Ergastolani in Italia aumentati del 53,8% in 18 anni

Sono 1.898, 137 stranieri. In Abruzzo sono 14,3 ogni 100.000 abitanti


L’ergastolo in Italia si scrive con una data impossibile: “99/99/9999”. Non è un errore di battitura, ma il modo con cui la giustizia, attraverso le sue carte, coniuga il “per sempre” degli ergastolani in Italia. Dal 2006 a giugno 2024, i detenuti condannati all’ergastolo sono aumentati del 53,8%, passando da 1.237 a 1.898: un incremento di 661 persone. Secondo i dati del Ministero della Giustizia (giugno 2024), tra i condannati all’ergastolo, 137 sono stranieri, pari al 7,2% del totale, mentre 1.761 sono italiani, il 92,8% dei casi. Il fenomeno dell’ergastolo è quindi quasi interamente “made in Italy”.

Ergastolani in Italia, la grande impennata

L’ergastolo in Italia continua a crescere inesorabilmente sfidando anche le continue e legittime obiezioni sulla funzione rieducativa che dovrebbe avere una pena. L’impennata arriva però da lontano. Tra il 2006 e il 2007, il numero degli ergastolani in Italia è infatti aumentato del 9,7%, passando da 1.237 a 1.357 unità. L’incremento è proseguito negli anni successivi: nel 2008 (1408 ergastolani) e nel 2009 (1461) l’aumento registrato è stato pari al 3,8% per ciascun anno, mentre nel 2010 (1512) si è attestato al 3,5%. Nel 2011 la crescita è rallentata (1528), segnando un +1,1% rispetto all’anno precedente, ma nel 2012 ha raggiunto un significativo +3,5%, con un totale di 1.581 detenuti.

Tra il 2013 (1.583 ergastolani) e il 2014 (1.584), l’aumento medio annuo è stato appena dello 0,1%, segnando per la prima volta una fase di stabilità ma, nel 2015 la crescita ha ripreso vigore con un +3,3% e 1.637 detenuti. Il trend è continuato nel 2016 (+2,8%, 1683) e nel 2017 (+3,1%, 1735).

Il 2020 (anno della pandemia)ha rappresentato un’eccezione con una leggera diminuzione dell’1% rispetto al 2019, quando i detenuti erano 1.784. Dal 2021 si è registrata poi nuovamente una crescita: +1,5% (1.810 detenuti) e +2,5% nel 2022. Nel 2024 si è raggiunta la soglia di quasi 1.900 detenuti, segnando un +1,7% rispetto al 2023.

Ergastolani in Italia, i numeri assoluti ingannano

L’ergastolo in Italia è la pena più severa prevista dal sistema giudiziario, regolata dall’articolo 22 del Codice Penale. Questa condanna è riservata ai reati più gravi, come omicidi premeditati, stragi e crimini di mafia. Attualmente, la Lombardia è la regione italiana con il numero assoluto più alto di ergastolani in Italia, con 294 detenuti condannati a vita. Tuttavia, in rapporto alla popolazione regionale di circa 10 milioni di abitanti, l’incidenza è pari a 2,9 ergastolani ogni 100.000 residenti, un valore inferiore rispetto a regioni meno popolose. Ad esempio, l’Abruzzo registra un’incidenza di 14,3 ogni 100.000 abitanti, mentre in Emilia Romagna si attesta a 3,9 ergastolani ogni 100.000 residenti.

Quanti ergastolani ci sono in ogni regione

L’ergastolo in Italia è una misura penale che presenta significative differenze territoriali come si può vedere anche dal grafico. La Sardegna spicca con 202 ergastolani e un’incidenza di 12,6 ogni 100.000 abitanti, tra le più alte del Paese. Questo dato può essere spiegato dalla presenza di case circondariali di massima sicurezza e dal ruolo storico della regione nella gestione di detenuti pericolosi. Anche l’Umbria, pur essendo una regione di piccole dimensioni, registra un’incidenza sorprendente, pari a 11,4 ogni 100.000 abitanti, con 99 detenuti condannati a vita.

