E la propensione al risparmio non si è mai ripresa dopo il 2012: è rimasta intorno all’8,2%
Già prima dell’emergenza coronavirus le cose non stavano andando bene economicamente. Non solo per la crescita del Pil asfittica e peggiorata rispetto al 2016-2017, ma anche e soprattutto per quanto riguarda i redditi degli italiani. Tra gli indicatori più usati per misurare il benessere ci sono il potere d acquisto, ovvero il reddito disponibile reale (togliendo inflazione, tasse e sussidi), e la propensione al risparmio, quanto quindi non si spende su tale reddito disponibile.
Di quanto è calato il potere d’acquisto
Il risparmio per esempio, era rimasto tra il 2015 e il 2019 a livelli piuttosto bassi a confronto di quelli che avevano caratterizzato la storia economica del nostro Paese. Dopo essere crollato dal 12,9% del 2004 al 6,7% del 2012 era riuscito a risalire solo fino al 9% nel 2014 per poi rimanere tra l’8,1% e l’8,5% fino al 2019, quando la propensione al risparmio è stata dell’8,2%. Questo perché a fronte di una crescita dei consumi sempre più ridotta è corrisposto un aumento del reddito disponibile sempre più limitato. In sostanza, non sono gli italiani che spendono troppo, visto che l’incremento dei consumi nel 2019 è stato solo del 0,9%, quando superava il 2% nel 2017 ed era tra il 3% e il 4% tra 2000 e 2007, ma sono le entrate che mancano.
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Potere d’acquisto salito soprattutto per Quota 100
Questo è molto evidente osservando l’andamento degli incrementi del potere d’acquisto, appunto il reddito disponibile reale. E’ stato il 2001 l’ultimo anno in cui è cresciuto di più, del 2%, poi è oscillato tra il +0,4% e il +1,4% annuo tra 2002 e 2007 prima dei crolli dovuti alla crisi finanziaria prima e del debito poi.

Il momento peggiore è stato il 2012 quando è sceso del 5,2%, sia per il crollo del Pil che la tassazione maggiore. Solo dal 2014 ha cominciato a crescere, e nel 2017 si è tornati a un +1,3%. Da allora però il tasso di aumento si è ogni anno ridotto sempre più a un +1% e un +0,6% nel 2017 e 2018, e al +0,6% del 2019 peggiorando anche nel 2020 proprio a causa dell’emergenza Covid.
Perché il potere d’acquisto non sale
Tra l’altro l’incremento è stato causato da un aumento nominale, cui si deve togliere l’inflazione, dell’1,8% delle retribuzioni, e da uno molto più corposo, +3,5%, delle prestazioni sociali, ovvero reddito di cittadinanza e quota 100. In sostanza vuol dire senza questi interventi la crescita del potere d acquisto dovuto all’attività produttiva, al lavoro, sarebbe stata ancora più bassa, tanto più che invece le imposte sono aumentate, sempre a livello nominale, del 3,5%, togliendo reddito a tutti o quasi. E il 2020? Che vedremo il segno meno è certo, la sfida sarà forse mantenere il numero a una cifra.
Fonte: Istat
I dati si riferiscono al: 2019
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