Solo metà saranno finanziate dalle tasse (tutte in calo). Il rebus del bilancio
Le conseguenze economiche della pandemia di Covid oltre che a colpire i bilancio di tutte le aziende vanno naturalmente a impattare anche sulle entrate dello Stato italiano. Le modalità con cui questo avviene sono duplici. Da un lato lo Stato è stato costretto ad incrementare decisamente le spese complessive, che infatti dagli 869,5 miliardi del 2019 sono cresciute a 897,3 nel 2020. E, secondo le previsioni di bilancio pubblico, decolleranno fino a 1.060,7 miliardi nel 2021. Le misure senza precedenti prese per tamponare l’emorragia di redditi nei settori più colpiti nell’ambito del commercio, della ristorazione, del turismo, hanno, infatti, il loro costo.
In calo delle entrate dello Stato italiano
Dall’altro lato c’è stato il calo delle entrate dello Stato italiano, dovuto da una parte allo stop di una fetta importante delle attività economiche a causa della pandemia, e dall’altra alle misure prese dal Governo come il rinvio di alcune imposte e l’annullamento di altre, in particolare per le categorie più colpite dalla pandemia. La conseguenza è una sola, l’aumento del deficit pubblico (differenza tra entrate e uscite dello Stato) e quindi del debito dello Stato. Il saldo netto da finanziare, ovvero la differenza tra tutte le entrate e tutte le uscite effettive, non finanziarie, era di 59,4 miliardi nel 2019, ed è diventato di 78,6 l’anno successivo, e aumenterà moltissimo quest’anno: 193,5. Per reperire questi fondi lo Stato deve accendere prestiti, che serviranno finanziare sia le spese che le entrate tradizionali non possono coprire, sia il rimborso dei prestiti passati. Sì, è un circolo vizioso che si auto-alimenta.

Da dove arrivano le entrate dello Stato
E si comprende allora come mai proprio l’accensione di prestiti sia la singola voce più importante nell’elenco delle entrate dello Stato per il 2021. Quest’anno ammonterà a 480,7 miliardi su 1057,3 totali. Nel 2020 il ricorso al mercato è stato di 313,4, nel 2019 di 290,9. Un incremento di 189,8 miliardi in due anni per coprire l’incremento della spesa che i tributi in calo non potrebbero finanziare.
Le entrate tributarie infatti saranno nel complesso 507,6 miliardi. Nel 2019 erano 513,2. E, nel dettaglio, 269,3 (ovvero la maggioranza) verranno dalle imposte su patrimonio e reddito, come l’Irpef, che fa la parte del leone con 205,1 miliardi, e poi l’Ires, le ritenute sui redditi da capitali, e altro ancora. Mentre 178 miliardi è il gettito delle imposte sugli affari. La più importante di queste imposte è l’Iva, che è anche la tassa più evasa. Dall’Iva lo Stato prevede di incassare 153,3 miliardi, naturalmente in calo rispetto al 2019. Le imposte sulla produzione, come le accise sugli oli minerali, generano un gettito decisamente più piccolo per le entrate dello Stato: 33,4 miliardi, anche in questo caso in calo, erano 35,4 due anni fa. Da lotto e lotterie dovrebbero arrivare altri 16 miliardi, e 10,8 dai monopoli.
In aumento le entrate dello Stato extratributarie
A crescere, anche se ovviamente in modo insufficiente per compensare il grande incremento delle spese, sono invece le entrate extra-tributarie, ovvero non collegate alle imposte. Possono essere proventi dai servizi pubblici a pagamento, o utili e dividendi delle aziende partecipate dallo Stato, o interessi sui crediti. Nel complesso ammonteranno a 70,5 miliardi, 29,9 dei quali sono catalogati proprio come proventi di servizi pubblici minori.
Le entrate dello Stato italiano sono la metà delle uscite
Le entrate proprie dello Stato italiano saranno di 576,6 miliardi. Ed è chiaro il motivo per cui per coprire 1.060,7 miliardi di spese è necessario ricorrere pesantemente al mercato e chiedere soldi in prestito. Le entrate complessive, infatti, non basterebbero nemmeno per finanziare i 773,4 uscite vere e proprie, se vogliamo escludere i 287,2 miliardi di rimborso dei prestiti, che costituiscono invece una parte importante delle spese di quest’anno.
Bilancio dello Stato, le previsioni per il futuro
Gli anni prossimi le uscite dello Stato dovrebbero diminuire ma rimanere sopra i 1.000 miliardi. Per questo sarà necessario ancora accendere prestiti e confidare nel ruolo decisivo della Bce che, continuando a comprare i titoli di Stato emessi dall’Italia, allontana il pericolo di una sfiducia del mercato nelle possibilità di ripagare i debiti, abbattendo così anche gli interessi. Ma ancora più importante sarà la crescita del Pil italiano, che fa da denominatore di molti indici, come appunto il debito. Solo se aumenterà ogni grandezza, per quanto preoccupante, potrà essere così relativizzata.
La classificazione delle entrate dello Stato italiano
Dal 2008 il modo in cui viene scritto il bilancio e le entrate dello Stato è cambiato e semplificato. Alla classificazione delle entrate dello Stato italiano si è aggiunto un livello ulteriore per identificare le entrate ricorrenti e quelle che non lo sono, questo per uniformare la presentazione dei bilanci di tutti gli Stati a livello europeo.
Il primo livello di classificazione riguarda le entrate dello Stato provenienti da:
- tributarie
- extratributarie;
- alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti;
- accensione di prestiti.
Per quanto riguarda le entrate tributarie dello Stato, esse vengono divise tra i tributi più importanti. C’è infine un quarto livello: le entrate tributarie vengono suddivise tra le “entrate derivanti dall’attività ordinaria di gestione” e le “entrate derivanti dall’attività di accertamento e controllo”.
I dati si riferiscono al 2021
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze
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