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Più di 1,2 miliardi l’anno alle organizzazioni non governative. Quanto va all’immigrazione

Nel 2015 la Ue ha finanziato le Ong con 1 miliardo 248 milioni e 610 mila euro. Lo afferma il documento ufficiale presentato su questo tema dalle istituzioni europee a Bruxelles a febbraio. Il problema è che, però, la struttura del bilancio della Ue è fatto in modo tale da rende praticamente impossibile risalire esattamente alla quantità di denaro che Bruxelles stanzia ogni anno per l’emergenza rifugiati, cioè per salvare le persone nel Mediterraneo e portarle nei porti italiani. Ma alcune verità si possono comunque affermare.

I veri soldi alle Ong

Tutto il bilancio Ue per il periodo 2014-2020 ammonta a 963,5 miliardi di euro e questo significa che la spesa per le Ong costituisce circa lo 0,91% del totale. Il bilancio della Ue è diviso in 6 capitoli, di cui 4 operativi, e due più tecnici (i pagamenti per la struttura amministrativa e delle compensazioni per la Croazia, appena entrata nell’Unione).

Tutti i 4 capitoli operativi prevedono finanziamenti a favore delle Ong e, per questo, non è semplice risalire ai numeri complessivi ma, come mostra il grafico sopra, la grandissima parte dei finanziamenti europei alle Ong, cioè il 91,93% del miliardo e 248 milioni, finisce nel capitolo “Global Europe”. Si tratta delle voce di spesa che si occupa di tutte le azioni verso le aree esterne all’Unione come l’aiuto allo sviluppo e l’assistenza umanitaria, ma di queste azioni specifiche vedremo più avanti. Intanto si può subito dire che per la Ue l’attività delle Ong è soprattutto una questione di politica estera. A questo stesso capitolo infatti si riferiscono 1.239 contratti su 1.679, stipulati con 570 organizzazioni non governative sul totale di 894 finanziate.

La politica estera “in appalto”

Solo 46,74 milioni di euro, il 3,74% del totale, sono versati alle Ong per progetti nel campo “Security and citizenship”, che include gli affari interni, l’immigrazione (cioè la gestione delle persone una volta che sono arrivate in Europa), il controllo delle frontiere, sanità, cultura. In questo caso le organizzazioni coinvolte sono 244, il 27,3% del totale. Vuol dire che probabilmente ognuna di queste si occupa di progetti molto piccoli, magari micro-progetti in periferie e situazioni di disagio interne che non richiedono gli stessi fondi di operazioni in Africa o in Asia.
Solo 2 milioni e 70 mila euro, lo 0,22% finiscono in progetti destinati alla “Smart and inclusive growth”, ovvero l’innovazione e la coesione tra i diversi Paesi Ue, per esempio tra quelli orientali e occidentali.
Gli ultimi 51,2 milioni, pari al 4,11% del totale, sono concessi alle Ong sotto il cappello della spesa per “Sustainable Growt: natural resources”. Si tratta dello sviluppo rurale e delle politiche per l’ambiente. Sono coinvolte in questo caso 73 organizzazioni per 90 contratti. Complessivamente 50 Ong (su 894) raccolgono ben più di metà, il 65% delle risorse erogate, 746 milioni su 1 miliardo e 248 milioni.

I soldi per i rifugiati

Sappiamo che la gran parte dei soldi spesi a favore delle Ong rientrano in scopi di politica estera, ma, andando più nello specifico, quali sono questi scopi? I capitoli di spesa visti prima si dividono in decine e decine di programmi specifici. Nel grafico sotto sono indicati i più importanti.

Humanitarian Aid assorbe il 52,96% della spesa per le Ong: è il programma rivolto alle operazioni d’emergenza e umanitarie al di fuori della Ue. Ha un budget annuo di 7,1 miliardi per il periodo 2014-2020 ed è stato di 1,5 miliardi nel solo 2016.

Questi sono, appunto, i fondi destinati all’emergenza rifugiati e agli sbarchi di immigrati in Italia e in Grecia. Di fatto le operazioni per recuperare in mare gli immigrati vengono considerati un aiuto umanitario d’emergenza esterno alla Ue e non una faccenda interna.
Da notare che, sempre secondo i documenti di Echo (European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations, il nome completo di questo programma), il 37,7% del budget va in finanziamento a Ong che operano in base alle direttive europee. Questo significa che una fetta importante della politica estera della Ue è di “competenza” delle Ong e non delle strutture dell’Unione.

Il 21,54% alla povertà

Un altro 21,54% dei finanziamenti delle Ong è speso sotto l’ombrello del programma Dci, (Development Humanitarian Cooperation). Si tratta del programma per combattere la povertà al di fuori dell’Unione; sono progetti di sviluppo e non d’emergenza come i precedenti. L’11,54% va poi alle Ong che svolgano progetti sotto l’egida del programma “European Instrument for Democracy and Human Rights”. Anche in questo caso parliamo di azioni di politica estera extra-Ue, ma solo nel campo dei diritti umani e della democrazia nei Paesi in via di sviluppo.
L’”Europan Neighborhood Instrument” (Eni) è, invece, il programma per lo sviluppo economico e l’integrazione con i vicini, ovvero per esempio Ucraina, Paesi del Caucaso, Nordafrica. Il 7,21% delle risorse che finiscono alle Ong vengono spesi per questi scopi.
Il quinto programma in ordine di finanziamento è l’“Instrument contributing to stability and peace”; si occupa di rispondere a di prevenire crisi politiche in giro per il mondo. Le Ong ricevono il 6,74% degli euro loro rivolti grazie a questo programma.

I soldi a danesi e svedesi

Una conferma del crescente peso della questione immigrazione viene anche dalla verifica di quali sono le organizzazioni che hanno ricevuto più euro. Diciamo subito che tra queste non ci sono Ong italiane.

Al primo e al terzo posto vi sono rispettivamente la Danish Refugee Council (con 46,14 milioni ricevuti) e il Norwegian Refugee Council (136,14 milioni). I Paesi scandinavi sono da sempre i più attivi nella cooperazione internazionale e non ci si stupisce del fatto che siano di quest’area anche le Ong più di successo presso la Ue.

E’ del resto probabile che anche buona parte delle risorse ricevute da Save The Children, al secondo posto, siano legate all’emergenza rifugiati.

I dati si riferiscono a: 2015
Fonte: Ue
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