Dopo anni di risanamento è cresciuto di più di un miliardo di euro in un anno
Come sappiamo bene il debito pubblico in Italia è un peso sempre maggiore, e da decenni è più importante nel nostro Paese che nel resto d’Europa. A causa della crisi finanziaria prima e soprattutto di quella pandemica oggi, quello nazionale quest’anno raggiungerà il 159,8% del Pil, un livello altissimo rispetto a quello, di più 50 punti più basso, che aveva toccato solo 14 anni fa. Almeno secondo le previsioni del Def del governo, che solitamente sono piuttosto ottimiste. Ma c’è anche un altro debito pubblico in Italia. Sono i debiti delle regioni italiane e degli altri enti locali, comuni, province e città metropolitane che si aggiunge a quello nazionale.
I debiti delle regioni italiane
Questo debito, negli ultimi anni, era stato sottoposto a un’opera di riduzione nell’ottica del risanamento dei conti pubblici locali, che in un certo senso hanno fatto da capro espiatorio finanziario in Italia. Nel senso che per non sacrificare la spesa pubblica nazionale le varie leggi di Stabilità avevano limitato il deficit pubblico diminuendo i trasferimenti a regioni, comuni e province, costringendoli a operazioni di rientro, per esempio nell’ambito della spesa sanitaria. Il risultato è stato che mentre il debito pubblico nazionale cresceva, quello degli enti locali scendeva.
Ed è diminuito anche nel 2020, passando da 84 miliardi e 987 milioni a 84 miliardi e 169 milioni. Parliamo qui del debito consolidato, ovvero quello che non include quello contratto con altri enti pubblici. Quello non consolidato è ovviamente superiore e raggiunge i 121 miliardi e 769 milioni.

I debiti delle regioni sono gli unici a crescere
E tuttavia questo non vale per tutti gli enti locali. I debiti delle regioni a differenza di quello dei comuni e delle provincie, sono in aumento. E passa da 31 miliardi e 670 milioni a 33 miliardi e 459 milioni, tornando a un livello non toccato dal 2014. Era ormai dal picco raggiunto nel 2007, di 44 miliardi e 571 milioni, che era in atto un calo quasi continuo, che appunto subito nel 2008 era stato di più di 4 miliardi in un anno, nel 2013 di quasi 3, nel 2014 e nel 2015 di 2,4 e 2,3 circa. Era la risposta all’enorme crescita precedente, che aveva fatto in modo che dai quasi 12 miliardi del 1998 si arrivasse a un valore quasi quadruplo in solo 9 anni.
Dal 2015 in ogni caso vi era stata una certa stabilità, il debito si era mantenuto tra i 31 e i 32 miliardi e questa è la prima volta che vi è un balzo di questo tipo, di quasi 1,8 miliardi. Che naturalmente deve fare il paio con un’economia che invece si è contratta ovunque anche a livello locale.
Quali sono le regioni più indebitate?
Anche se pure in questo campo sono presenti importanti divari geografici. È il Centro Italia la macro-area in cui i debiti delle regioni italiane è maggiore, di 11 miliardi e 432 milioni. Ed è qui che si è verificato il maggiore aumento nell’ultimo anno, di un miliardo e 70 milioni, più di metà di tutto l’incremento complessivo.
Molto simile, di 11 miliardi e 424 milioni, i debiti delle regioni del Sud, per quanto abbiano una popolazione maggiore. Qui però il debito in più nel 2020 è stato solo di 371 milioni. E ancora minore è stato al Nord Ovest e al Nord Est dove si partiva da livelli più bassi. Gli incrementi sono stati rispettivamente di 226 e 133 milioni.
Causa Covid si rinegozieranno i debiti?
Il problema dei debiti riguarda meno i comuni, almeno se parliamo in termini di aumenti verificatisi nel 2020. Anno in cui invece per questi enti vi è stato un ulteriore calo di ben un miliardo e 795 milioni, e che sia aggiunge a quello degli anni precedenti. In nove anni comuni e città metropolitane sono riusciti a ridurre di quasi 15 miliardi i propri debiti, rispetto al picco di 48 miliardi e 695 milioni del 2009.
Anche se ancora risultano gli enti più indebitati rispetto agli altri, con 33 miliardi e 890 milioni dovuti ai propri creditori. È probabile quindi che saranno prima e soprattutto i debiti delle regioni a usufruire delle misure già esistenti dal 2019 per la loro rinegoziazione . E che prevedono che lo Stato possa emettere debito che serva a coprire la cancellazione delle rate. Ma lasciando gli oneri agli enti locali. Una mossa per evitare che alla fine si taglino i servizi, dopo un anno in cui le regioni anzi sono state protagoniste per la gestione del contrasto alla pandemia.
I dati si riferiscono al 2020
Fonte: Banca d’Italia
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