Taglio del cuneo fiscale, della spesa pubblica e del debito. Ecco cosa prevede la manovra di Macron
Il governo italiano prevede che nel 2019 il rapporto tra deficit e Pil salga al 2,4%. Quasi negli stessi giorni nei quali Roma presentava la manovra, il presidente Emmanuel Macron annunciava una crescita del deficit in Francia al 2,8% nel 2019. Come mai, quindi, tanto scandalo per il Def italiano e una generale approvazione per quello francese?
Quanto sarà il deficit della Francia
Il grafico sopra riassume alcuni numeri. Come si può notare, la manovra di Emmanuel Macron prevede, per il 2019, una crescita del rapporto deficit/Pil al 2,8%, rispetto al 2,6% di quest’anno (linea azzurra). Questo a causa di alcune misure eccezionali una tantum senza le quali il deficit in Francia sarebbe pari al 1,9% nel 2019, in calo di mezzo punto rispetto al 2,4% che si sarebbe registrato quest’anno (linea rossa).
La misura eccezionale una tantum consiste nella concomitanza, nel 2019, degli sgravi fiscali riferiti ai redditi del 2018 e agli sgravi fiscali che la manovra prevede saranno strutturali, come vedremo nel dettaglio più avanti. In assenza di ciò il deficit francese sarebbe in netta diminuzione: si arriverebbe all’1,4% nel 2020, allo 0,7% nel 2021, fino allo 0,3% nel 2022.
Deficit in Francia, le entrate obbligatorie
Nel testo della manovra francese è evidenziato anche l’andamento delle entrate, ma solo quelle obbligatorie. Sono quelle che servono a coprire il nucleo dell’azione dello Stato, la difesa, il funzionamento dei ministeri, il welfare, la giustizia, la sanità; mentre sono escluse le entrate cosiddette volontarie, ovvero legate alle scelte dei cittadini, come il canone per la Tv pubblica, o le accise, o le tasse sulle sigarette, che appunto chi non fuma non versa. È questa una distinzione tipica francese, poco usata in altri Paesi.
Le entrate obbligatorie sono comunque in calo. Come mostra il grafico qui in basso, si registra una diminuzione più pronunciata proprio nel 2019: passeranno dal 45% al 44,2% per poi risalire di poco fino al 44,5% del 2022. Più deciso il calo della spesa pubblica, che scenderà al 54% del Pil nel 2019 rispetto al 54,6% del 2018 fino al 51,8% del 2022.
Un dato interessante è quello del debito pubblico francese, ora di poco sotto la soglia del 100%. Dovrebbe scendere di uno 0,1% l’anno prossimo, al 98,6%, e poi calare ancora fino a raggiungere il 92,7% nel 2022. Questi dati sono da conciliare con una previsione di crescita del 1,7% per l’anno prossimo, come preventivato dall’istituto di statistica francese.
Il taglio delle tasse di Macron
A conti fatti il programma di Macron, prevede che il gettito fiscale cali meno delle spese, nonostante la manovra si basi soprattutto su un taglio delle imposte. Il principio è che se imprese e lavoratori pagano aliquote minori, la crescita farà aumentare l’ammontare totale delle imposte versate, che rimarranno stabili o in diminuzione molto leggera rispetto al Pil.
Deficit in Francia, il fattore tempo
Ma che cosa è quella misura una tantum che fa aumentare provvisoriamente il deficit francese nel 2019? Si tratta di una coincidenza temporale. Nel 2019 sarà trasformato in sgravio fiscale il Credito di Imposta per la Competitività e l’Occupazione (Cice), che era stato istituito dal governo di Jean-Marc Ayrault nel 2012, sotto la presidenza Hollande. La misura prevedeva appunto un credito di imposta per le imprese pari al 4% (nel 2014 si è passati al 6%.) dell’ammontare dei salari che non superassero di 2,5 volte il salario minimo.
Invece di pagare le tasse e vedersele (in parte) restituite l’anno dopo, dal 2019 le imprese potranno direttamente non pagare e detrarre questa cifra. Non solo: nel 2019 oltre ad applicare questa detrazione, le imprese riceveranno anche l’ultimo credito d’imposta relativo alle tasse pagate nel 2018, quindi con un guadagno doppio per loro e un esborso doppio per lo Stato. Dal 2020 vi sarà solo la detrazione. Ed è questa la ragione per cui ci sarà uno 0,9% di deficit in più ma solo nel 2019.
Alle imprese 18,8 miliardi di sgravi
Cosa cambierà per imprese e cittadini con la manovra di Macron? La spesa aumenterà ben poco: 2,2 miliardi in più nel 2019 rispetto al 2018, a fronte di una crescita quest’anno sul 2017 di 5,1 e di 10,4 nel 2017 sul 2016. Più importanti gli sgravi fiscali, che ammontano a 24,8 miliardi in totale, 6 per le famiglie e 18,8 per le imprese. Tra le misure più importanti vi è uno sgravio per la tassa sull’abitazione (la nostra Imu sulla prima casa) per l’80% delle famiglie. Saranno 3,8 miliardi di entrate in meno. Il grafico sotto spiega esattamente quali tassi caleranno o aumenteranno per le imprese e le famiglie nel 2019.
E poi vi sarà un riequilibrio tra i contributi e la Contribuzione Sociale Generalizzata (Csg), una tassa pagata un po’ da tutti per finanziare il welfare. Saranno diminuiti i contributi (quelli corrispondenti ai nostri contributi Inps), in particolare quelli per la copertura della disoccupazione e della malattia, e sarà aumentata la Csg, con un risultato netto che corrisponderebbe a uno sgravio. Questo per favorire il potere d’acquisto dei dipendenti. Se infatti i contributi, che caleranno, ricadono solo sui lavoratori e le imprese, la Csg viene pagata anche da pensionati e da percettori di rendite. Vi sarà una parziale redistribuzione da questi a chi percepisce uno stipendio: quelli con un salario minimo guadagneranno 250 euro in più l’anno.
I vantaggi per le imprese
Le imprese, come abbiamo detto, potranno beneficiare della trasformazione del Cice in taglio delle tasse attraverso l’abolizione di alcuni contributi: complessivamente pagheranno 20,3 miliardi in meno. Questo, come detto all’inizio, comporterà per il 2019 un aggravio dei conti per la coincidenza degli ultimi rimborsi e dei primi sgravi: lo Stato sborserà di cassa 40 miliardi circa, ma a regime saranno comunque 20,3 miliardi di tasse in meno. La misura è stata disegnata su misura per chi assume lavoratori meno specializzati: le imprese potranno detrarre dai contributi versati il 6% del monte salari di chi guadagna fino a due 2,5 volte il minimo; lo sconto che aumenterà al 10% per i lavoratori che guadagnano fino a 1,6 volte il salario minimo.
Meno cuneo fiscale, più tasse sul tabacco
In particolare altri sgravi saranno sui contributi per la malattia e la disoccupazione. Vi sarà il taglio dell’imposta sulle società dal 33% al 25%, che comporterà una diminuzione delle entrate di 2,4 miliardi. Altre imposte ovviamente aumenteranno. Le misure messe a compensazione, per imprese e famiglie, porteranno ad una crescita delle tasse sull’energia o sul tabacco, senza però cambiare molto la situazione. Il saldo dal lato delle entrate è ampiamente negativo proprio per il tentativo di diminuire il cuneo fiscale nel mondo del lavoro nei prossimi anni.
I dati si riferiscono al 2019
Fonte: governo francese
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