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Il risanamento continua, tranne che per le città metropolitane. Calabria e Piemonte: debito/Pil intorno al 10%

I debiti degli enti pubblici diminuiscono. Che sia merito del risanamento imposto dallo Stato centrale, che, come sappiamo, ha preferito di gran lunga imporre sacrifici a regioni, comuni, ecc, che a se stesso, o che sia in parte l’effetto della crescita del reddito con cui il debito si confronta, fatto sta che il debito consolidato (quello della durata di più di un anno, il più importante, indicato dalla linea rossa) è in calo dal 2012. E’ sceso dal 7% al 5% del Pil nazionale, come mostra il grafico sopra che indica il debito delle amministrazioni locali rispetto al Prodotto interno lordo. Quello non consolidato (linea blu) è il debito contratto per meno di un anno (ad esempio i Bot) e qui non lo consideriamo.

I debiti dei comuni

A livello locale le regioni con il debito degli enti locali (tutti, non solo la regione) in rapporto al Pil maggiore sono la Calabria, che supera il 10%, ed ha avuto un calo molto limitato negli ultimi anni; il Piemonte, intorno al 9%, ma che toccava il 10% nel 2015 e la Campania, tra l’8 e il 9%, anch’essa intorno al 10% del 2016. Poi, come si vede nel grafico sotto (l’area tratteggiata indica il debito non consolidato e non è da considerare) sotto l’8% c’è il Lazio, che però è anche l’unica regione, assieme alla Sardegna, che non vede una reale diminuzione in 3 anni. Il Piemonte è degno di nota perché rappresenta un’eccezione in un Nord che presenta debiti decisamente minori del Sud. D’altra parte non solo la regione è indebitata: c’è il caso di Torino, davvero preoccupante, di cui Truenumbers ha parlato in questo articolo.

La regione più virtuosa è il Trentino Alto Adige, che rimane al di sotto del 2% di rapporto debito/Pil, in calo tra l’altro. Lombardia, Veneto, Emilia Romagna sono intorno al 3%. Una menzione di merito va alla Puglia, regione del Sud con il debito minore, poco meno del 4%

Finora abbiamo parlato delle regioni, ma se si scompone il debito, si scopre che i debiti dei comuni sono quelli più preoccupati. Complessivamente i debiti dei comuni nel 2017 sono pari a 39 miliardi e 440 milioni. Seguono le regioni con 31 miliardi e 36 milioni su un totale dei debiti delle amministrazioni locali di 86 miliardi e 877 milioni. E si tratta in particolare delle regioni del Sud e del Centro, che insieme compongono 21 miliardi e 557 milioni di debito contro i 9 miliardi e 479 milioni del Nord, come mostra il grafico sotto.

Più equilibrata la distribuzione dei debiti dei comuni. Il Nord Ovest è primo con 13 miliardi e 3 milioni. Solo briciole di debito quelle contratte da province e città metropolitane e altri enti (unioni di comuni e comunità montane).

Chi ha dimezzato i debiti

I due grafici sotto mostrano, i debiti di tutti gli enti locali divisi per area geografica e, successivamente, l’andamento nel tempo dei debiti per ogni tipo di ente locale.

Guardano il grafico qui sotto si  nota che a partire dal 2012 sono stati soprattutto gli “enti diversi” quelli che sono riusciti a diminuire di più i propri debiti, quasi dimezzandoli, da 17 miliardi e 48 milioni del 2012 a 9 miliardi e 81 milioni del 2017. Bene anche regioni e comuni, con circa 8-9 miliardi in meno rispetto al 2012. Le province e le città metropolitane invece hanno risanato pochissimo, solo per un miliardo e 577 milioni, a tanto ammonta il calo del loro debito in 5 anni.

A livello di tipologia di debito a farla da padroni sono i prestiti da Ifm (acronimo che sta per Istituzioni finanziarie monetarie, cioè le banche) residenti e la Cdp (Cassa Depositi e Prestiti).  Il debito contratto con banche e Cassa Depositi e Prestiti ammonta a qualcosa come 63 miliardi e 124 milioni, più del 72% del totale, come mostra il grafico sotto.

E’ soprattutto nel Lazio che si è ricorso alle banche e alla Cdp, con 11 miliardi e 656 di crediti accordati. Dopo in Piemonte e la Lombardia, con, rispettivamente, 8 miliardi e 784 milioni e 7 miliardi e 459 milioni.
A distanza vengono i titoli emessi verso l’estero, sono obbligazioni rappresentative dei debiti dei comuni e delle regioni e acquistati all’estero: sono 8 miliardi e 892 milioni. La maggioranza relativa è sta emessa in Piemonte, 1 miliardo e 972 milioni, e in Lombardia, 1 miliardo e 504 milioni. Calabria, Sicilia, Puglia non hanno proprio attivato tali strumenti.

Chi dà i soldi agli enti locali

Più spalmata la distribuzione dei titoli invece emessi in Italia, sono di meno, 5 miliardi e 574 milioni, e concentrati in particolare in Piemonte, con 894 milioni, Emilia Romagna, 683 milioni, e Lombardia, 620 milioni. Molto pochi i prestiti di banche non residenti, ovvero estere, 2 miliardi e 795 milioni. In maggioranza accesi nel Lazio, con un miliardi e 425 milioni, e in Campania, con un miliardo e 980 milioni.

Il grafico sopra mostra l’andamento del debito nel corso degli anni considerando il tipo di creditore. Come si vede nel corso degli anni sono diminuiti in modo sostanziale il valore dei titoli emessi all’estero, da 14 miliardi e 667 milioni a 8 miliardi e 892 milioni, quasi un dimezzamento tra il 2012 e il 2017.
Giù di 13 miliardi e 580 milioni invece i prestiti da banche e Cdp. Minori variazioni nell’ammontare dei titoli emessi in Italia o dei prestiti di banche straniere. In quest’ultimo caso nel 2017 rispetto al 2012 vi è stato addirittura un aumento di 193 milioni, anche se il picco, più di 3 miliardi, è avvenuto nel 2014.

I dati si riferiscono al: 2012-2017

Fonte: Banca d’Italia

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