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Oltre 35 miliardi di Iva non sono stati raccolti in Italia nel 2018

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L’imposta sul valore aggiunto (IVA in Italia) è una di quelle su cui i governi negli ultimi anni hanno puntato di più per incrementare il gettito. Su indicazione di gran parte degli economisti si tratta della fonte di risorse pubbliche preferibile per poter diminuire la tassazione sui redditi di lavoratori o imprese.

E in Europa in particolare rappresenta una parte molto importante, il 12,2% nel 2017, delle fonti proprie della UE, ovvero quelle risorse che la Commissione Europea può utilizzare per le proprie politiche autonome, una sorta di embrione di bilancio federale europeo. Di fatto una porzione che in base ai Paesi varia dal 0,15% al 0,3% dell’IVA dei Paesi Membri viene versato a Bruxelles.

Anche per questo motivo nella Commissione Europea vi è una elevata sensibilità all’evasione di questo tipo di imposta. Che rimane elevata, e soprattutto profondamente diseguale.

Italia quarta in percentuale di evasione sul totale

E come capita spesso quando si parla di statistiche diseguali l’Italia si pone a un estremo. E’ infatti il Paese con l’evasione maggiore in valore assoluto, di 35 miliardi e 439 milioni nel 2018. Vuol dire che vi sono 35,4 miliardi di IVA non incassati rispetto al valore teorico calcolato come gettito potenziale considerando le aliquote applicate, l’andamento dei consumi e dell’economia. Non si tratta l’altro solo delle conseguenze dell’evasione pura, ma di errori di calcolo o di fallimenti di aziende che quindi non hanno poi potuto versare l’imposta.

Dopo l’Italia comunque vengono Regno Unito, con 23 miliardi e 452 milioni, Germania, con 22 miliardi e 77 milioni, Francia e Romania.

Le economie europee sono però profondamente diverse, anche a livello di dimensioni, ed è corretto quindi valutare quello che viene chiamato in gergo tecnico “VAT gap” in termini percentuali sul totale del gettito teorico che sarebbe dovuto essere raccolto. In tal modo l’Italia diventa “solo” quarta con ben il 24,5% dell’IVA che non è stata versata nel 2018, dietro però Romania, Grecia e Lituania, che sono sul podio rispettivamente con il 33,8%, 30,1%, 25,9%.

Consideriamo che la media europea è dell’11%, per un totale in valore assoluto di 140 miliardi e 42 milioni. Sopra la media anche in Regno Unito con il 12,2%. Più basse le percentuali di evasione di Germania, Francia e Spagna, 8,6%, 7,1% e 6%, ma il Paese più virtuoso appare di gran lunga la Svezia, dove solo lo 0,7% secondo i calcoli della Commissione Europea è la quota di IVA evasa.

Evasione IVA in calo negli anni

C’è però una buona notizia: il VAT gap nel corso degli anni è diminuito. Nel 2018 per esempio era sceso in tutta la UE di 893 milioni, e percentualmente dall’11,5% al’11%, in Italia dal 24,7% al 24,5%, anche se in termini assoluti era cresciuto di 76 milioni. Nel 2014 l’evasione italiana sfiorava il 30%, con il 29,9%. Importanti i miglioramenti anche in alcuni Paesi dell’Est, come Polonia, Bulgaria, Slovacchia.

I dati preliminari dicono che nel 2019 il gap italiano è ulteriormente diminuito, pur restando tra i più alti, al 23,9%. E forse avrebbe proseguito il proprio calo se non fosse intervenuta l’emergenza coronavirus. Secondo le stime della Commissione Europea il VAT gap a livello comunitario dovrebbe fare un balzo verso il 13,7%, con un incremento del 4,1% rispetto al dato previsto nel 2019 del 9,6%. Gli economisti di Bruxelles ritengono che il calo del gettito IVA in un contesto di profonda recessione come accade sempre incrementi anche l’evasione. E certamente l’Italia non ne rimarrà immune

I dati sono del 2018

Fonte: Commissione Europea 

Leggi anche: I veri numeri dell’Iva in Italia e in Europa

 

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