Il fisso costa il 3,79%, il variabile il 2,99%: la forbice più larga dall’agosto 2022
Come fa lo Stato italiano a farsi prestare denaro quasi al prezzo della Francia, mentre chi in Italia accende un mutuo paga più di un francese? Perché i due prezzi nascono su mercati diversi, e quello delle famiglie non segue quello del debito.
La Banca centrale europea ha pubblicato oggi i tassi di luglio 2026: in Italia il 3,40% medio sui nuovi mutui per l’acquisto di una casa, in Francia il 3,18%. È il tasso annuo concordato con la banca, non il Taeg, che comprende anche le spese accessorie. Ventidue centesimi di punto (la differenza fra due percentuali, non una percentuale) valgono 23,30 euro di rata al mese su un mutuo da 200 mila euro a venticinque anni. Il confronto fra i quattro grandi paesi dell’area euro è nel grafico in apertura.
Tassi mutui, la classifica dei grandi paesi dell’area euro
Spiegato in parole semplici: fra il paese più caro e quello più economico dell’area euro c’è più di un punto percentuale di differenza. A luglio 2026 il tasso medio sui nuovi mutui per la casa è stato del 2,89% in Spagna, del 3,18% in Francia, del 3,40% in Italia e del 3,93% in Germania, contro una media dell’area euro del 3,52%. L’Italia sta dodici centesimi sotto la media europea e mezzo punto sopra la Spagna. La stessa graduatoria valeva un anno fa: da luglio 2025 il tasso italiano è salito di venti centesimi, quello francese di diciotto, quello spagnolo di ventisei.
Germania, lo Stato paga poco e le famiglie molto
La Germania paga il 3,07% sui titoli di Stato a dieci anni, il rendimento più basso dei quattro paesi. Eppure i tedeschi che comprano casa pagano il 3,93%, il tasso sui mutui più alto dei quattro. In Italia il rapporto è capovolto: 3,88% lo Stato, 3,40% le famiglie. Lo stesso vale per la Francia (3,85% contro 3,18%) e per la Spagna (3,53% contro 2,89%). Sono due prezzi di natura diversa (il rendimento lo fa il mercato comprando e vendendo titoli, il tasso lo scrive la banca dentro un contratto) e rispondono alla stessa domanda: quanto costa un anno di debito. Chi si finanzia meglio sui mercati non garantisce ai propri cittadini il mutuo più conveniente.


Titoli di Stato, tre centesimi separano l’Italia dalla Francia
Detto altrimenti: sul debito l’Italia ha smesso di essere il sorvegliato speciale d’Europa. Sui titoli di Stato a dieci anni il rendimento medio italiano di luglio 2026 è stato del 3,88%, quello francese del 3,85%: tre centesimi di punto, secondo la serie armonizzata di Eurostat. Nel novembre 2011, nel pieno della crisi del debito, la distanza superava i tre punti e mezzo, con l’Italia al 7,06% e la Francia al 3,41%. Fra dicembre 2025 e febbraio 2026 il segno si è perfino invertito, e il decennale italiano è costato meno di quello francese: in media mensile non era mai successo da quando esiste l’euro. Come mostra il secondo grafico qui sotto, il divario resta sotto i dieci centesimi da undici mesi.
Debito pubblico, la Francia si è avvicinata peggiorando
La Francia si è avvicinata perché i suoi conti sono peggiorati, non perché siano migliorati i nostri. Nel 2025 il debito pubblico italiano valeva il 137,1% del Pil, quello francese il 115,6%: l’Italia resta di gran lunga la più indebitata delle due. Ma in dodici mesi il debito francese è cresciuto di tre punti di Pil, dal 112,6% del 2024, mentre quello italiano è salito di 2,4 punti, dal 134,7%. Il conto degli interessi, intanto, resta pesante: nel 2025 l’Italia ne ha pagati 87,1 miliardi di euro, il 3,9% del Pil e 1,7 miliardi più del 2024.
Perché il tasso dei mutui non segue quello dello Stato
E questo cosa vuol dire? Che i due prezzi si formano su mercati diversi. Il rendimento del decennale misura quanto costa allo Stato prendere in prestito per dieci anni; il tasso medio sui mutui mescola i contratti a tasso variabile, agganciati ai tassi a breve termine, e quelli a tasso fisso, agganciati alle aspettative di lungo periodo. A luglio 2026, in Italia, il variabile sulle nuove erogazioni (i mutui firmati nel mese, non quelli già in corso) è sceso al 2,99%, il livello più basso dal dicembre 2022, mentre il fisso oltre i dieci anni è salito al 3,79%.
Fisso e variabile, la forbice più larga dall’agosto 2022
Fra tasso fisso e tasso variabile ci sono ora 0,80 punti di distanza, la più ampia dall’agosto 2022. Un anno fa erano 0,42: il fisso stava al 3,49% e il variabile al 3,07%. Le due curve si sono mosse in direzioni opposte (il variabile è sceso di otto centesimi in dodici mesi, il fisso è salito di trenta) e il terzo grafico (qui sotto) mostra quando si sono scambiate di posto: il fisso è passato sotto il variabile nel luglio 2023 ed è tornato sopra nell’aprile 2025.
Quanto cambia la rata di un mutuo da 200 mila euro
Vale la pena fermarsi un attimo su questa cifra. Su un mutuo da 200 mila euro a venticinque anni, i ventidue centesimi che separano il tasso italiano da quello francese valgono 23,30 euro di rata al mese: quasi 280 euro all’anno e circa 7.000 euro sull’intera durata. Rispetto al 2,89% spagnolo la distanza sale a 54 euro al mese e a poco più di 16 mila euro complessivi. Chi firma oggi, però, sta molto meglio di chi ha firmato tre anni fa: dal picco del 4,50% del novembre 2023, il più alto dal febbraio 2009, la rata è scesa di 121 euro al mese.
Il 10 settembre la Bce decide
Il prossimo appuntamento è il 10 settembre, quando il Consiglio direttivo della Bce annuncerà la decisione sui tassi: quello sui depositi, il riferimento della politica monetaria dell’area euro, è al 2,25% dal 17 giugno 2026. Un rialzo si scaricherebbe prima sui mutui a tasso variabile, che seguono i tassi a breve termine, e solo dopo su quelli a tasso fisso. I dati sui mutui di agosto arriveranno fra un mese: diranno quanta parte della vendita di titoli di Stato di queste settimane è già arrivata allo sportello.






