Sicurezza lavoro, irregolarità nel 74% delle ispezioni

Nel 2025 trovati illeciti in 83.488 ispezioni. Gli ispettori tecnici sono solo 949

Dietro un ponteggio, dentro un capannone, tra i tavoli di un locale o nei campi durante la raccolta, la legalità del lavoro si misura spesso quando arriva un controllo. E nel 2025, quando gli ispettori sono entrati nei luoghi di lavoro, in tre casi su quattro hanno trovato irregolarità. Secondo la Relazione annuale e rapporto vigilanza 2025 dell’Ispettorato nazionale del lavoro, l’attività complessiva di Inl, Carabinieri, Inps e Inail ha portato a 157.381 controlli avviati, un livello sostanzialmente stabile rispetto ai 158.069 dell’anno precedente. Dentro questo numero rientrano 144.353 ispezioni e 13.028 verifiche e accertamenti. Gli illeciti sono stati accertati in 83.488 ispezioni, con un tasso di irregolarità pari al 74,0%, praticamente invariato rispetto al 74,1% del 2024. Numeri che mostrano come, al di là delle reazioni a caldo dopo gli episodi di cronaca, nei dati non si legga ancora una svolta sostanziale.

Quanti ispettori tecnici controllano la sicurezza

Il nodo non è solo avere più ispettori, ma avere le competenze giuste per entrare nei luoghi dove il rischio si misura concretamente. Al 31 dicembre 2025 il personale ispettivo complessivo di Inl, Inps, Inail e Carabinieri era composto da 4.366 unità. È una platea ampia, che presidia molti aspetti della regolarità del lavoro: contratti, lavoro nero, contributi, premi assicurativi, appalti, orari e sfruttamento.

Ma il gruppo più direttamente chiamato a intervenire sulla sicurezza materiale di cantieri, macchinari, ponteggi, impianti e procedure di prevenzione è molto più ristretto: gli ispettori civili dell’Inl erano 2.969 e, tra loro, i tecnici erano 949. È qui che si concentra il problema del reclutamento: gli ispettori tecnici come detto non arrivano alle 1.000 unità sull’intero territorio nazionale, ma l’obiettivo è arrivare a 1.700. Significa aggiungere 750 nuove figure specializzate, capaci di entrare nei cantieri e nei luoghi di lavoro non solo per verificare le carte, ma per controllare concretamente rischi, impianti, macchinari e condizioni di sicurezza.

Quanto guadagna un ispettore del lavoro

Ma il reclutamento non si gioca solo sul numero dei posti messi a bando. Conta anche quanto quel lavoro sia appetibile per profili tecnici che, spesso, possono trovare alternative nel settore privato. Il Ccnl Funzioni Centrali 2022-2024 indica per l’Area Funzionari una retribuzione tabellare annua lorda di 25.363,13 euro, pari a 2.113,59 euro lordi al mese per 12 mensilità, a cui si aggiunge la tredicesima. Al netto, senza considerare indennità e trattamento accessorio, significa indicativamente una cifra nell’ordine di 1.600-1.700 euro mensili.

La busta paga reale può essere più alta, perché alla base si sommano eventuali differenziali stipendiali, indennità, trattamento accessorio e voci variabili. Ma il punto resta: lo Stato cerca figure capaci di valutare cantieri, impianti, macchinari, procedure e responsabilità, spesso con lauree tecniche come ingegneria, architettura, chimica o fisica. Per competenze di questo tipo, una base economica di partenza così contenuta rischia di rendere il profilo poco competitivo rispetto alle opportunità offerte dal mercato privato.

Quante violazioni sulla sicurezza nel 2025

Nel 2025 è cresciuta soprattutto la parte più delicata della vigilanza: quella sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Qui gli ispettori non controllano solo se un rapporto di lavoro è regolare, ma verificano se l’ambiente in cui si lavora è sicuro: se un ponteggio è montato correttamente, se un macchinario è protetto, se i dispositivi di protezione vengono forniti e usati, se la formazione è stata fatta, se i rischi sono stati valutati. Le ispezioni condotte da Inl e Carabinieri in questo ambito sono state 51.928, con un aumento del 3,9% rispetto al 2024. E più controlli hanno significato anche più illeciti emersi: le violazioni penali in materia di salute e sicurezza sono salite a 89.851, contro le 83.330 del 2024, con un incremento del 7,8%.

Dove si fanno più controlli sul lavoro

Nel 2025 INL e Carabinieri hanno avviato 130.579 nuove ispezioni complessive, considerando tutti gli ambiti della vigilanza, non solo la sicurezza: lavoro nero, contratti, appalti, orari, autotrasporto.  Come si vede dal grafico, il settore più controllato è stato il terziario, con 62.047 ispezioni: dentro ci sono attività molto diverse, dai negozi ai ristoranti, dagli alberghi ai servizi, fino alla logistica. Subito dopo arriva l’edilizia, con 44.063 ispezioni, un comparto dove il tema della sicurezza resta centrale perché il lavoro si svolge spesso tra cantieri, ponteggi, macchinari e imprese in appalto. Il dato più dinamico, però, riguarda l’aumento dei controlli: in agricoltura sono cresciuti del 13,5%, nell’industria del 10,8%. La mappa della vigilanza, quindi, segue i punti più sensibili del lavoro quotidiano: dove si produce, si costruisce, si serve, si trasporta e dove il rischio di irregolarità può diventare più alto.

