Nel 2022, la terza estate più calda dal 1800, i decessi sono saliti toccando +25,3%
L’Europa occidentale ha appena vissuto il giugno più caldo mai registrato. Secondo Copernicus, il servizio europeo sul cambiamento climatico, la temperatura media nell’area è stata di 20,74 gradi: oltre 3 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. A livello globale, giugno 2026 è stato il secondo più caldo di sempre, mentre le temperature superficiali dei mari hanno raggiunto il valore più alto mai osservato per questo mese. Numeri che confermano una tendenza ormai evidente: le ondate di calore non sono più eventi isolati, ma una componente sempre più frequente e intensa delle estati europee.
Dentro questo scenario, la domanda diventa inevitabile: con estati sempre più calde, nei mesi estivi si muore di più? Per cercare una risposta si può partire dal 2024, l’ultimo anno per cui sono disponibili dati Istat consolidati mese per mese. Quei numeri non indicano quanti decessi siano stati causati direttamente dal caldo, né permettono di stabilire da soli un rapporto di causa-effetto. Ma, confrontati con lo storico, mostrano un segnale difficile da ignorare: nei mesi più esposti alle alte temperature la mortalità cresce più di quanto accadesse prima della pandemia.
Mortalità estiva, il confronto con l’inverno
La mortalità italiana resta ancora più alta nei mesi freddi, ma il divario con l’estate si sta sempre più riducendo. Nel periodo 2003-2019, i mesi invernali considerati insieme, gennaio, febbraio e dicembre, contavano in media 165.053 morti, contro i 139.896 dell’estate classica, da giugno ad agosto. La distanza era di circa 25.157 decessi. Nel 2024 l’inverno resta sopra, con 179.549 morti, ma l’estate arriva a 158.344: il divario scende a 21.205 decessi. In altre parole, non è vero che l’estate abbia superato l’inverno, ma è vero che il suo peso nello storico della mortalità è cresciuto più velocemente: +13,2% rispetto alla media pre-Covid, contro il +8,8% dei mesi freddi.
Quanti morti con il caldo? cosa dicono i dati Istat
L’estate, nei dati sulla mortalità, non è mai una stagione qualunque: ci sono gli anziani più esposti, le persone con patologie croniche, le città che trattengono calore, gli ospedali e i servizi territoriali chiamati a reggere settimane complicate. Ma una cosa è osservare che nei mesi estivi si muore di più; un’altra, decisamente più impegnativa, è mettere un’etichetta su ogni decesso e archiviarlo come “morte per caldo”. I dati mensili Istat non arrivano fin lì.
I dati Istat arrivano però abbastanza lontano da mostrarci quanto pesi l’estate rispetto al passato: nel 2024, tra giugno e agosto, in Italia sono morte 158.344 persone, mentre nelle estati del periodo 2003-2019 la media era di 139.896 decessi. Sono 18.448 morti in più, pari a un aumento del 13,2% rispetto alla media pre-pandemica. Non è la prova che tutti quei decessi siano stati causati dal caldo, ma è un segnale troppo grande per essere liquidato come una semplice oscillazione stagionale.
È agosto, il mese più fragile dell’estate 2024
Agosto, più di giugno e luglio, è il mese in cui l’estate presenta il conto più riconoscibile: città svuotate, servizi rallentati, anziani spesso più soli, giornate lunghe in cui il caldo non molla nemmeno di notte. E non tutti partono dalla stessa posizione: per chi vive in case poco isolate, con redditi bassi o bollette già difficili da sostenere, anche accendere un ventilatore o un condizionatore può diventare una spesa da misurare. È la parte meno visibile della povertà energetica, che d’inverno significa freddo in casa e d’estate può voler dire non riuscire a difendersi dal caldo. Nel 2024, agosto ha registrato 56.148 morti. Come si vede nel grafico, non è il massimo assoluto della serie, ma ci va molto vicino: dal 2003 al 2024, solo agosto 2022 ha fatto peggio, con 57.613 decessi.
La distanza tra i due anni è minima: 1.465 morti. E il confronto con il passato allarga ancora di più il quadro. Tra il 2003 e il 2019, la media di agosto era di 47.140 decessi; nel 2024 il dato è più alto di 9.008 morti, pari a +19,1%. Agosto 2024 è quindi il secondo agosto più pesante degli ultimi ventidue anni e supera di quasi un quinto la media pre-Covid del mese.
