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Ecco a quanto ammonta nei 21 Paesi Ue che lo prevedono. L’Italia è tra i pochi senza una legge

L’Italia è uno dei 6 Stati membri dell’Unione europea (su 27) che non possiedono un salario minimo orario imposto per legge. Fanno compagnia al nostro Paese solo Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia. Anche se il Movimento 5 Stelle, seguito dal PD, ha proposto una introduzione anche in Italia nel prossimo futuro.

Come cambia il salario minimo orario

Per i 21 Paesi Ue che la prevedono, il salario minimo orario non è una conquista recente: quasi tutti l’avevano già introdotto all’inizio degli anni Duemila. Solo la Germania si è mossa in ritardo rispetto ai colleghi, decidendosi solo nel 2015. In generale, comunque, i singoli Stati hanno deciso in perfetta autonomia nel senso che ciascuno ha regolamentato il salario minimo in tempi, modi e con importi diversi.

Le differenze tra gli Stati, calibrate chiaramente in base al diverso potere d’acquisto, sono abissali: si va dai 12,27 euro del Lussemburgo all’1,76 euro della Bulgaria, dai 10,15 euro imposti dalla Francia ai 3,12 euro della Croazia, secondo i dati forniti dalla Ue e visibili nel grafico in alto. Anche la Grecia è riuscita a mantenere una paga minima per legge nonostante gli anni di difficoltà recentemente attraversati: oggi il compenso è pari a 4,74 euro. Il salario minimo in Usa è una realtà già da decenni ma cambia a seconda dello Stato.

La proposta M5S: 9 euro lordi l’ora

La proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle – e invisa a Lega e Confindustria, tra gli altri – prevede l’introduzione in Italia di un salario minimo garantito pari a 9 euro lordi l’ora. Una cifra vicina a quella tedesca, come ha rivendicato lo stesso Movimento 5 Stelle. In totale sono 6 (su 21) i Paesi Ue la cui legislazione vigente impone un salario orario minimo superiore a quello proposto dal partito fondato da Grillo: oltre alla Germania (9,35 euro dal 1° gennaio 2020), si tratta di Paesi Bassi (9,44 euro), Belgio (9,41), Irlanda (9,80), Francia (10,15) e Lussemburgo (12,27).

Il salario minimo italiano sarebbe tra l’altro uno dei più alti in proporzione al salario mediano di tutti i lavoratori, considerando che sarebbe difatti simile a quello in vigore in Paesi in cui normalmente gli stipendi sono molto più alti.

Gli Stati comunitari che si trovano invece in fondo alla classifica, oltre alla Bulgaria di cui si è già detto sopra, sono invece Lettonia, Romania e Ungheria. Nessuno di questi arriva a 3 euro di paga minima per un’ora di lavoro: le rispettive leggi prevedono compensi minimi pari a 2,46, 2,66 e 2,78 euro.

Se ne parla moltissimo in Italia: si sarebbe potuto affrontare il tema del salario minimo orario nel Jobs Act di Renzi, ma non si fece anche per il “niet” dei sindacati, che permane tuttora dato che sono i sindacati a stabilire il salario dei lavoratori dei vari comparti. La paga sindacale, e la trattativa che precede la sua definizione con la Confindustria, dicono i sindacati, perderebbe valore se venisse introdotta una qualche forma di salario minimo orario sotto il quale nessun datore di lavoro può scendere.

Dall’altro lato ci sono le fortissime perplessità delle imprese e di molti analisti per un salario che, come detto, sarebbe altissimo in proporzione agli stipendi già pagati, e che rischierebbero secondo loro di rendere non competitive molte piccole imprese, soprattutto al Sud.

I dati si riferiscono al: 2020

Fonte: Unione europea

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