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 In Crisi&Ripresa

Nel 2019 ne venderanno all’estero circa 2,2 milioni di tonnellate. E la deforestazione aumenta

In questi giorni si parla molto degli incendi in Amazzonia. Non si tratta ancora di un’emergenza o, per meglio dire, non sta accadendo nulla di nuovo: gli incendi (dolosi) sono una costante da molti anni nell’immensa foresta pluviale (5,5 milioni di chilometri quadrati, 18 volte l’Italia). Quest’anno, comunque, la situazione sta peggiorando. Secondo i dati dell’Agenzia spaziale Europea, nell’agosto 2019 ci sono stati il quadruplo degli incendi dell’agosto 2018. Dall’inizio dell’anno l’Inpe (l’Istituto brasiliano delle ricerche spaziali) ha rilevato 40mila incendi in Amazzonia, ma uno degli scienziati ha detto che questo non ha causato «nulla di anormale» nel clima brasiliano.

Via gli alberi per far spazio ai bovini

Le ragioni per cui vengono volontariamente bruciate delle zone della foresta amazzonica (ma anche di molte altre foreste) sono principalmente tre: usare il legno e soprattutto aprire nuovi spazi all’agricoltura e all’allevamento. Il pascolo dei bovini rimane una delle principali ragioni di disboscamento (l’80%, secondo Ispra): non stupisce quindi che il Brasile sia il primo esportatore di carne al mondo: lo era l’anno scorso, e sta continuando a esserlo anche nel 2019.

Secondo le stime, basate sull’export fino ad aprile, lo stato carioca dovrebbe esportare 2,2 milioni di tonnellate di carne bovina (con la Cina come primo cliente). Oggi sono molte le persone che rinunciano all’hamburger, preferendo quelli vegetali, per motivi ambientali. E dopo gli ultimi incendi in Amazzonia, Confagricoltura ha chiesto all’Italia di bloccare l’import di carne dal Brasile.

Vacche sacre, ma bufali no

In molti si potrebbero chiedere come sia possibile che l’India, un paese in cui le mucche sono sacre e i vegetariani sono molti, sia il secondo esportatore al mondo di carne bovina (e fino a poco fa era il primo)? Semplice: non si tratta di carne di mucca, ma principalmente di bufalo, che viene comunque conteggiata nelle statistiche come carne bovina. L’export di carne sta calando, a causa del costo elevato per mantenere il bestiame, e anche di un provvedimento governativo che ha inasprito le sanzioni per chi macella le mucche.

Al terzo posto nella classifica troviamo l’Australia, con 1,5 milioni di tonnellate di carne bovina vendute a paesi stranieri. A parimerito ci sono gli Stati Uniti, che da soli esportano quasi il quadruplo della carne bovina dell’Unione Europea. Negli altri paesi l’export rimane stabile o in crescita: cala solo in India.

I dati si riferiscono al 2017-2019

Fonte: Dipartimento agricoltura Usa

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