Tra le regioni del Nord, il Piemonte registra 201 ergastolani con un’incidenza di 4,6 ogni 100.000 abitanti, mentre la Toscana si attesta su livelli simili con 167 condannati e un tasso di 4,4 ogni 100.000 abitanti. Questi dati sottolineano una presenza rilevante di ergastolani in regioni fortemente urbanizzate, come il Piemonte, e in territori con una lunga tradizione giuridica e carceraria, come la Toscana.

Nel Sud Italia, questo è il numero di ergastolani: in Campania ci sono 88 detenuti condannati a vita, in Sicilia 103, in Calabria 57 e in Puglia con 43. Tuttavia, l’incidenza risulta più contenuta: la Campania ha un tasso di appena 1,5 ergastolani ogni 100.000 abitanti, nonostante la popolazione elevata e la presenza di fenomeni criminali radicati. Anche la Sicilia, pur con un numero assoluto significativo, registra un’incidenza di 2,0 ogni 100.000 abitanti, inferiore a quella di regioni come l’Umbria e la Sardegna. La Calabria e la Puglia si attestano rispettivamente a 3,0 e 1,1 ergastolani ogni 100.000 abitanti.

Ergastolani in Italia

Ergastolo in Italia, quanti sono gli stranieri

Dai dati aggiornati a giugno 2024, il numero totale di ergastolani stranieri nelle carceri italiane ammonta a 137, corrispondente all’1% dei 13.672 detenuti stranieri complessivi. Analizzando la distribuzione regionale, emerge che la Lombardia ospita 26 ergastolani stranieri, mentre la Toscana ne registra 32, il valore più alto in assoluto. Seguono l’Emilia-Romagna con 16 casi e altre regioni del Centro-Nord. Questi dati riflettono una concentrazione di ergastolani stranieri nelle regioni con un maggior numero di istituti di massima sicurezza e una più elevata presenza di comunità immigrate. Le regioni del Centro-Nord si confermano come poli principali di detenzione, un fenomeno attribuibile alla maggiore densità abitativa e migratoria.

Quanti sono i detenuti al 41-bis

Introdotto nel 1992 come misura straordinaria contro le mafie, questo regime carcerario speciale è concepito per isolare completamente i boss e impedire loro di mantenere legami con le organizzazioni esterne. Al 4 aprile 2024, i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) indicavano che 721 detenuti erano sottoposti a queste restrizioni.

Ergastolo in Italia, non sempre è per sempre

Chi ritiene che l’ergastolo sia una condanna “fine pena mai”, potrebbe non aver colto appieno i principi della Costituzione. In Italia, l’ergastolo, concepito come pena perpetua, ha perso infatti parte della sua assolutezza, poiché l’articolo 27 comma 3 della nostra Carta stabilisce che ogni pena deve sempre tendere alla rieducazione del detenuto. Questo principio rende quindi l’ergastolo incompatibile con una condanna senza prospettive di reinserimento e comporta anche importanti limitazioni come l’esclusione per i minori.

Chi sconta una condanna all’ergastolo e dimostra un sicuro ravvedimento può ottenere la libertà dopo ventisei anni di reclusione, ridotti fino a ventuno con sconti di pena concessi per buona condotta. Una volta scarcerato, il condannato sarà sottoposto a libertà vigilata per cinque anni, periodo durante il quale dovrà attenersi scrupolosamente alle regole imposte. La semilibertà rappresenta una fase cruciale in questo percorso di reinserimento sociale. Consente al detenuto di riprendere gradualmente contatto con la vita esterna, ristabilendo legami e costruendo una nuova quotidianità al di fuori delle mura del carcere.

L’ergastolo ostativo è, invece, una condanna senza vie di fuga. Si tratta della forma più rigida di detenzione, che esclude benefici anche in caso di buona condotta. È applicato ai reati più gravi previsti dal codice penale italiano, come l’associazione mafiosa (art. 416 bis C.P.), il sequestro di persona a fini estorsivi (art. 630 C.P.) e l’associazione finalizzata al traffico di droga (art. 74 D.P.R. 309/90).

 

I dati si riferiscono a: giugno 2024
Fonte: Ministero della Giustizia

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