In Crisi&Ripresa
Share with your friends










Inviare

I dati del Lavoro sui primi 32 mesi della legge. La maggior parte delle aziende sono lombarde

Il grafico sopra mostra il numero di aziende che ogni mese dal maggio 2016 alla fine del 2018 hanno previsto premi di produzione per i propri dipendenti suddivise per Regione di residenza, secondo quanto previsto dal decreto legge del marzo 2016 (poi convertito in legge ) che ha stabilito la detassazione di parte delle somme spese dalle aziende a tale scopo. In particolare è prevista l’esclusione dalla base imponibile dell’Irpef di quanto corrisposto per premi di risultato, legati per esempio ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Su queste somme, se non superano i 2mila euro lordi, si applica una imposta sostitutiva di Irpef e addizionali regionali e comunali del 10%. A essere interessati sono solo i versamenti a dipendenti privati con remunerazione lorda non superiore a 50 mila euro. Un buon modo per le imprese per remunerare i dipendenti pagando meno tasse, visto il livello che ha raggiunto il costo del lavoro in Italia, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

Quanti premi di produzione

Nello specifico i numeri sopra si riferiscono ad altrettante dichiarazioni di conformità fornite dalle imprese, ovvero moduli che includano i criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, che ogni contratto aziendale o territoriale deve contenere perché scatti la detassazione.

E’ chiaro che il numero maggiore di adesioni è stato nel giugno 2016, con 8.520 moduli, quando è pervenuta il 20% della documentazione totale, ovvero 40.693 dichiarazioni, come mostrano i dati totali nel grafico sotto suddivisi per Regione.

Dopo il giugno 2016 e il luglio dello stesso anno, con 4.505 dichiarazioni di premi di produzione, l’andamento è stato piuttosto irregolare, ma non pare ci sia stato un declino dell’utilizzo dell’opportunità.

Dopo i 18.461 contratti del 2016, quando le aziende più interessate si sono subito precipitate a partecipare all’iniziativa, nel 2017 sono state 11.003 le adesioni, e 11.229 nel 2018, con un aumento non scontatoVi sono stati dei picchi per esempio nel giugno e luglio 2018 con rispettivamente 1.484 e 1.706 moduli presentati, nel dicembre 2017, con 1.550, e nel dicembre 2016 con 1.535.

I premi di produzione in Lombardia

A livello territoriale la parte del leone la fa la Lombardia naturalmente con 11.480 contratti, più del 25% del totale.

A distanza viene l’Emilia Romagna con 7.056, che però si rivela più ricettiva della Lombardia, visto che nella Regione vive meno della metà degli abitanti della Lombardia, ma i contratti presentati sono molto più del 60% di quelli lombardi.

Viene poi il Veneto con 5.335 moduli. Il divario con il Sud è impressionante, anche considerando le differenze a livello di reddito. Dalla Campania sono arrivate solo 831 dichiarazioni di conformità, meno che dalla Liguria, che ha un quinto degli abitanti. In nessuna regione meridionale si arriva a 1.000. Nel Lazio invece sono stati presentati 2.792 contratti, come in Toscana, la quale ha però circa 2 milioni di abitanti in meno.

E’ una ulteriore dimostrazione della concentrazione territoriale non solo delle imprese in Italia ma in particolare di quelle imprese in cui più che in altre vengono fatti investimenti volti all’aumento della produttività, nonché assunzioni di personale specialistico che raggiunga lo stesso obiettivo.

Il ministero del Lavoro rende però noto anche quanti di questi contratti per cui vale la detassazione dei premi produttivi erano ancora attivi a dicembre 2018. Erano meno della metà, 17.630. Anche in questo caso la maggioranza relativa faceva riferimento ad aziende lombarde, 4.893. Poi venivano quelle emiliane romagnole, 3.063, e le venete, 2.173.

E poi sopra i 1.000 contratti risultano Piemonte, Lazio, Toscana. Anche in questo caso il Sud è molto indietro. Basti pensare che la documentazione presentata da aziende siciliane ammonta a 249 moduli, 128 in meno di quelli presentati da quelle trentine. Nonostante in provincia di Trento ci sia un decimo degli abitanti della Sicilia. In effetti 17.630 contratti sono pochi, ed è particolarmente degno di nota che siano meno delle metà di quelli che nel complesso si sono presentati dal 2016.

Non sappiamo però le dimensioni delle aziende interessate. E’ facile immaginare tuttavia, anche dalla collocazione geografica, che si tratti soprattutto di grandi imprese. Sono queste quelle che causano la gran parte degli aumenti di produttività in Italia . Quindi i lavoratori coinvolti potrebbero essere in realtà molte centinaia di migliaia.

I dati si riferiscono al: 2016-2018

Fonte: Ministero del Lavoro

Leggi anche: Sono 340mila gli italiani che hanno il doppio lavoro

Quante persone sono morte sul lavoro in Europa

Share with your friends










Inviare

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca