Eni è prima con 88,8 miliardi, Stellantis guida le non energetiche (21,3)
In Italia il miliardo di euro di fatturato resta una soglia per pochi. Nel 2024, secondo l’Area Studi Mediobanca, tra le 1.519 aziende industriali e di servizi analizzate, solo 282 superano questo livello di ricavi. È una minoranza, ma ha un peso enorme sull’economia nazionale: queste imprese sviluppano insieme 1.060 miliardi di euro di fatturato e occupano una forza lavoro superiore ai 2 milioni di persone. Il dato non misura soltanto la dimensione delle aziende più grandi, ma racconta anche dove si concentra la capacità produttiva del Paese: nella parte alta della classifica si trovano i gruppi che orientano investimenti, occupazione, filiere industriali e servizi essenziali. In altre parole, il “club del miliardo” è una lente utile per capire chi pesa davvero nell’economia italiana.
Le aziende italiane con più fatturato
Ai vertici della classifica italiana non ci sono marchi del consumo quotidiano, né aziende manifatturiere nel senso più tradizionale del termine. Nel 2024 il podio delle principali società industriali e di servizi è occupato da tre gruppi legati all’energia. Al primo posto c’è Eni, con 88,8 miliardi di euro di fatturato. Subito dietro si colloca Enel, che raggiunge 73,9 miliardi, mentre la terza posizione è occupata dal GSE – Gestore dei Servizi Energetici, con 51,9 miliardi. La distanza con il resto della classifica è netta: la prima azienda non energetica, Stellantis Europe, si ferma a 21,3 miliardi. Il dato mostra quanto la graduatoria dei grandi gruppi italiani resti costruita attorno a energia, petrolio e servizi collegati, con Eni, Enel e GSE capaci da sole di superare i principali operatori manifatturieri.
Stellantis prima tra le aziende manifatturiere
Dietro il podio dell’energia, la classifica cambia settore e lascia spazio alla manifattura. Al quarto posto si trova Stellantis Europe, gruppo dell’automotive e prima azienda industriale non energetica della graduatoria, con 21,3 miliardi di euro di fatturato. È il primo segnale del peso che la produzione di veicoli conserva ancora tra i grandi gruppi attivi in Italia. La quinta posizione è occupata da Leonardo, società dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, con ricavi pari a 17,8 miliardi. Subito dopo c’è Prysmian, gruppo specializzato nei cavi e nei sistemi per energia e telecomunicazioni, sesta con 17 miliardi. In tre posizioni consecutive compaiono così automotive, tecnologie strategiche e infrastrutture per le reti energetiche e digitali.
Infrastrutture e servizi tra le grandi imprese italiane
La seconda metà della Top 10 porta dentro la classifica alcune delle grandi reti su cui viaggiano persone, energia e comunicazioni. Ferrovie dello Stato Italiane è settima con 15,8 miliardi di euro di fatturato. Subito dopo c’è Saipem, gruppo attivo nell’ingegneria e nella realizzazione di infrastrutture per il settore energia, ottava con 14,5 miliardi. Al nono posto compare Telecom Italia, principale operatore nazionale delle telecomunicazioni, con 14,2 miliardi, mentre Edison chiude le prime dieci posizioni con 13,7 miliardi. Dopo i colossi dell’energia e i grandi nomi della manifattura, la classifica fotografa così un altro pezzo dell’economia italiana: quello delle aziende che costruiscono, collegano e tengono in funzione le infrastrutture del Paese.
Le aziende italiane subito fuori dalla Top 10
Fuori dalla Top 10, la classifica resta molto vicina alla vita quotidiana degli italiani: bollette, carburanti, posta, cantieri, supermercati e alimenti. Hera, multiutility attiva nei servizi ambientali, idrici ed energetici, registra 12,8 miliardi di euro di fatturato, poco davanti ad A2A, altro grande gruppo dei servizi energetici e ambientali, che arriva a 12,6 miliardi. Italiana Petroli, presente nella distribuzione dei carburanti, vale 12 miliardi, mentre Poste Italiane, dalla corrispondenza ai pacchi fino ai servizi finanziari, fattura 11,1 miliardi.
