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Lo dice la Banca d’Italia: in Italia l’indice di Gini al 37%. E’ l’indicatore usato per la disuguaglianza

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La crisi da coronavirus fa aumentare la disuguaglianza in Italia. Lo dice la Banca d’Italia nell’ultimo rapporto annuale. Nel primo trimestre del 2020 la disuguaglianza della distribuzione del reddito netto equivalente da lavoro, misurata dall’indice di Gini per i nuclei con capofamiglia di età inferiore ai 64 anni e in cui non si percepiscono redditi da pensione (il 58 per cento del totale) è aumentata di circa due punti percentuali al 37 per cento, toccando il valore massimo dal 2009.

Che cosa è l’indice di Gini? E’ l’indicatore internazionalmente riconosciuto come il più preciso per misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, perché misura quanto la curva di aumento del reddito stesso si discosta dalla perfetta uguaglianza tra poveri e ricchi. L’Italia è uno dei Paesi in cui questo indice è più alto: nel grafico in alto si può vedere il confronto internazionale aggiornato al 2018.

Il crollo del reddito

Per attutire la caduta del reddito nella crisi da coronavirus, sono stati potenziati gli ammortizzatori sociali. In marzo il Dl 18/2020 (decreto “cura Italia”) ha esteso gli strumenti di integrazione salariale in costanza di rapporto di lavoro alla quasi totalità dei lavoratori dipendenti del settore privato (i beneficiari potenziali sono passati da circa 11 a 13,5 milioni). Con lo stesso provvedimento è stato introdotto un bonus temporaneo di 600 euro netti, assegnato ai lavoratori stagionali del turismo e, a prescindere dalla sospensione o riduzione dell’attività, ai dipendenti a tempo determinato dell’agricoltura e ai lavoratori autonomi e parasubordinati.

Quanto incideranno gli ammortizzatori sociali?

In ogni caso, secondo le valutazioni della Banca d’Italia gli ammortizzatori dovrebbero essere in grado di ridurre in misura rilevante l’incremento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro dovuto all’emergenza sanitaria: l’indice di Gini, calcolato considerando anche i trasferimenti, scenderebbe al 35 per cento nell’ipotesi che tutti i potenziali beneficiari degli ammortizzatori ne abbiano effettivamente usufruito.

Nel medio termine sussiste però il rischio che l’emergenza Covid-19 accentui le disuguaglianze, sia per la maggiore presenza di lavoratori a basso reddito nei settori con più elevato rischio di contagio e con minore possibilità di lavoro a distanza, sia perché gli ammortizzatori sociali offrono un sostegno di natura temporanea, a fronte di ripercussioni potenzialmente durature sulla capacità reddituale dei lavoratori più coinvolti.

Fonte: Banca d’Italia 

I dati sono aggiornati al: 2020 

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