Sono molti meno degli 11.300 raccontati. E il primato va alla provincia di Torino
Gli autovelox italiani hanno una reputazione da “mostro a 11.300 teste”. Negli ultimi anni si è parlato di una rete infinita di radar, disseminati ovunque, pronti a trasformare ogni limite di velocità in una multa. Il censimento ufficiale racconta però un quadro diverso: i dispositivi attivi non sono 11.300, ma 3.706. E così finalmente emerge un’immagine definita di come sono distribuiti i controlli sulle nostre strade.
L’elenco ufficiale dei dispositivi per il rilevamento della velocità, pubblicato per la prima volta il 28 novembre 2025 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, riunisce modello, matricola, approvazione e posizione dei sistemi registrati dagli enti e viene aggiornato in modo continuo: tra il primo rilascio e il 2 dicembre infatti si sono aggiunti in poco tempo altri 182 nuovi dispositivi.
La fase di costruzione della banca dati aiuta a spiegare alcune anomalie emerse nelle prime versioni, come la presenza di enti indicati con nomi propri delle apparecchiature. Sono imperfezioni tipiche di un censimento appena avviato e non compromettono la lettura d’insieme, che oggi risulta più nitida grazie a un sistema finalmente centralizzato e pubblico. Rimangono però alcuni limiti strutturali: il portale ministeriale non indica sempre la provincia di riferimento e, in diversi casi, riporta soltanto il codice dell’ente senza il relativo nome.
Chi controlla davvero gli autovelox in Italiap
Dietro ogni autovelox c’è un ente che lo gestisce. Al primo posto ci sono i Comuni, che risultano proprietari di 2.954 dispositivi. Seguono la Polizia Stradale con 586 apparecchi tra telelaser, tutor e autovelox, e le Province con 165 strumenti registrati. A chiudere l’elenco ci sono i Carabinieri, con 1 solo dispositivo intestato: un numero che colpisce, ma che si riferisce esclusivamente agli strumenti di loro proprietà formale e non a quelli utilizzati nelle operazioni svolte insieme agli enti locali.
La mappa italiana degli autovelox
Gli autovelox non sono distribuiti allo stesso modo in tutta Italia: basta guardare le regioni per scoprire che alcune ne hanno centinaia e altre appena una manciata. La Lombardia si conferma il territorio con il maggior livello di controllo, con 503 dispositivi attivi. Subito sotto ci sono Veneto (444), Emilia-Romagna (420) e Piemonte (379), quattro aree che condividono una rete viaria molto articolata, un traffico intenso e un alto numero di spostamenti quotidiani, sia urbani sia interregionali.
All’estremità opposta del grafico cambiano scala e scenario. La Basilicata conta 14 dispositivi e Molise e Valle d’Aosta ne registrano 16 a testa, numeri che riflettono territori meno popolosi, infrastrutture più leggere e scelte amministrative che puntano su modalità diverse di controllo della velocità. Il divario non è solo quantitativo: fotografa priorità, abitudini di mobilità e modelli di gestione del rischio stradale molto differenti all’interno dello stesso Paese.
Torino capitale italiana degli autovelox
Se la fotografia delle regioni offre un’idea d’insieme, è nelle province che si capisce davvero dove gli autovelox accompagnano la quotidianità degli automobilisti. Il primato appartiene alla provincia di Torino, che con 121 dispositivi guida la classifica nazionale, seguita da Roma con 117, Firenze con 106, Milano con 105 e Padova con 102. È una top five che coincide con i grandi poli urbani del Paese, aree dense di traffico e attraversate da assi stradali su cui i controlli elettronici sono diventati parte stabile dell’infrastruttura.
All’estremo opposto si trovano territori che nel censimento non risultano dotati di alcun dispositivo: Crotone, Gallura Nord-Est Sardegna, Ogliastra e Oristano. Per interpretare questi numeri va però considerato il contesto amministrativo, in particolare la riforma istituzionale della Sardegna, che dal 2025 ha ridisegnato i confini provinciali introducendo nuove suddivisioni. Il riassetto influisce sulla mappatura dei dispositivi e contribuisce a spiegare perché alcune aree compaiano con un valore pari a zero nella banca dati ministeriale.

Telelaser, tutor e autovelox: chi vince?
Nel mondo dei controlli della velocità c’è un protagonista inatteso: il telelaser. I dispositivi registrati sono 1.145, mentre gli autovelox sono 643. La differenza è semplice: il telelaser è usato dagli agenti per “puntare” un veicolo e rilevarne la velocità sul momento; l’autovelox è una postazione fissa o mobile che scatta automaticamente quando si supera il limite. Il tutor, invece, funziona in modo ancora diverso: misura la velocità media tra due portali lungo un tratto di strada.
La Polizia Stradale costruisce su questi strumenti un mix preciso: 238 telelaser, 188 tutor e 148 autovelox. Il telelaser domina grazie alla sua rapidità e alla possibilità di spostarlo dove serve, l’autovelox resta il presidio automatico più diffuso e il tutor controlla le velocità sostenute nei tratti più lunghi. Una combinazione che mostra come i controlli non dipendano da un’unica tecnologia, ma da tre strumenti complementari pensati per situazioni di guida molto diverse.
Quanto costano gli autovelox alle famiglie italiane
Gli autovelox non incidono soltanto sulla sicurezza stradale: pesano in modo diretto anche sui bilanci delle famiglie. Nel 2024 le sanzioni collegate ai controlli di velocità e alle altre infrazioni hanno superato i 2 miliardi di euro, con un aumento di 200 milioni rispetto al 2023. E il trend non si è fermato: nei primi sette mesi del 2025 gli incassi hanno già raggiunto 860,3 milioni di euro, un ritmo che conferma quanto i sistemi elettronici di rilevamento siano diventati una voce strutturale nelle entrate locali.
La geografia delle multe amplifica questo quadro. Nei piccoli comuni il gettito pro capite tocca valori altissimi: Colle Santa Lucia, circa 300 abitanti, sulle Dolomiti in provincia di Belluno, ha registrato 745.000 euro nel 2024, pari a 2.154 euro per residente. In termini assoluti dominano invece le metropoli: Milano con 431,7 milioni e Roma con 356,8 milioni nel triennio 2023–2025. Tutti dati rilevati dal Centro Studi Enti Locali su informazioni Mef e Istat, che mostrano come autovelox, tutor e telelaser contribuiscano in modo significativo al peso economico delle sanzioni.
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Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
I dati sono aggiornati al 2025
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