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Ricollocamenti: la Gran Bretagna, ne ha accolti 23.970 in 10 anni, 5.805 solo l’anno scorso

Si è concluso ieri a Malta il vertice tra i Ministri dell’Interno dei Paesi Membri dell’Ue sul ricollocamento degli immigranti che ha visto la Ministra degli Interni Lamorgese debuttare nella politica internazionale in occasione di un meeting che dovrebbe essere il primo passo per la revisione del Regolamento di Dublino.

I ricollocamenti in Europa

Il vertice è stato convocato per stabilire, una volta per tutte, i meccanismi del ricollocamento degli immigrati che sbarcano nei “Paesi di primo approdo” e, cioè, in modo particolare Malta e Italia. Il documento finale, poco più di una dichiarazione d’intenti, sarà al centro di un altro vertice, in Lussemburgo, il prossimo 8 ottobre, ma intanto vediamo come si sono comportati i nostri partner europei in tema di ricollocamento dei migranti negli anni passati.

Chi li accetta e chi no

La mappa in apertura mostra il numero di ricollocamenti di immigrati nei Paesi dell’Unione Europea durante il 2018. Nonostante le turbolenze politiche della Brexit, il Regno Unito è la nazione che ha accolto il numero maggiore di immigrati con 5.805 persone, seguito dalla Francia con 5.565. Altro Stato accogliente è la Svezia con 4.935 persone ospitate e poi la Germania con 3.200. L’Italia, primo porto di approdo all’Europa, ha avuto 1.180 ricollocamenti.

Il ricollocamento funziona?

Quindi, un minimo di programma di ricollocamento degli immigrati esiste nell’Unione Europea, per quanto volontario. Volontario perché, a parte i motivi politici, c’è anche una questione economica: ospitare miglia di migranti costa e, per questo, per il periodo 2014-2020 gli Stati Membri hanno destinato 3,1 miliardi di euro per il Fondo di Asilo, migrazione e integrazione. Per ottenere il ricollocamento l’immigrato deve essere ritenuto idoneo dall’Unhcr e il Paese ospitante deve essere in grado di garantire pieni diritti alle persone, compresa la salute e la sicurezza. Ecco, niente altro.

Dieci anni di ricollocamenti

Osservando i dati tra il 2009 e il 2018 ciò che salta all’occhio è che non esiste un criterio di ridistribuzione. Ed è proprio così, perché sino a questo summit i ricollocamenti sono stati privi di regolamentazione e affidati al buon senso dei governanti. Il grafico in basso mostra il numero di ricollocamenti degli immigrati negli ultimi 10 anni in ogni singolo Paese Europeo.

I più accoglienti dal 2009 al 2018 sono stati Regno Unito e Svezia rispettivamente con 23.970 e 23.195 persone, molto più distanti la Germania con 11.570 e 11.055. L’Italia, invece, ha accettato il ricollocamento di 4.050 immigrati, quasi tutti tra il 2016, 2017 e 2018 nonostante i continui appelli di aiuto agli altri Paesi Membri per gestire i flussi migratori.

A che punto sono i ricollocamenti nel 2019

La mappa in basso mostra il numero di ricollocamenti degli immigrati avvenuti Stato per Stato tra gennaio e giungo del 2019: in totale gli immigrati risistemati in Paesi differenti da quello di arrivo sono stati 13.875. In questo caso, i dati sono raccolti dall’Unhcr.

La Germania si è dimostrato lo Stato più disponibile ad accogliere immigrati provenienti da altri Stati con 5.723 persone, nonostante nel 2018 abbia alzato dei veri e propri muri alle concessioni di richieste d’asilo. Segue la Svezia con 3.233 persone e poi il Regno Unito con 2.113. La Francia, con il suo altalenante comportamento nei confronti dell’immigrazione (basti ricordarsi il caso delle decine di immigrati respinti al confine di Ventimiglia), nei primi sei mesi del 2019 ha accettato 2.047 ricollocamenti di migranti. L’Italia, invece, ha accettato 330 persone.

I dati si riferiscono al: 2009-2019

Fonte: Unhcr, Eurostat, Amif

Leggi anche: Richieste di asilo nella Ue dimezzate in 2 anni

Nel 2018 i profughi sono stati più di 70 milioni

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