E’ il 7,37% del totale nazionale. A Salerno 1.002 attività cessate: 83,5 ogni mese
Negozi chiusi: si fa sempre più assordante il rumore delle saracinesche che vanno giù per non essere mai più tirate su. Nel 2024, in Italia, il numero complessivo di cessazione attività nel settore del commercio al dettaglio ha raggiunto quota 37.485. Fanno parte di questo numero solo gli esercizi di commercio al dettaglio che operano in esercizi fissi – insomma, negozi con una sede fisica– e sono esclusi gli ambulanti, che seguono una normativa e una classificazione a parte. Tutto ciò significa che il numero di cessazioni che viene fotografato riguarda solo una parte specifica del commercio, e non l’intero settore. E a ben guardare non è una buona notizia per lo stato di salute del commercio italiano.
Negozi chiusi, Roma in testa alla classifica
Nel 2024, Roma si conferma la provincia con il numero più alto di cessazioni nel commercio al dettaglio, con 2.763 esercizi chiusi, pari al 7,37% del totale nazionale di 37.485 cessazioni. Seguono la provincia di Napoli colpita nella sua anima commerciale dal 2.669 cessazioni (7,12%), Milano con 1.745 cessazioni (4,66%) e Torino con 1.481 cessazioni (3,95%). Inevitabile pensare, con questi numeri, che a contribuire alla morte di tanti piccoli negozi di quartiere in queste aree metropolitane sia stato soprattutto il fiorire di supermercati e centri commerciali che sempre più cannibalizzano gli acquisti nelle grandi città.
Il dato che sorprende leggendo le prime cinque posizioni è però il numero che mette a referto la provincia di Salerno, che con 1.002 cessazioni raggiunge il 2,67% di quelle a livello nazionale, subito dietro alcune tra le più grandi aree commerciali del nostro paese. A Salerno, in pratica, hanno chiuso 83,5 negozi ogni mese per 12 mesi. Un dato ancora più significativo soprattutto se si considera la dimensione relativamente più contenuta della popolazione residente nella provincia rispetto a molte altre.
Gorizia è la provincia con meno desertificazione commerciale
Nel 2024, le province con il minor numero di chiusure di attività commerciali in esercizi fissi sono state invece quella di Gorizia (57), Isernia (59) e Aosta (65). Un’ipotesi che spiega questo fenomeno potrebbe essere l’avvenuta minore desertificazione commerciale in queste aree, dove i piccoli negozi sembrano resistere meglio rispetto ad altre province anche perché più in grado di servire in maniera capillare, anche con una valenza sociale, zone che altrimenti non verrebbero servite.
Negozi chiusi, le 3 categorie Ateco più in sofferenza
Nel 2024, le tre categorie Ateco che hanno registrato il maggior numero di chiusure di attività commerciali riflettono i cambiamenti in corso nel commercio. Al primo posto c’è il commercio al dettaglio per corrispondenza o via internet, con 6.308 cessazioni. Questa categoria riguarda quei negozi che per cercare di aumentare il loro fatturato vendono prodotti attraverso cataloghi, materiale pubblicitario o siti web. I clienti scelgono cosa acquistare online o tramite telefono, e i prodotti possono essere scaricati digitalmente o spediti fisicamente al cliente. Per maggiore completezza di informazione, è bene ricordare che non fanno parte di questa categoria di esercizi quelli che vendono servizi online, per loro esistono altre categorie ATECO specifiche.
Subito dopo, con 3.764 chiusure, la tipologia di negozi che ha avuto meno fortuna nel 2024 è quella che fa riferimento al “commercio al dettaglio in esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande”. Si tratta di tutti quegli esercizi che vendono sì prevalentemente cibo ma anche articoli per la casa e cura della persona. Sono proprio quelli che devono fare maggiormente i conti con il famelico gigantismo di ipermercati e centri commerciali.
Infine, con 3.753 cessazioni, c’è il commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento in esercizi specializzati. Negozi come boutique, negozi di scarpe e negozi di vestiti sembrano soffrire sempre di più, incapaci di competere e intercettare il cambio di abitudini dei consumatori e la loro maggiore propensione a comprare online.

Cessazione attività in base al numero di abitanti
Le prime cinque province per numero di cessazioni per 100.000 abitanti nel 2024 sono state Cagliari con 120,77, Caserta con 95,97, Savona con 94.91, Salerno con 94,71 e Napoli con 89,87. Il calcolo è stato effettuato utilizzando i dati dell’Istat, che comprendono il numero delle cessazioni e la popolazione di ciascuna provincia. Il calcolo per 100.000 abitanti consente di capire meglio l’incidenza di questo fenomeno sulla popolazione locale, rappresentando una misura più precisa della densità di cessazioni rispetto alla semplice somma totale.
Il fallimento di molti negozi ha diverse cause che spesso si mescolano tra loro. Il caso della provincia di Cagliari è emblematico perché chiama in causa il calo della popolazione e la conseguente graduale desertificazione commerciale, ma anche l’incapacità da parte degli amministratori di adottare misure che incidano sugli affitti o capaci di favorire agevolazioni fiscali.
Non sfugga poi che tra le prime cinque province in questa speciale classifica ci siano nel 2024 ben tre province campane. Una tendenza chiara che dovrebbe mettere in allarme le amministrazioni del territorio: per esempio, lo smantellamento di vetrine per un maggiore aumento delle consegne a domicilio produce un impoverimento per il territorio, poiché comporta anche un minore gettito fiscale sul territorio visto che le imposte le piattaforme internazionali di e-commerce le pagano per lo più in altri paesi.
Le cinque province con meno negozi chiusi
Nel 2024, le province in cui il commercio al dettaglio in negozio sembra stare un po’ meglio rispetto ad altri territori del nostro paese – sempre per cessazioni per 100.000 abitanti – sono quelle di Bolzano, con 39,07, seguita da Gorizia con 41,32 (provincia già virtuosa nella classifica che tiene conto dei valori assoluti), Monza Brianza con 42,3, Como con 44,32 e Bergamo con 44,4.
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I dati si riferiscono al: 2024
Fonti: Unioncamere, Istat
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