In Crisi&Ripresa

Aumento dello 0,9% rispetto al 2016. I contributi pesano per 37 euro ogni 100 lordi in busta paga

Dopo il 2016, anno nel quale l’andamento del costo del lavoro in Italia era sceso, nel 2017 si è assistita ad una nuova crescita. Esattamente nella stessa percentuale.

L’andamento del costo del lavoro

Truenumbers ha scritto in questo articolo l’andamento del costo del lavoro due anni fa: il calo c’era stato ed anche abbastanza sensibile: 0,9% in meno. E siamo stati l’unico tra i Paesi europei ad aver visto una riduzione. Nel 2017 le cose cambiano. Anzi… tornano al punto di partenza. Sì, perché il costo del lavoro è cresciuto dello 0,9%. L’anno scorso, mediamente, un’ora lavorata è costata in Italia 27,30 euro. I dati dell’articolo dell’anno scorso non corrispondono a quelli di quest’anno perché le fonti sono diverse: Eurostat prima e Destatis (ufficio statistico tedesco) ora, Le differenze ci sono ma entrambe le fonti concordano sul fatto che il costo del lavoro è aumentato: l’Eurostat dà il costo medio orario italiano a 28,27 euro, come si può vedere a questo link.

Anche nel 2017 l’Italia resta nella parte alta della classifica con la Danimarca irraggiungibile a quota 43,60 euro. Nel 2017 c’è stato un solo Paese che ha visto calare il costo del lavoro rispetto all’anno precedente: se nel 2016 è stata l’Italia, nel 2017 si tratta della Finlandia con un -0,8%.

Il costo del lavoro risale

I Paesi che hanno visto crescere in modo più corposo il costo del lavoro ci sono tutti quelli dell’Est Europa con la Romania sopra a tutti con il suo 12,9% di aumento che, però, non cambia di molto la classifica in valori assoluti. Un’ora di lavoro in Romania, infatti, è costata, nel 2017, ancora pochissimo: 6,10 euro. Anche la Bulgaria cresce di molto, 11%, ma il costo del lavoro è di appena 4,90 euro.

Il peso dei contributi

Ma l’andamento del costo del lavoro non è il solo indicatore importante, c’è anche quello dei contributi a carico dei lavoratori. Ecco i numeri.

Per leggere correttamente la tabella qui sopra, che si riferisce all’ultimo trimestre del 2017, occorre considerare che i dati sono in euro e si riferiscono a 100 euro di retribuzione l’ora. Significa, in altre parole, che ogni 100 euro che riceve un lavoratore svedese, 49 se ne vanno in contributi e che ogni 100 euro lordi che vanno in tasca a un lavoratore italiano, 37 escono subito per i contributi, principalmente pensionistici.


I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Destatis

Leggi anche: Lavoro nel primo trimestre, battiamo solo la Lituania

La produttività italiana cresce dello 0,3% da 21 anni

 

Share with your friends










Inviare

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca