetto fondamentale che la fonte di questi dati, uno studio della commissione Economia del Parlamento Europeo, sottolinea è il fatto che, come detto, i prestiti europei sono sempre stati più accomodanti di quelli del Fondo Monetario internazionale, che da sempre nel mondo si occupa di problemi simili.

Chi ha salvato davvero la Grecia

L’esempio più classico riguarda i prestiti alla Grecia, il Paese che più di tutti ha avuto bisogno di assistenza. Nella tabella sopra non è inclusa l’ultima tranche di aiuti, pari a 86 miliardi di euro concessi nel 2015, che non aveva coinvolto il Fmi. Tutte le altre tranches sono invce indicate: hanno avuto un valore pari a 215,9 miliardi.

Come si vede i rendimenti di mercato (nelle due colonne a destra) erano diventati sempre più alti. Lo Stato greco nel 2010 avrebbe dovuto pagare l’8,3% annuo per un prestito a 4 anni e il 7,71% per uno a 10, nel 2012 si arrivò a un impossibile 74,13% per uno di 5 anni e 20,55% per il credito a 10 anni, per poi scendere, nel caso dei 10 anni, al 11,67%.

Il fondo Salva Stati applicò nel caso dei prestiti alla Grecia, un tasso sempre minore, prima del 4,04%, poi del 3,78%, poi del 2,07% e infine dello 0,93% annuo, tra l’altro con prestiti sempre più lunghi, di 5, poi, 10, poi 20 e infine 30 anni. Il tutto mentre il Fmi non scendeva neanche nella tranche di fine 2012 (l’ultima del primo intervento in Grecia) sotto il 3,07%, con un prestito che aveva una maturità di 8 anni.

E’ chiaro che in cambio di questi vantaggi lo Stato greco è stato chiamato a implementare politiche di grande austerità, come sappiamo.

I prestiti all’Irlanda

L’Irlanda ha ricevuto, tra il 2010 e il 2013, 68,2 miliardi, e anche in questo caso i tassi applicati sono stati convenienti, soprattutto nel caso delle prime due tranches, quelle del 2010 e 2011, quando il mercato chiedeva fino all’11,35% per un credito di 5 anni, e fino al 10,62% per uno di 10. Il Fondo Salva Stati concesse invece il 5,25% nel 2010, con un prestito a 7,5 anni, e poi il 2,74% e il 2,32%, rispettivamente con crediti con maturità di 15 e 22 anni, mentre il Fmi rimaneva sui 7 anni di durata, con tassi che non scendevano sotto il 3,07%.

Queste maggiori concessioni sono state evidenti anche nel caso portoghese. Il Fondo Salva Stati e il Fmi hanno prestato 76,8 miliardi al Portogallo in tre tranche nel maggio e luglio 2011 e nel giugno 2013.

Nel caso del Fmi sia la durata che il tasso del credito sono stati gli stessi applicati all’Irlanda, ovvero il 3,37%, poi il 3,53% e infine il 3,07% per 7 anni. Il Fondo Salva Stati invece è passato da un prestito per 7,5 anni al 5,47% a uno al 3,1% per 15 anni a uno infine al 2,19% per ben 22 anni.

I tassi di mercati sarebbero stati proibitivi anche in questo caso: 11,06% e poi 14,63% e infine 5,17% a 5 anni e 9,38%, 10,56% e 6,38% per prestiti a 10 anni. In ogni caso molto superiori, anche una volta scesi nel 2013, a quelli applicati da Fmi e Fondo Salva Stati.

Il caso spagnolo, come si è detto, è a parte, fu un prestito per una ricapitalizzazione delle banche, che il governo iberico effettuò prima e in modo più largo di altri Paesi (come l’Italia), proprio perché accettò una linea di credito di 41,3 miliardi (inizialmente ne erano stati richiesti 100), a un tasso dello 0,78% per 12,5 anni mentre finanziandosi solo con titoli di Stato avrebbe dovuto pagare in quel momento, nel novembre 2012, il 4,17% a 5 anni e il 5,3% a 10.

Il caso di Cipro

Cipro è stato il Paese più piccolo a ricevere credito nel 2013, per 10 miliardi, al 1,03% per 15 anni (contro il 3,07% per 4 da parte del Fmi).

In tutti questi Paesi, non solo in Grecia, sono state fatte manovre e riforme seguendo i dettami dei creditori, che naturalmente hanno condizionato i prestiti a programmi di risanamento, quelli che da tempo sono sul banco degli accusati per l’eccesso di austerità che questi hanno provocato.

I dati si riferiscono al: 2010-2018

Fonte: Parlamento europeo

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