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Siamo tra i Paesi che ne hanno di più, ma solo una piccola parte è coinvolta dal decreto Cura Italia

L’Italia rimane tra i Paesi con più lavoratori indipendenti in Europa. E’ anche per questo che c’è molta attenzione sui provvedimenti previsti per mitigare l’impatto dell’emergenza coronavirus su di loro, giudicati da molti insufficienti. I 600 euro una tantum infatti sono previsti solo per chi è iscritto alla gestione separata ed è commerciante o artigiano,  oltre che per stagionali e lavoratori agricoli, mentre i tanti che invece versano i contributi alle casse professionali (avvocati, architetti, iscritti Enasarco, ecc) dovranno attendere eventuali misure analoghe di queste ultime.

Ma quanti sono coloro che hanno un lavoro ma non di tipo dipendente? Contandoli tutti, dagli imprenditori ai  soci di cooperativa, ai professionisti con o senza dipendenti, si arriva a 5 milioni e 312 mila. Anche se nel corso degli anni è visibile un calo. Erano infatti 6 milioni e 255 mila nel 2004. Il calo, di 943 mila persone, è un po’ fisiologico, per la chiusura di molte piccole attività in epoca di grandi catene e e-commerce, ma non omogenea.

Nel nostro grafico è possibile osservare come infatti a essere calati di più sono i lavoratori in proprio, ovvero principalmente commercianti e artigiani (elettricisti, falegnami, estetisti, ecc), sia quelli con che senza dipendenti. I primi sono 919 mila, i secondi 2 milioni e 138 mila. Rispetto agli anni 2000 la diminuzione è stata di più di mezzo milione di unità. Anche gli imprenditori sono diminuiti molto negli anni. Sono 272 mila. Nel 2004 erano 400mila.

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In aumento tra gli autonomi i professionisti

A crescere invece è il numero dei professionisti, in particolare senza dipendenti. Sono 1 milione e 233 mila, circa 300 mila in più rispetto a 15 anni fa. Sono tutti quei lavoratori nell’ambito della consulenza, della ricerca, dell’informazione, che svolgono sovente attività ad alto contenuto intellettuale, spesso giovani, che negli ultimi anni si sono messi sul mercato e, per scelta o necessità, non sono occupati alle dipendenze di nessuno, ma lavorano con un rapporto di fornitura con i vari clienti. Analoghi a questi vi sono i collaboratori, coordinati e continuativi, che però sono in diminuzione.

In questa tipologia di autonomi, in crescita, vi sono molti di coloro che per ora non hanno diritto ai 600 euro stanziati dal governo e che sono sul piede di guerra reclamando alle proprie casse una analoga assistenza. C’è poi un crollo del numero dei coadiuvanti familiari, ovvero i parenti che aiutano nella gestione di aziende o attività artigiane. Erano 15 anni fa 515 mila e sono diminuiti fino a 299 mila. E’ forse un altro sintomo della minore importanza del modello della piccola impresa familiare in Italia

I dati sono del 2019

Fonte: ISTAT

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