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 In Soldi

L’indice di Gini misura la distribuzione del reddito e supera i 33,4 punti. Cala persino in Grecia

In Italia la disuguaglianza non era mai stata così alta. L’indice di Gini Italia 2018 ha raggiunto la cifra di 33,4. Che cosa è l’indice di Gini? E’ l’indicatore internazionalmente riconosciuto come il più preciso per misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, perché misura quanto la curva di aumento del reddito stesso si discosta dalla perfetta uguaglianza tra poveri e ricchi. L’indice di Gini va da un minimo di 0 a un massimo di 100: quando è 0 significa che i redditi sono tutti uguali, quando è a 100 significa che i redditi sono massimamente diseguali. E’, quindi, un modo preciso di calcolare la redistribuzione del reddito tra i cittadini di un Paese.

L’Eurostat, però, utilizza anche l’indicatore S80/S20 misurando il rapporto tra il reddito annuo del 20 per cento delle famiglie più ricche e il 20 per cento delle famiglie più povere. Per capire: un rapporto S80/S20 con un valore di 4,0 significa che il 20 per cento delle famiglie più ricche percepisce in un anno un reddito quattro volte maggiore rispetto a quello del 20 per cento delle famiglie più povere. L’Italia soffre anche qui: è al quinto posto con un rapporto di 6,09.

L’indice di Gini in Italia 2018

Veniamo, però, all’indice di Gini. Prima di guardare i numeri bisogna premettere che l’Europa è, in generale, il Continente con la distribuzione del reddito più equa. L’indice di Gini negli Stati Uniti va oltre 40, come in Sudamerica e gran parte dell’Africa e dell’Asia. Paesi in cui non esiste un sistema di welfare e redistribuzione dei redditi come quello europeo.

L’Italia si è invece sempre collocata pienamente all’interno del modello europeo, ed è per questo che il suo indice di Gini appare alto. E’ infatti al sesto posto sui Paesi presi in considerazione nei grafici di questo post. I grafici sono e ognuno comprende un’area geografica europea. Quello in alto comprende anche l’Italia (linea nera) insieme ai maggiori Paesi dell’Unione.

La redistribuzione del reddito

Davanti al nostro Paese vi sono Stati dell’Est, come la Bulgaria (grafico sotto), che nel 2018 si piazzata al primo posto con il 39,6, poi Lituania, Lettonia, Serbia, Romania. Sono tutti Paesi che hanno vissuto una intensa crescita economica, che ha premiato nella redistribuzione del reddito in modo sproporzionato fasce di popolazioni piuttosto ristrette, quelle che lavorano in settori in contatto con l’estero, chi vive nella capitale, lasciando indietro pensionati o popolazioni rurali. Il welfare redistributivo in questi Paesi tra l’altro è molto scarso. In alcuni casi l’indice di Gini è aumentato molto negli ultimi 20 anni, come in Bulgaria, dove era solo di 25 nel 2000, mentre in altri era salito già a fine anni 2000 e poi è rimasto stabile come in Romania.

Nell’ineguale redistribuzione della ricchezza l’Italia non ha l’alibi della crescita come i Paesi dell’Est. Nel nostro caso influisce il crescente divario tra Nord e Sud, che è aumentato dopo la crisi economica, e quello tra le grandi città come Milano e la provincia.

L’indice di Gini, serie storica

Non siamo mai stati tra i Paesi con minore disuguaglianza, ma invece che al sesto posto eravamo per esempio al decimo, come nel 2008, quando l’indice di Gini in Italia era di 31,2, quando ci superavano anche la Grecia, il Regno Unito, la Spagna e il Portogallo, che ora invece appaiono meno diseguali di noi.

Per dirla sinteticamente: siamo il Paese dell’Europa Occidentale con la distribuzione del reddito più iniqua. Mentre in Italia vi è stato un piccolo ma evidente peggioramento rispetto agli scorsi anni, altrove non è andata così. In Spagna si era arrivati a 35 nel 1997 e poi a 34,7 nel 2014, ma si è scesi a 33,2 nel 2018. In Portogallo il miglioramento è stato ancora più netto; da 38,1 del 2005 l’andamento dell’indice di Gini ha mostrato un calo graduale fino al 32,1 dell’anno scorso. Le cose sono andate meglio anche in Grecia, nonostante la lunga crisi; si è passati da 34,5 del 2014 a 32,1 del 2018.

La diseguaglianza in Germania

L’unico altro Paese in cui si è toccato un massimo lo scorso anno è la Germania dove si è arrivati a 31,1. Nella maggior parte degli anni precedenti l’indice di Gini era stato inferiore a 30. Come d’altronde in gran parte dell’Europa Centrale e settentrionale, o come in Francia, in cui è di 28,5, in diminuzione rispetto al picco di 30,8 toccato nel 2011.

I Paesi più egualitari in Europa e probabilmente al mondo sono Slovenia e la Repubblica Ceca, che hanno mantenuto quel basso livello di disuguaglianza eredità del periodo socialista grazie all’elaborazione di un welfare simile a quello occidentale e al fatto che non vi sono, in questi Paesi piccoli, grandi differenze geografiche interne. La Repubblica Ceca, tra l’altro, ha toccato un minimo nel 2018, con un indice di Gini di 24. In netto miglioramento la situazione della Polonia, dove si è scesi dal 35,6 del 2005 al 27,8. Qui il maggior benessere economico è riuscito a distribuirsi in modo più omogeneo che altrove. Nel grafico qui sotto l’andamento dell’indice di Gini nel Paesi dell’Est Europa.

Vi sono poi la Norvegia, il Belgio, la Finlandia, con rispettivamente 24,8, 25,6 e 25,9, tutti i Paesi in cui la disuguaglianza non è cresciuta, a differenza di quanto accaduto in Svezia, una volta il Paese più egualitario d’Europa, in cui l’indice di Gini era solo di 21 nel 1997, e di 27 nel 2018.

La redistribuzione del reddito in Svezia

Conta qui probabilmente la fortissima e crescente presenza di immigrati, che vivono in condizioni peggiori degli svedesi. Ecco i dati sulla redistribuzione della ricchezza nei Paesi del Nord Europa.

Nel complesso l’Europa rimane un continente in cui le differenze tra ricchi e poveri rimangono basse rispetto al resto del mondo. A fianco di situazioni di importanti miglioramenti, come quelli riguardanti Portogallo e Polonia, ci sono casi come quelli della Bulgaria e ancora più significativamente Germania e Italia, per una volta appaiati in un dato economico, gli unici ad avere subìto un incremento dell’indice di Gini tale da far raggiungere ai due Paesi dei record.

I dati si riferiscono al: 2018

Fonte: Eurostat

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