Senza le misure straordinarie gli autonomi avrebbero guadagnato il 24% in meno
La pandemia di Covid ha portato a un aumento della disuguaglianza già presente tra i lavoratori in Italia: lo sappiamo. Ed è evidente, osservando i dati sull’occupazione. Ma ora arrivano conferme ufficiali anche riguardo quello che è l’indicatore fondamentale in economia, il reddito, e nello specifico il reddito da lavoro dipendente e autonomo. La Banca d’Italia ha svolto una ricerca in tal senso distinguendo tra le varie tipologie di lavoratori, ovvero i dipendenti a tempo indeterminato, quelli a tempo determinato, gli autonomi.
La disuguaglianza nel reddito da lavoro dipendente e autonomo
E i divari sono veramente molto ampi. Ma soprattutto accentuano le disuguaglianze già presenti. Piove sul bagnato, come si usa dire. L’impatto della pandemia nel periodo di massima emergenza considerato da Banca d’Italia, quello tra marzo e maggio, è stato così devastante che è stato calcolato come senza alcun ammortizzatore il reddito da lavoro dei nuclei con almeno un lavoratore sarebbe sceso del 17%. Ovviamente questo crollo non potrà non avere riflessi sull’F24 compilabile degli italiani quando sarà il momento di pagare le tasse.
Il reddito da lavoro dipendente a tempo determinato
Ma, appunto, si tratta solo di una media, nel caso dei lavoratori autonomi la riduzione sarebbe stata di ben il 24%, e addirittura del 52% in quello dei dipendenti a tempo determinato. Ovvero questi ultimi avrebbero perso più di metà dei redditi. Molto meglio sarebbe andata a quella che è la categoria più fortunata tra i lavoratori, quella dei dipendenti a tempo indeterminato. Il reddito da lavoro dipendente si sarebbe contratto solo del 9%. Chiaramente già prima del Covid esistevano ammortizzatori per alleviare il danno ai redditi, e secondo Banca d’Italia avrebbero ridotto queste perdite, ma non abbastanza.

Gli effetti sul reddito da lavoro del bonus 600 euro
In tempi normali ad attivarsi sarebbero stata la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, che però avrebbero avuto limiti dimensionali. Per esempio le imprese con meno di 5 addetti, che in Italia occupano una grande porzione dei dipendenti, sarebbero state escluse. E sarebbero state presenti i sussidi di disoccupazione, che però non avrebbero riguardato i lavoratori autonomi.
Con questi ammortizzatori standard di conseguenza la riduzione media del reddito da lavoro di una tipica famiglia con almeno un lavoratore sarebbe stata più limitata, del 10%. Sarebbe diventata del 5% quella che avrebbe colpito i dipendenti a tempo indeterminato e del 18% quella dei lavoratori con contratti a termine. Ma nulla sarebbe cambiato per le partite Iva.
Il bonus per i lavoratori autonomi
Anche per questo sono state introdotte altre misure straordinarie, come la cassa integrazione in deroga sostanzialmente per tutte le aziende, oltre al blocco dei licenziamenti e i famosi 600 euro, poi diventati 1.000 in alcune condizioni, per i lavoratori autonomi. Solo grazie a queste la perdita di reddito di lavoro si è ulteriormente ristretta, al 6% in media, all’11% nel caso dei lavoratori a tempo determinato e al 5% in quello degli autonomi, che sono stati i maggiori beneficiari di queste misure straordinarie. Quanto accaduto, sia a livello di riduzione del reddito che di effetto delle misure straordinarie, ci dice molto sull’impatto economico del Covid e sulla struttura economica italiana in fondo.
L’aumento della disuguaglianza
Infatti secondo Banca d’Italia il nostro Paese aveva già un indice di Gini, che misura la disuguaglianza tra i redditi, piuttosto alto, del 34,8% nel 2019. Questa crisi l’ha portato al 36,5% nel primo trimestre 2020 e al 41,1% nel secondo. Il Covid in ambito economico ha colpito quindi chi era già più debole. Sicuramente le piccole partite Iva, già piuttosto povere, e non è un caso del resto se il sussidio di solo 600 euro è bastato a ridurre così di tanto la perdita di reddito da lavoro. E poi i dipendenti a termine. Che sono stati i primi a essere sacrificati, non rinnovando i contratti in scadenza, anche per la presenza di un blocco dei licenziamenti.
Le più colpite sono state le piccole partite Iva
Ma anche senza tale blocco probabilmente come già avvenuto in altri periodi di recessione sarebbero stati essi a pagarla più di altri. Perché la decisione di assumere a tempo determinato o indeterminato ormai non dipende tanto dalla natura provvisoria del lavoro che deve essere fatto ma dall’appetibilità del ruolo del dipendente. Un magazziniere che può essere sostituito senza molti problemi sarà assunto a termine quasi sempre. Mentre il contratto a tempo indeterminato viene normalmente scelto per coloro di cui non ci si può e non si vuole liberare. Neanche in una pandemia.
I dati si riferiscono a marzo-maggio 2020
Fonte: Banca d’Italia
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