Centenari, in Italia sono 23.548: boom del 130%

Le donne sono l’82,6%. Tra gli over 105 la provincia di Nuoro prima per incidenza

L’Italia è il Paese europeo che invecchia di più e, dopo il Giappone, è tra quelli con la popolazione più anziana al mondo. Per questo i centenari non sono più soltanto una curiosità da foto con torta e candeline: sono diventati una parte sempre più visibile della nostra demografia. Più aumenta la speranza di vita, più cresce anche il numero di persone che raggiunge età un tempo considerate eccezionali. Il lato meno poetico, naturalmente, riguarda il sistema pensionistico: vivere più a lungo è una conquista, ma anche una sfida enorme per i conti pubblici.

Non basta più dire “anziani” per raccontare l’Italia che invecchia. C’è una parte della popolazione che ha superato soglie un tempo considerate eccezionali e che oggi l’Istat misura con categorie precise. Il report “I centenari in Italia – Al 1° gennaio 2025” distingue infatti tre fasce: i centenari, cioè chi ha almeno 100 anni; i semi-supercentenari, con almeno 105 anni; e i supercentenari, con almeno 110 anni. La longevità estrema, quindi, non è più soltanto una storia individuale da celebrare caso per caso. È un fenomeno statistico che permette di capire come cambia la struttura demografica del Paese.

Il boom italiano dei centenari

Per molto tempo arrivare a 100 anni voleva dire diventare una piccola notizia di comunità: la famiglia riunita, la torta, le candeline, magari il sindaco in visita. Oggi resta un traguardo eccezionale, ma non è più così raro. Al 1° gennaio 2025 i centenari residenti in Italia sono 23.548. Al 1° gennaio 2009 erano 10.158. In sedici anni il loro numero è più che raddoppiato, con un aumento complessivo del 130%.

Questo dato racconta una trasformazione profonda: vivere oltre i 100 anni riguarda una quota sempre più ampia della popolazione. La crescita, però, non è stata continua. Tra il 2015 e il 2019 si è registrata una flessione perché in quegli anni sono arrivati alla soglia dei 100 anni i nati durante la Prima guerra mondiale. Erano generazioni meno numerose già in partenza, per il calo delle nascite durante il conflitto e per condizioni di vita più dure nei primi anni.

La longevità come fatto collettivo

Per misurare davvero il cambiamento, Istat non guarda solo a quanti over 105 ci sono oggi, ma anche a quante persone di una stessa generazione sono riuscite ad arrivare a quell’età. Il confronto è netto: tra i nati nel 1903, circa 20 persone ogni 100mila hanno raggiunto i 105 anni; tra i nati nel 1919, il valore sale a quasi 50 ogni 100mila.

In altre parole, se si prendono due generazioni diverse e si osserva quante persone arrivano fino ai 105 anni, la quota risulta più che raddoppiata. Questo significa che le età estreme non dipendono soltanto da singole storie individuali, ma anche da condizioni collettive: più sopravvivenza nelle età adulte e anziane, migliori cure, contesti di vita meno duri rispetto al passato. Il dato sui 105 anni diventa così un modo per leggere quanto sia cambiata la capacità di una generazione di arrivare molto avanti nella vita.

La crescita dei centenari è femminile

Il boom dei centenari, in Italia, ha soprattutto un volto femminile. Ogni anno, quando cambia il calendario, l’Italia non conta solo nuovi nati e nuovi residenti: conta anche chi raggiunge traguardi che fino a poco tempo fa sembravano rarissimi. Tra il 2024 e il 2025 i residenti con almeno 100 anni passano da 21.211 a 23.548. Il saldo è di 2.337 persone: in dodici mesi si aggiunge, di fatto, l’equivalente di un piccolo comune composto solo da ultracentenari.

La fotografia cambia ancora se si guarda al genere. Le donne rappresentano l’82,6% dei centenari. Questo significa che la sopravvivenza fino alle età più avanzate non si distribuisce allo stesso modo tra uomini e donne. La componente femminile domina nettamente la fascia degli over 100 e definisce il volto stesso della longevità estrema nel Paese.

Chi sono e dove vivono i più longevi d’Italia

A certe età, anche spegnere le candeline diventa una notizia nazionale. In Italia, fino a ottobre 2025, la persona più anziana ancora in vita è un uomo residente in Basilicata, con più di 111 anni. Tra le donne, invece, la più anziana vive in Campania e si prepara a compiere 115 anni. Questi primati cambiano nel tempo, perché dipendono dalle persone ancora in vita. Diverso è il discorso dei record storici, cioè delle età più alte mai raggiunte in Italia. Qui il primato femminile appartiene a Emma Morano, morta a 117 anni e 137 giorni. Tra gli uomini, invece, il riferimento è Antonio Todde, deceduto a 112 anni e 346 giorni. Sono numeri rari, ma aiutano a capire meglio cosa significa davvero longevità estrema.

centenari in Italia

Quanti e chi sono gli over 105?

A 105 anni, dire semplicemente “centenari” comincia a essere riduttivo. Per questo Istat usa una categoria specifica: i semi-supercentenari, cioè le persone con almeno 105 anni. Al 1° gennaio 2025 in Italia sono 724. Come si vede anche dal grafico, un anno prima erano 654, quindi l’aumento è di 70 persone. Il saldo nasce da due movimenti opposti: nel corso dell’anno entrano in questa fascia 382 individui nati nel 1919, mentre nel 2024 si registrano 312 decessi.

