Sono 630mila e le hanno fondate soprattutto marocchini, romeni e cinesi
Il nuovo segretario del Pd Enrico Letta ha incontrato il fondatore di Open Arms, la Ong che ha contribuito all’ingresso di molti immigrati nel nostro Paese. Così il tema dell’immigrazione è tornato sotto i riflettori dei media. Ma se d’immigrazione si parla spesso meno discusso è, invece, il fenomeno dell’imprenditoria straniera in Italia. Secondo la fotografia scattata da Unioncamere a dicembre 2020, un’impresa su dieci del nostro Paese è straniera. Sono 630mila le aziende guidate da stranieri, di cui il 76% è individuale. Un eccellente esempio di integrazione degli immigrati.
L’integrazione degli immigrati in Toscana
In rapporto alle altre imprese del territorio, nel grafico sopra si possono vedere i dati provincia per provincia. Si distacca con il 30,5% di imprese fatte da immigrati la provincia di Prato, il cui polo produttivo cinese ha spesso attirato l’attenzione delle forze dell’ordine.
Sempre sul totale delle imprese del territorio, Roma e Milano registrano rispettivamente il 14,4% e il 15,7% di imprese guidate da immigrati. A livello Regionale è dunque la Toscana la regione con più imprese gestite da stranieri, il 14,4% del totale e, a parte il caso di Prato, dove spesso vengono riscontrate violazioni alle norme sulla sicurezza sul lavoro, proprio la Toscana è un territorio dove l’integrazione degli immigrati è più perseguita. Segue a poca distanza la Liguria, con il 14% del totale. Lazio e Lombardia sono al 12,8%, ma in termini assoluti balzano ai primi due posti in classifica con 2.736 e 4.122 imprese straniere.

Quali sono i Paesi d’origine degli imprenditori stranieri
Abbiamo già detto che è l’impresa individuale la principale forma giuridica scelta da questo tipo di attività, sono il 76,3% delle 631.157 totali. Un dato che rispecchia, in parte, le imprese guidate da italiani. Seguono poi le società di capitale al 15,9% e le società di persone al 6,2%. Ma quali sono le nazionalità di questi imprenditori? Marocco, Romania e Cina sono i Paesi di provenienza prevalenti. Unioncamenre, infatti, ne registra rispettivamente 63.813, 52.639 e 52.534. Albania e Bangladesh seguono con poco più di 30mila imprese, mentre sotto la soglia delle 20mila, ma in aumento rispetto agli anni scorsi, ci sono Egitto, Pakistan, Senegal, Nigeria e Tunisia.
I settori delle aziende guidate da immigrati
A differenza di quanto si potrebbe immaginare non è il commercio al dettaglio il settore di mercato principale nel quale queste categorie di attività si cimentano, anche se prime in valori assoluti. Ma sono numerose anche le imprese di commercio al dettaglio guidate da italiani, per cui in percentuale, come si vede nella seconda pagina del grafico, questo settore non è il prevalente sul totale.
Sono la telecomunicazione e la confezione di articoli di abbigliamento i settori nei quali l’imprenditoria immigrata raggiunge il peso più elevato sul totale delle imprese. Rispettivamente il 32,8% e il 32,5%. Importanti anche il settore edilizio e le attività di servizi per uffici e di edifici. Il commercio al dettaglio, invece, rappresenta il 19,5% delle imprese straniere; comunque inferiori alle attività di fabbricazione di articoli in pelle, pari al 22,2%. Le attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale sono le meno presenti, al 4,5%, insieme alle attività immobiliare, al 2,3%, e le coltivazioni agricole, al 2,4%.
I dati si riferiscono a dicembre 2020
Fonte: Unioncamere
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