Settembre, la coda lunga del caldo
Estate e decessi oltre la media pre-Covid
Un mese può essere un’anomalia, tre mesi di fila cominciano a somigliare a un indizio. Per questo, più che guardare soltanto ai singoli picchi, conviene allargare lo sguardo alla sequenza che va da luglio a settembre: la parte più calda dell’anno e la sua coda immediata. Nel 2024, questi tre mesi sommano 161.449 morti. Nel 2019, ultimo anno prima della pandemia, lo stesso periodo si era fermato a 145.569 decessi. La differenza è di 15.880 morti in più, pari a +10,9%.


Mortalità ancora sopra il pre-Covid
Si muore meno che nel 2023, ma l’estate continua a pesare più di prima. È questa la chiave per leggere il 2024 senza fermarsi al dato generale. Nell’anno, in Italia, i decessi sono stati 653.109, contro i 671.065 del 2023: 17.956 morti in meno, pari a -2,7%. Vista così, la curva sembra rientrare. Ma il confronto con il periodo precedente alla pandemia dice che il ritorno alla normalità è solo parziale: nel 2019 i morti erano 634.417, cioè 18.692 in meno rispetto al 2024.
È stato il quinto anno con più morti
Guardata nella classifica lunga, la discesa del 2024 diventa meno rassicurante. Perché sì, i morti sono meno che nel 2023, ma il dato resta comunque nella parte alta della serie storica: dal 2003 in avanti, il 2024 è il quinto anno con più decessi registrati in Italia. Davanti ci sono soltanto gli anni della grande frattura pandemica e della sua coda: il 2020, con 740.317 morti; il 2022, con 715.077; il 2021, con 701.346; e il 2023, con 671.065.Il confronto con il periodo precedente al Covid rende ancora più chiaro il punto. Tra il 2003 e il 2019, la media annua dei decessi era di 598.717 morti. Nel 2024, invece, si arriva a 653.109: significa 54.392 morti in più, pari a +9,1% rispetto alla media pre-pandemica.
Anche lasciandosi alle spalle il picco del 2020, la mortalità italiana resta su un livello storicamente elevato. Questo non basta, però, per indicare una causa unica: possono pesare l’invecchiamento della popolazione, le condizioni di salute accumulate negli anni post-Covid, la pressione sui servizi sanitari, le disuguaglianze sociali e ambientali, oltre agli effetti delle temperature estreme. I numeri mostrano lo scarto; spiegare fino in fondo da dove arrivi richiede indagini più precise.
Il picco estivo di morti resta il 2022
Se c’è un anno che chiama in causa il caldo più degli altri, quello è il 2022. Non perché basti guardare il termometro per spiegare tutti i decessi, ma perché in quell’estate le due curve, temperature e mortalità, sembrano raccontare la stessa storia. Secondo i dati CNR-ISAC, l’estate 2024 è stata la terza più calda in Italia dal 1800, dietro soltanto al 2003 e proprio al 2022.
E anche nei dati sulla mortalità il 2022 è fuori scala. Tra giugno e agosto di quell’anno si sono registrati 175.250 morti, cioè 16.906 in più rispetto all’estate 2024. Il confronto con lo storico pre-pandemico rende il dato ancora più rilevante: rispetto alla media estiva 2003-2019, lo scarto è di 35.354 decessi, pari a circa +25,3%. In quell’anno si concentrano anche i record mensili della serie per tutta l’estate classica: 52.281 morti a giugno, 65.356 a luglio, 57.613 ad agosto. Questo non dimostra da solo che quei decessi siano stati causati dal caldo, ma spiega perché il 2022 venga usato come uno degli esempi più forti del possibile legame tra temperature estreme e mortalità estiva.
Cosa dicono i dati provvisori del 2025
Il 2025, almeno per ora, aggiunge un pezzo importante alla lettura: il caldo resta un fattore da osservare, ma la mortalità estiva non cresce in modo automatico ogni anno. I dati Istat sono ancora provvisori, quindi non vanno messi sullo stesso piano dei consuntivi 2024. Però aiutano a evitare una lettura troppo meccanica del fenomeno. Il totale annuo resta quasi fermo, con 649.745 decessi contro i 650.587 del confronto provvisorio 2024, pari a -0,1%. La differenza più evidente sta proprio nei mesi caldi: dopo il +4,8% di giugno, il trimestre luglio-settembre scende, con -5,3% a luglio, -8,7% ad agosto e -7,1% a settembre. Questo non cancella il segnale emerso nello storico, ma lo rende più preciso. I primi dati 2025 suggeriscono che il rapporto tra caldo e mortalità non è una linea retta: dipende dall’intensità delle ondate, dalla loro durata, dai territori colpiti e dalla vulnerabilità della popolazione.
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Fonte: Istat
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