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Sono il 22,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni: la media europea non va oltre il 12,5%

Nel 2019, in Italia, l’incidenza dei giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione, i cosiddetti Neet, cala di 1,2 punti rispetto al 2018 e raggiunge il 22,2% (2 milioni di giovani). Ma non c’è molto da festeggiare: dall’ultimo rapporto “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali” dell’Istat emerge anche che la quota di Neet italiana è la più elevata tra i Paesi dell’Unione europea. Come si vede nel grafico in alto abbiamo circa 10 punti superiore al valore medio Ue28 (12,5%) e decisamente distante dai valori degli altri grandi Paesi europei.

Che vuol dire? Neet è l’acronimo di Not engaged in Education, Employment or Training. È stato usato per la prima volta nel luglio 1999 in un report della Social Exclusion Unit del governo del Regno Unito, come termine di classificazione per una particolare fascia di popolazione, di età compresa tra i 16 e i 24 anni.

Chi sono i Neet?

I Neet non studiano e non lavorano ma più di un terzo di loro cerca un lavoro: lo fa il 36,8% dei Neet. Il 31,1%, invece, fa parte delle forze di lavoro potenziali (gli inattivi tra 15 e 74 anni), mentre il restante 32% non cerca un impiego e non sarebbe disponibile a lavorare. L’incidenza dei Neet è maggiore tra i giovani con un titolo secondario superiore (23,4%), leggermente più bassa tra chi ha raggiunto al massimo un titolo secondario inferiore (21,6%) ed è minima tra coloro che possiedono un titolo terziario (19,5%). In Europa invece l’incidenza è massima tra coloro che possiedono un basso livello di istruzione (14,8%), confermandosi minima tra i laureati (9,0%).

La quota di Neet interessati a lavorare (disoccupati e forze di lavoro potenziali) è più bassa tra le donne (59,1%) rispetto agli uomini (77,9%). La differenza si riduce all’aumentare del livello di istruzione: tra chi ha un basso titolo di studio una giovane Neet su due non cerca lavoro e non è disponibile a lavorare contro un giovane Neet su quattro; tra chi ha un medio titolo di studio non cerca lavoro e non è disponibile a lavorare una giovane Neet su tre contro un giovane su cinque. Infine, tra chi ha un titolo terziario la volontà di entrare nel mondo del lavoro di uomini e donne è decisamente più simile.

Dove sono i Neet italiani

La condizione di Neet è più diffusa tra le donne (24,3% contro il 20,2% degli uomini) indipendentemente
dal livello di istruzione. Si registrano forti differenze anche per area geografica: nel Mezzogiorno l’incidenza dei Neet è più che doppia (33,0%) rispetto al Nord (14,5%) e molto più alta di quella rilevata al Centro (18,1%). Il divario territoriale nell’incidenza del fenomeno (18,5 punti tra Mezzogiorno e Nord) permane ampio indipendentemente dal livello di istruzione.

Tra gli stranieri i Neet sono il 31,2% contro il 21,2% degli italiani, una differenza dovuta quasi esclusivamente alla componente femminile: sono il 40,6% tra le straniere e il 22,3% tra le italiane (tra gli uomini le quote sono 21,4% e 20,1% rispettivamente). Il divario di cittadinanza nella condizione di Neet si riduce tra chi possiede un titolo di studio secondario superiore.

Fonte: Istat 

I dati sono aggiornati al: 2019

Leggi anche: Rischio Covid sul lavoro, in Lombardia è il più basso in Italia

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