In Crisi&Ripresa

GRAFICO 1

Crescita all’1,7%, export fermo, occupati cresciuti del 2% (peggio dell’Italia) e fiducia ai minimi

Come mai il presidente Macron è precipitato nei sondaggi? La sua ricetta per risollevare la Francia dalla crisi economica sta funzionando? E, soprattutto, come mai la crisi della Francia è così profonda? Vediamo i numeri.

La crisi della Francia

Il grafico sopra riporta le previsioni di crescita dei principali Paesi europei nel 2018 secondo le stime estive, cioè le ultime, della Commissione Europea

La novità rispetto agli ultimi anni è l’ultima posizione del Regno Unito. Le incertezze della Brexit cominciano a farsi sentire, ma sono altri gli altri due Paesi nelle ultime posizioni i veri malati cronici d’Europa, Italia, ultima a pari merito con la Gran Bretagna, e, appunto, la Francia, che dopo 9 anni sta per uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, per la quale si prevede una crescita economica dell’1,7%. Cifre molto lontane dal +2,8% spagnolo ma anche dal +2,1% medio europeo.Dell’Italia sappiamo. La Francia in questi anni ha invece dimostrato di essere come quello studente un po’ asino che non si fa notare perché c’è qualcuno ancora più asino di lui. In questo caso lo studente asino è l’Italia.

Ma non è l’unico dato negativo che spiega la crisi della Francia: se si prende praticamente qualsiasi indicatore economico si scopre che Parigi è sempre relegata agli ultimi posti.

La crescita dal 2014

Lo vediamo di seguito anche nella crescita cumulata del Pil, grafico sotto, tra inizio 2014 e oggi.

Secondo i dati Eurostat, in circa 4 anni mentre la Spagna è cresciuta del 13,6%, la Germania dell’8,4%, la Francia è stata penultima con un +6,5%. “Salvata” solo dal misero +4,5% dell’Italia.

Le conseguenze si vedono sul tasso di disoccupazione, che come vediamo di seguito è sempre stato inferiore o molto simile a quello dell’area euro, pur con oscillazioni minori. Non calava molto nelle fasi di crescita, non aumentava molto in quelle di crisi, grazie, o a causa, della presenza di grandi imprese e di una certa rigidità del mercato del lavoro.

Tuttavia l’ultimo trimestre di cui si hanno i dati, il primo del 2018, presenta un record di differenza tra il dato francese e quello dell’area euro, con il primo del 0,6% superiore. Ecco i numeri.

La ripresa è stata più forte in altri Paesi mentre in alcuni Stati, come in Grecia o Spagna, c’è stato un crollo dell’altissima disoccupazione, altrove ha proseguito a diminuire, per esempio in Germania, mentre la Francia è rimasta ferma. Ancora più ferma dell’Italia.

Adesso vediamo i dati riguardanti la crescita degli occupati tra l’inizio del 2014 e l’inizio del 2018.

Questa volta la Francia è proprio ultima, con un misero +2%, e fa peggio del +3,2% italiano. In Spagna l’incremento è dell’11,1%, in Portogallo del 9%, nei Paesi che aderiscono all’euro del 5,2%

Il problema della Francia con il fisco

Tra le ragioni di queste pessime performance potrebbe esserci l’eccessiva tassazione. Il cuneo fiscale medio su un dipendente single con un reddito medio, inclusi quindi i contributi pagati dal datore di lavoro, è del 47,6%, praticamente identico a quello italiano. Certo, Belgio e Germania, Paesi che crescono di più, hanno un peso delle imposte ancora maggiore. Ma la gran parte dei maggiori Stati Ocse fanno pesare le tasse in modo molto inferiore sul lavoratore. In alcuni casi anche meno del 40%, fino al 18,1% neozelandese, come mostra il grafico sotto.

Non è solo una questione di tasse, però. C’entrano anche gli investimenti. La Francia, manco a dirlo, è ancora penultima. Come vediamo nel grafico di seguito, gli investimenti sono cresciuti tra inizio 2013 e secondo trimestre 2018 dell’11,8%, che non è molto considerando che il 2013 era ancora un momento di crisi in Europa, e che Portogallo e Spagna si sono ripresi molto meglio, con un +27,2% e un +26,7%. Solo l’Italia fa peggio con un +10,7%

Per di più, ed ecco un dato che spiega non solo la crisi della Francia ma anche il motivo per il quale Macron non è  amato in patria, i francesi non sembrano essere per nulla fiduciosi verso il futuro. Nell’ultima rilevazione europea il saldo tra opinioni positive e negative sull’economia nel suo complesso era più negativo di quello italiano, come vediamo nel grafico qui sotto: -11% contro -7%

Come si vede, i più ottimisti con un saldo del 16,2% e del 14,4% sono olandesi e svedesi. La sfiducia dei francesi verso il futuro potrebbe aver influenzato anche la propensione al matrimonio, come Truenumbers ha scritto in questo articolo.

L’export che non va

Al di là degli umori del momento, influenzati anche dalla politica,  vi sono problemi strutturali che spiegano la crisi della Francia. Ne è un esempio la debolezza nelle esportazioni. Di seguito vediamo come, rispetto al dato di gennaio 2012, ovunque vi sono stati dei progressi nell’export, fino ad arrivare in Italia a un +24,8%, superato di poco dal +26,6% spagnolo, ma migliore anche del +23,2% tedesco.

La Francia ha avuto risultati molto peggiori, con un aumento dell’export solo del 12,1%. A dimostrazione di una minore dinamicità che potrebbe mettere un’ipoteca sul futuro del Paese. Anche perché un altro dato che non viene adeguatamente pubblicizzato, la Francia si appresta a diventare campione mondiale di spesa pubblica, come Truenumbers ha scritto in questo articolo, e a superare l’Italia anche come entità del debito pubblico.

I dati si riferiscono al: 2018

Fonte: Ocse, Commissione Ue, Eurostat

Leggi anche: In Francia ci si ammazza il doppio che in Italia

Il problema della Francia con il salario minimo

 

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