Webuild, gruppo delle grandi opere e delle infrastrutture, raggiunge 11 miliardi. Seguono Saras, raffineria petrolifera sarda, e Parmalat, nome storico dell’alimentare, entrambe a 10,7 miliardi; Edizione, holding della famiglia Benetton, a 10,1 miliardi; Superit, società che controlla Esselunga, uno dei marchi più riconoscibili della spesa al supermercato, e Kuwait Petroleum Italia, legata al marchio Q8, entrambe a 9,2 miliardi.
Le più grandi aziende manifatturiere italiane
Se si guarda soltanto alla manifattura, la classifica restituisce un’Italia industriale più articolata. Le prime 20 aziende del comparto realizzano insieme 160 miliardi di euro di fatturato. Il gruppo più numeroso è quello meccanico, dove compaiono Stellantis Europe per l’automotive, Leonardo per aerospazio e difesa, Fincantieri per la cantieristica navale, Iveco per i veicoli industriali, Ferrari per le auto sportive, Nuovo Pignone Holding per macchine e attrezzature, Ali Holding per le apparecchiature professionali e Danieli & C. – Officine Meccaniche per l’impiantistica siderurgica.
Nell’alimentare entrano Parmalat, Cremonini e Barilla Holding, tre nomi legati a latte, carne e pasta. La metallurgia è rappresentata da Marcegaglia Holding, Chimet e Finarvedi. Completano il quadro Prysmian e Pirelli & C., attive rispettivamente nei cavi e negli pneumatici; Prada nella moda; A. Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite nel farmaceutico; Mapei nella chimica per l’edilizia; e Buzzi nei materiali da costruzione.


Quali aziende italiane guadagnano di più
C’è poi un altro club, ancora più ristretto di quello del miliardo di fatturato: quello delle aziende che superano 1 miliardo di euro di utile netto. Nel 2024, tra i gruppi industriali e dei servizi, la classifica degli utili è guidata da Enel con 7,016 miliardi di euro. Al secondo posto si trova Eni, legata al petrolio, al gas e alla distribuzione dei carburanti, con 2,624 miliardi. Il podio si chiude con Poste Italiane, tra corrispondenza, pacchi, risparmio e servizi finanziari, con 1,994 miliardi. Seguono due marchi dell’auto di lusso: Ferrari, simbolo italiano delle sportive ad alte prestazioni, con 1,556 miliardi, e Automobili Lamborghini, altro nome della Motor Valley, con 1,424 miliardi.
Le maggiori perdite aziendali in Italia
Accanto ai gruppi che chiudono l’anno con utili miliardari, c’è l’altra faccia della classifica: quella delle aziende finite in rosso. Nel 2024 la perdita più alta riguarda Maserati, marchio storico dell’auto di lusso, che registra un risultato negativo di 701 milioni di euro. Segue Telecom Italia, principale operatore nazionale delle telecomunicazioni, con un rosso di 610 milioni. Beko Europe Management, gruppo legato al settore degli elettrodomestici, perde 492 milioni, mentre Vodafone Italia, altro grande nome delle telecomunicazioni, chiude con una perdita di 374 milioni. Tra le maggiori perdite compare anche Open Fiber, società impegnata nello sviluppo della rete in fibra ottica, con un risultato negativo di 364 milioni.
Le imprese italiane con più lavoratori
La dimensione delle grandi aziende non si misura solo dai ricavi o dagli utili. Conta anche il numero di persone che vi lavorano ogni giorno. Nel 2024 il primo datore di lavoro tra industria e servizi è Poste Italiane, con 119.117 dipendenti. È una rete che tiene insieme uffici postali, recapito, pacchi, risparmio e servizi finanziari. Al secondo posto ci sono Ferrovie dello Stato Italiane, con 96.335 addetti. Seguono Leonardo, gruppo dell’aerospazio, difesa e sicurezza, con 60.468 dipendenti, ed Enel, grande operatore dell’energia elettrica, con 60.359. Sopra quota 40mila addetti si trovano anche Oniverse Holding, il gruppo di Calzedonia, Intimissimi, Tezenis e Signorvino, con 45.886 dipendenti. Poi Webuild, attiva nelle grandi opere e nelle infrastrutture, con 41.719. E Almaviva, società dei servizi digitali e dell’innovazione tecnologica, con 41.512.
Le aziende italiane che crescono di più
Accanto ai grandi gruppi della classifica principale, c’è un’altra parte dell’industria italiana che cresce a ritmi più veloci. Sono le imprese dinamiche del Quarto Capitalismo, espressione con cui si indica il tessuto di aziende manifatturiere italiane di dimensione intermedia, spesso a controllo familiare, specializzate in nicchie produttive ad alto valore. Nel 2024 queste imprese hanno aumentato il fatturato di almeno il 20% mantenendo una redditività positiva.