In quali settori crescono le irregolarità

Anche quando l’ispezione si chiude, il quadro resta molto netto: le irregolarità non riguardano un solo comparto, ma attraversano l’intero mercato del lavoro. Nel 2025 Inl e Carabinieri hanno definito 97.349 ispezioni; di queste, 69.952 hanno avuto esito irregolare, con un tasso complessivo del 71,9%. Significa che più di sette controlli su dieci hanno trovato qualcosa che non andava. Il dato più alto riguarda l’industria, con il 74,1% di irregolarità. Seguono il terziario, con il 72,4%, l’edilizia, con il 71,8%, e l’agricoltura, con il 64,8%. Numeri diversi, ma tutti molto elevati. Il punto è proprio questo: le violazioni non sono concentrate solo nei cantieri o nei campi, cioè nei luoghi che più facilmente associamo al rischio. Emergono anche nelle fabbriche, nei servizi, nei negozi, nei locali, nella logistica. Nessun settore, insomma, resta davvero ai margini del problema.

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Lavoro nero, quanti casi nel 2025

La sicurezza sul lavoro non si misura solo con caschi, ponteggi e macchinari a norma. Si misura anche guardando la qualità dei rapporti di lavoro, perché un lavoratore invisibile, senza contratto o esposto a sfruttamento, è spesso anche più vulnerabile davanti ai rischi. Nel 2025, nel quadro complessivo dell’attività di vigilanza, sono stati individuati 22.503 lavoratori totalmente in nero. Nell’attività svolta da Inl e Carabinieri il dato è pari a 18.397 lavoratori in nero; tra questi, 1.725 erano lavoratori extracomunitari senza regolare permesso di soggiorno, un dato in crescita del 26% rispetto al 2024. Il report segnala inoltre 895 lavoratori vittime di caporalato o sfruttamento, precisando che si tratta di un dato ancora provvisorio, legato ai tempi delle indagini e dei procedimenti penali.

Caporalato e sicurezza peggiorano nel 2026

Il confronto tra i primi tre mesi del 2025 e lo stesso periodo del 2026 mostra un’accelerazione netta, soprattutto sul fronte delle violazioni. Secondo i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, le ispezioni avviate in materia di caporalato, salute e sicurezza sono passate da 35.744 nel primo trimestre 2025 a 36.977 nel primo trimestre 2026, con un aumento del 3,4%. La crescita dei controlli, però, è molto più contenuta rispetto a quella delle irregolarità emerse. I lavoratori in nero individuati sono saliti da 3.296 a 3.916, pari a +18,8%. Ancora più marcato l’aumento dei lavoratori tutelati come vittime di caporalato, passati da 70 a 100, cioè +42,9%. Le violazioni in materia di salute e sicurezza sono invece cresciute da 18.942 a 24.558, con un incremento del 29,6%. In sintesi: nel 2026 i controlli aumentano poco, ma trovano molte più irregolarità.

Sospensioni imprese, cosa dicono i dati

Quando le irregolarità superano una certa soglia, il controllo non si chiude solo con una sanzione: l’attività può essere fermata. Nel 2025 sono stati adottati 13.263 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, il secondo valore storico più alto dopo quello registrato nel 2024. In oltre il 37% dei casi, cioè 4.949 sospensioni, il provvedimento è stato determinato da gravi violazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. In 1.241 casi, alle violazioni sulla sicurezza si è aggiunta anche la presenza di lavoro nero. Il dato più interessante riguarda però ciò che accade dopo: l’83% delle sospensioni, pari a 10.956 provvedimenti, è stato revocato a seguito di regolarizzazione. La sospensione, quindi, non serve solo a punire: funziona anche come leva immediata per costringere le imprese a mettersi in regola.

Come funziona la patente a crediti

Nei cantieri, dal 2024, la regolarità passa anche da un nuovo documento: la patente a crediti. Entrata in vigore il 1° ottobre 2024, riguarda imprese e lavoratori autonomi che operano nei cantieri temporanei o mobili e serve a misurare, almeno nelle intenzioni, l’affidabilità di chi lavora sul fronte della sicurezza. Dal suo avvio, il sistema ha registrato 479.020 patenti rilasciate. Il primo bilancio dei controlli mostra però anche le criticità: nel 2025 gli ispettori hanno elevato 1.088 sanzioni per assenza della patente e hanno rilevato 687 violazioni a carico di committenti o responsabili dei lavori che non avevano verificato il possesso del titolo abilitante. Il quadro comprende anche 14 revoche e 6 sospensioni. La misura comincia così a produrre un primo tracciamento concreto del sistema dei cantieri: non risponde solo chi lavora, ma anche chi affida i lavori.

Il costo economico del lavoro irregolare

La vigilanza non si ferma alla sicurezza fisica dei luoghi di lavoro. C’è anche una parte meno visibile, ma decisiva: quella che riguarda contributi, assicurazioni e diritti economici dei lavoratori. Nel 2025 sono stati contestati 245.729.161 euro di contributi INPS non versati e 14.774.550 euro di premi Inail non versati. Nel quadro complessivo dell’attività svolta da Inl, Inps e Inail, il recupero di contributi e premi evasi arriva a 1.290.424.538 euro. Sono numeri che raccontano un altro lato delle irregolarità: non solo cantieri insicuri, lavoro nero o mancato rispetto delle norme, ma anche costi scaricati sui lavoratori, sul sistema previdenziale e sulle imprese che rispettano le regole. Per questo i controlli servono anche a contrastare la concorrenza sleale: chi non versa contributi e premi assicurativi riduce i costi illegalmente e altera il mercato.

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Fonti: Ispettorato nazionale del lavoro
Anni di riferimento: 2025 e primo trimestre 2026

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