Draghi compra più Bund tedeschi che Btp: da sempre

Dal 2015 ha ritirato 578 miliardi di titoli di Berlino e solo 341 italiani. Ecco perché

Secondo il Financial Times durante la crisi di governo, e mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercava faticosamente di far nascere un governo, la Bce ha ritirato dal mercato più Bund tedeschi che Btp italiani. Prima della crisi, invece, ha fatto il contrario. Come mai?

E’ un caso o un “complotto” per far crescere lo spread tra Bund tedeschi e Btp italiani? Guardiamo i numeri a partire da quelli mostrati dal grafico sopra che mostra, in valori assoluti, quanti miliardi di titoli del debito pubblico ha comprato la Bce nel mese di aprile 2018, cioè proprio in uno dei mesi “incriminati”.

Ecco come funziona il Qe della Bce

Prima di addentrarci nei numeri vale la pena spiegare come funziona il Qe della Bce. “Qe” sta per “Quantitative Easing”: consiste nell’operazione di acquisto sul mercato dei titoli del debito pubblico degli Stati che aderiscono all’Eurozona. La Bce, Banca Centrale Europea, compra, cioè, Btp italiani, Bund tedeschi bonos spagnoli e così via. Perché? Il Quantitative Easing è stato varato dal presidente della Bce Mario Draghi nel 2015 con l’intento di abbassare il livello dei tassi d’interesse perché, ovviamente, più sale la domanda e più i tassi d’interesse calano.

Il Quantitative Easing venne varato soprattutto per allentare la febbre sui titoli della cosiddetta “periferia” dell’Europa, cioè per abbassare il costo degli interessi sul debito che i Paesi più deboli dovevano pagare per finanziarsi. Ovviamente tra questi Paesi l’Italia era, ed è, in prima fila, dato che abbiamo il secondo debito pubblico d’Europa e il quarto al mondo. Tra l’altro, il nostro debito resta sostenibile, nonostante i pessimi giudizi delle agenzie di rating, proprio per via del Qe della Bce di Mario Draghi. Già, perché la Bce, comprando Btp abbassa i rendimenti. Giusto? non è così semplice.

Quanti Bund tedeschi compra la Bce

Cosa dice il grafico? Dice, in sostanza come funziona il Qe della Bce ovvero: la Banca Centrale europea compra più titoli tedeschi che italiani. Ovvero: compra una maggiore quantità di titoli del debito pubblico del Paese che in Europa ha meno bisogno di vedere abbassare i rendimenti dato che è il Paese più solido, al punto che il rendimento dei suoi titoli viene preso a riferimento per calcolare la solidità di tutti gli altri Stati: il famoso “spread”. In altre parole: la Germania non avrebbe alcun bisogno che la Bce compri i suoi Bund.

Cosa è successo dal 2015 per i Bund tedeschi

E questo è successo non solo in aprile, quando Draghi ha comprato (oltre a 4,5 miliardi di titoli francesi, 3,1 miliardi di bonos spagnoli e 1,2 miliardi di titoli olandesi) 4,7 miliardi di Bund tedeschi e solo 3,9 miliardi di Btp italiani.

Il grafico sopra, infatti, mostra quanti miliardi di titoli del debito pubblico la Bce ha comprato dal 2015 all’aprile del 2018. Come si vede il valori (espressi in milioni di euro) dicono che Francoforte ha comprato 478,7 miliardi di Bund tedeschi e 341,1 miliardi di Btp italiani, meno anche dei 392,5 miliardi di titoli francesi nonostante che il debito pubblico francese sia più sostenibile di quello italiano, anche se si sta avviando pericolosamente a superare quota 2.500 miliardi. Come mai succede questo? Tutto dipende proprio da come funziona il Qe della Bce.

Le condizioni della Germania

Quando Mario Draghi, per salvare dalla speculazione l’Eurozona, propose di comprare titoli del debito pubblico dei vari Stati, si dovette scontrare con l’opposizione della Germania, che acconsentì alla condizione che il criterio dell’acquisto fosse il Pil e la popolazione residente. Ovvero: la Bce è “costretta” a comprare i titoli del debito pubblico non in base all’entità del debito pubblico di ogni singolo Stato, ma in base al Pil e alla popolazione. Ecco perché Draghi compra più debito pubblico tedesco e francese che italiano. Il quale è arrivato a toccare l’incredibile cifra di 2.302.340.000.000 miliardi.

La stortura del Qe

Da un certo punto di vista questo rappresenta una stortura, dato che la Germania, in questo modo, vede scendere, leggermente, i rendimenti dei propri titoli che già sono “naturalmente” bassissimi. Questo dà qualche ragione a chi sostiene che non sono i titoli italiani a rendere “troppo” (appesantendo i conti pubblici italiani) ma sono i Bund tedeschi a rendere troppo poco (addirittura tassi negativi in senso assoluto). Tutto questo sta a dimostrare che la Bce da sempre compra più Bund tedeschi che Btp italiani. Lo ha fatto “in modo particolare” in aprile? In aprile la differenza, in milioni, tra gli acquisti di Bund e Btp è stata di 747 milioni (a favore dei Bund), in marzo è stata di 1 miliardo e 343 milioni, in febbraio è stata di 1 miliardo e 440 milioni. Quindi, a quanto pare: nessuna anomalia.

E che cosa è successo a maggio? A maggio 2018 la Bce ha continuato a comprare più Bund che Btp. Per l’esattezza ha comprato 6,893 miliardi di titoli tedeschi e 3,609 titoli italiani. In questo caso la distanza è più ampia di quella registrata nei mesi precedenti: è salita, infatti, a quota 3,284 miliardi. Il motivo addotto dalla Bce per giustificare l’aumento degli acquisti di Bund è che era necessario riequilibrare lo stock di titoli tedeschi in portafoglio che sono andati in scadenza. Ma la domanda che bisogna porsi è: un maggiore acquisto di titoli italiani avrebbe impedito l’aumento dello spread che proprio a maggio è arrivato a superare i 300 punti base? Probabilmente no, vista l’esiguità degli acquisti mensili medi.

Come è andata per i 4 big (Bund tedeschi compresi)

Il grafico sotto mostra un altro dato interessante: è l’andamento, sempre in valori assoluti, degli acquisti della Bce dei titoli del debito pubblico delle 4 economie più importanti d’Europa.

Come si vede la Germania è quella che più di tutti si avvantaggia del Quantitative Easing: per ogni mese considerato è quella che ha visto la maggiore quantità di Bund comprati dalla Bce. Seconda è la Francia, l’Italia è solo terza, prima della Spagna.

I dati si riferiscono al: 2015-2018

Fonte: Bce

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