La composizione è ancora più sbilanciata rispetto alla popolazione centenaria nel suo complesso. Le donne sono 657, pari al 90,7%; gli uomini appena 67, cioè il 9,3%. Allargando lo sguardo al periodo 2009-2025, il quadro resta lo stesso: in Italia 8.980 persone hanno superato i 105 anni, di cui 7.956 donne e 1.024 uomini. In termini percentuali, la componente femminile rappresenta l’88%, quella maschile il 12%. Più si sale con l’età, più la longevità italiana diventa una storia femminile.

Quando contano anche i nomi di battesimo

Tra gli italiani che hanno superato i 105 anni, anche i nomi di battesimo diventano un indizio storico. Il più diffuso tra gli uomini è Giuseppe, mentre tra le donne è Maria. Non è solo una curiosità anagrafica: sono nomi che appartengono a un’Italia più legata alla tradizione religiosa e familiare, e che oggi hanno perso gran parte della loro centralità. Il confronto con le nuove generazioni lo mostra bene. Nel 2023, Maria è stato scelto solo per lo 0,4% delle neonate, Giuseppe per l’1,3% dei nuovi nati. Gli over 105, quindi, non raccontano soltanto quanto si possa vivere a lungo: attraverso i loro nomi mostrano anche da quale Paese vengono.

Cosa si intende per supercentenari

A 110 anni la statistica smette di ragionare su grandi gruppi e comincia a contare le persone una per una. È la soglia dei supercentenari, cioè di chi ha compiuto almeno 110 anni. Al 1° gennaio 2025 in Italia sono 19, due in meno rispetto all’anno precedente. È una popolazione piccolissima, nella quale ogni nuovo ingresso o decesso modifica subito il quadro complessivo. Il divario di genere, manco a dirlo, è netto. Tra i supercentenari in vita, soltanto 1 è uomo. La stessa tendenza emerge guardando al periodo 2009-2025: in sedici anni, in Italia 222 persone hanno superato i 110 anni; gli uomini sono stati 17, pari all’8%. A queste età la presenza maschile diventa quindi marginale. La longevità estrema, oltre i 110 anni, riguarda pochissime persone e quasi sempre donne.

Vive più a lungo chi è sposato o chi è da solo?

A certe età, la biografia familiare pesa quasi quanto quella anagrafica. Tra gli over 105 osservati nel periodo 2009-2025, lo stato civile più diffuso è la vedovanza: riguarda l’86% delle donne e l’80% degli uomini. Le nubili sono il 12%, il doppio dei celibi, fermi al 6%. Il matrimonio, invece, resiste soprattutto tra gli uomini: quasi il 14% risulta ancora coniugato, contro appena l’1% delle donne.

La spiegazione è legata alla diversa longevità tra i generi. Poiché le donne vivono mediamente più a lungo, gli uomini che arrivano a età molto avanzate hanno più probabilità di avere ancora una partner in vita. Anche il luogo in cui si vive racconta molto: tra i 100-104enni l’89% vive in famiglia; tra gli over 105 la quota è l’88%; tra i supercentenari sale al 91%. I centenari in convivenze istituzionalizzate sono 2.598. La longevità estrema non si misura solo in anni vissuti, ma anche nelle reti familiari che restano intorno alle persone.

Quali sono le regioni dove ci sono più centenari

La mappa regionale dei centenari si legge con due lenti diverse. La prima è quella dei valori assoluti, dove pesano soprattutto le regioni più popolose: al 1° gennaio 2025 la presenza più alta si registra in Lombardia, con circa 4mila centenari, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, entrambe sopra quota 2mila. Ma questo dato dice soprattutto dove vivono più persone, non necessariamente dove la longevità incide di più sulla popolazione.

La seconda lente è quella del rapporto tra centenari e residenti. Qui la classifica cambia: in testa c’è il Molise, con circa 61 centenari ogni 100mila abitanti. Subito dopo arriva la Liguria, con 59,4, un dato particolarmente significativo perché riguarda una regione storicamente anziana, con un’età media vicina ai 50 anni. Seguono Friuli-Venezia Giulia con 55,4 e Toscana con 49,1. Se invece si restringe lo sguardo agli over 105, il primato passa alla Valle d’Aosta, con 2,4 semi-supercentenari ogni 100mila residenti, davanti a Liguria (2,3), Marche (2,0) e Basilicata (1,9).

Ci sono province in cui si vive più lungo

La concentrazione più alta è a Isernia, con 78,7 centenari ogni 100mila abitanti. Seguono Nuoro, con 65,5, e poi Siena e Gorizia, entrambe a 63,5. Dopo le prime posizioni, emergono due tracce territoriali diverse. La Liguria mostra una presenza molto compatta: Imperia registra 61,2 centenari ogni 100mila residenti, Genova 61,1 e La Spezia 61,0. La Sardegna compare invece con Nuoro ai vertici e con Oristano al 18° posto, a quota 52,7. È un dato coerente con il richiamo alla Blue Zone sarda, soprattutto Barbagia e Ogliastra, ma indica anche che la longevità non riguarda tutta l’isola nello stesso modo.

Nuoro è la provincia con la maggiore concentrazione di over 105: ne conta 9, pari a 4,6 semi-supercentenari ogni 100mila abitanti. Subito dopo c’è Ascoli Piceno, anche qui con 9 residenti di almeno 105 anni, ma con un’incidenza leggermente più bassa, 4,5 ogni 100mila. Al terzo posto si trova Imperia, con 8 semi-supercentenari e un tasso di 3,8 ogni 100mila abitanti.

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Fonte: Istat
Anno di riferimento: 2025

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