La più grande è Alfasigma, gruppo farmaceutico, con 1,863 miliardi di euro di ricavi e una crescita del 36,3%. Segue Dompé Holdings, attiva nel biofarmaceutico, che raggiunge 1,234 miliardi e cresce del 27%. Technoprobe, specializzata nelle schede sonda per testare i chip, fattura 543,153 milioni e aumenta del 32,7%, mentre BSP Pharmaceuticals, produttore di farmaci oncologici e biotecnologici per conto terzi, arriva a 532,684 milioni con un balzo del 54,5%.
Branca International, nome storico degli spirits, registra 423,367 milioni e cresce del 25,1%. Sabelli, azienda casearia, fattura 313,919 milioni e sale del 20,3%; Gessi Holding, gruppo piemontese dell’arredo bagno e cucina di alta gamma, raggiunge 276,948 milioni con un incremento del 23,9%; Flamma, attiva nei principi attivi farmaceutici, arriva a 199,528 milioni e cresce del 32%.
Dal 2003 più aziende italiane sopra il miliardo
All’inizio degli anni Duemila il “club del miliardo” era molto più piccolo. Nel 2003 le imprese con vendite superiori a 1 miliardo di euro, ricalcolate a moneta 2023, erano 160 e sviluppavano 641,5 miliardi di euro di fatturato aggregato. Vent’anni dopo, nel 2023, le aziende sopra questa soglia sono salite a 274, con ricavi complessivi pari a 1.075 miliardi. Nel mezzo, la crescita si legge anche nelle rilevazioni più recenti: 187 imprese nel 2020, 227 nel 2021, 278 nel 2022, lieve discesa a 274 nel 2023 e nuovo aumento a 282 nel 2024. Tra 2003 e 2024 il saldo è quindi di 122 aziende in più oltre il miliardo. Anche il peso delle società pubbliche cresce: nel 2003 rappresentavano il 29,2% del fatturato aggregato delle imprese miliardarie, mentre nel 2023 arrivano al 34,2%. Nel 2024 il giro d’affari resta sopra quota mille miliardi, con 1.060 miliardi di euro, e l’occupazione supera i 2 milioni di persone.
Le imprese italiane più grandi della storia
La storia delle grandi imprese italiane non è stata una corsa aperta a molti vincitori. Nei 60 anni della pubblicazione, la leadership è rimasta concentrata in pochi gruppi: Fiat-Ifi-Exor è stata al vertice in 23 edizioni, Agip-Eni in 22, Iri in 9 ed Enel in 6. Tra il 1966 e il 1974 la prima azienda del Paese è Fiat, simbolo della fase in cui l’auto occupa il centro dell’industria italiana. Dal 1975, con la crisi petrolifera, il primato passa ad Agip e comincia a crescere il peso dell’energia. Tra il 1986 e il 1995 la scena è segnata da Eni e Iri, nella stagione dello Stato imprenditore, mentre tra il 1996 e il 2003 la holding Ifi riflette ancora il ruolo della galassia Agnelli e del controllo su Fiat.
Dal 2004 in avanti la classifica viene guidata soprattutto da Eni ed Enel. Fa eccezione la parentesi Exor nel 2015-2016. Il cambio di baricentro si vede bene negli ultimi bilanci. Il podio 2021 è formato da Enel con 84,1 miliardi, Eni con 76,6 miliardi e GSE con 54,4 miliardi. L’anno successivo i tre gruppi superano tutti quota 100 miliardi: Enel arriva a 135,7 miliardi, Eni a 132,5 e GSE a 120,6. La leadership cambia nel 2023, quando Eni supera Enel con 93,7 miliardi contro 92,9. Nel 2024 il gruppo resta primo con 88,8 miliardi, davanti a Enel con 73,9 e GSE con 51,9. In questo quadro la prima manifatturiera resta FCA Italy/Stellantis Europe: quarta nel 2021 con 21,9 miliardi, quinta nel 2022 con 24 miliardi, quarta nel 2023 con 27,8 e ancora quarta nel 2024 con 21,3 miliardi.
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Fonti: Area Studi Mediobanca
Anni di riferimento: 2024
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