In Germania è in affitto la metà della popolazione, in Svizzera il 58%

È da marzo 2020 che il problema degli affitti è emerso tra le molte emergenze legate alla pandemia. Tanti italiani sono stati costretti a subire una riduzione o addirittura la perdita del proprio reddito, magari perché messi in cassa integrazione o costretti a interrompere la propria attività dalle chiusure. E coloro che tra questi vivevano in affitto si sono trovati nell’impossibilità di continuare a pagare un canone mensile.
Si potrebbe pensare, però, che gli italiani non sono molto interessati perché sono in larga parte un popolo di proprietari di case, seguendo un vecchio luogo comune. Certo, siamo sotto la media Ue come percentuale di persone in affitto sul totale della popolazione, ma – come vedremo – questa media non è lontana.
Il contributo a fondo perduto per l’affitto
Ma vediamo quali sono state le misure prese per aiutare le persone in difficoltà con l’affitto. Già nel decreto Ristori e poi nella legge di bilancio quindi erano stati stanziati dei fondi per favorire una riduzione di questo da parte dei proprietari. Sono stati poi confermati e riorganizzati con il recente decreto Sostegni, che prevede un vero e proprio bonus affitti. Consiste in un contributo a fondo perduto a favore del proprietario dell’immobile, che riceverà la metà dell’ammontare dello sconto che concederà al locatario.
Tra le condizioni c’è la natura di prima casa dell’abitazione per chi sta pagando l’affitto, la sua collocazione in un’area ad alta densità abitativa. E il contratto deve essere stato stipulato da prima del 29 ottobre 2020. In tutto per il bonus affitti sono stati stanziati dal governo 100 milioni. Bonus che però scatterà sulla base di un accordo tra le parti e la volontà del proprietario di casa e non si tratta di un sostegno diretto a chi deve pagare un canone mensile. Ed è quindi poco prevedibile quanti saranno gli italiani che ne saranno beneficiati.

In Svizzera in affitto più di metà della popolazione
Eppure non sono pochi gli italiani che vivono in affitto. A dispetto della credenza comune per cui gli italiani sono un popolo di proprietari sono più di un quarto, il 27,7%, gli italiani che abitano in una casa in affitto. Come si vede nel grafico in alto, è meno della media Ue, che però non è molto lontana, del 30,8%.
Una media alzata dai Paesi più grandi e più ricchi, dove sono relativamente pochi coloro che vivono in una casa di proprietà, in primis la Germania, dove quasi metà della popolazione, il 48,9%, paga un canone di affitto. Solo in Svizzera, che della Ue non fa parte, si raggiunge una percentuale più alta, il 58,4%. Molti gli affittuari anche in Austria, il 44,8%. E poi in Danimarca, Svezia, Francia. In quest’ultima sono il 35,9%.
Quanto incide il prezzo delle case
Tra i motivi per cui proprio nei Paesi più benestanti si viva meno in una casa di proprietà probabilmente hanno una certa importanza il prezzo delle case decisamente più alto, soprattutto nelle città, in cui la maggioranza della popolazione vive. Ma anche la maggiore mobilità per lavoro che caratterizza chi in questi Paesi vive.
Non a caso è nei Paesi più poveri, quelli dell’Est, che vi sono invece più proprietari. Sono il 95,8% in Romania, il 91,7% in Ungheria, il 90,9% in Slovacchia. Ma si supera l’80% anche negli altri Stati Ue dell’ex sfera sovietica. Il prezzo ridotto degli immobili è solo una delle ragioni. Conta anche il calo demografico che lascia molte case libere e l’ampia percentuale di popolazione rurale che vive in piccoli centri dove non vi sono difficoltà nel trovare una casa.
Come funziona in bonus affitti
Come si nota dalla nostra infografica l’Italia fa dunque parte di quella metà dei Paesi europei con la maggior percentuale di popolazione in affitto, mediamente quelli più benestanti come si è visto. E tra questi il nostro è però anche tra gli Stati con più cittadini che vivono in una casa di proprietà senza mutuo, ben il 58,6%. Una proporzione molto alta, che rappresenta quel ceto medio e alto tra cui vi sono normalmente anche i proprietari delle case in affitto, e che rappresenta la disuguaglianza presente in Italia, anche in questo ambito.
Dove invece il 19% deve pagare un canone mensile a prezzi di mercato, e solo l’8,7% può versarne uno agevolato. In Francia sono il 16,4%, in Irlanda il 22,3%, ma sono più che in Italia, oltre il 10%, anche in tanti di quei Paesi dove in realtà gli affittuari sono pochi, come in Polonia, in Slovenia, in Lettonia, in Portogallo.
È probabilmente quella maggioranza di italiani in affitto, quella che dipende dalle fluttuazioni dal mercato e dalle decisioni dei proprietari di casa che cercherà di utilizzare il bonus affitti. Ma se questo scatterà o meno, lo abbiamo detto, dovrà dipendere dalla scelta di chi possiede l’immobile in cui vivono. In Italia la proprietà è diffusa, non tutti coloro che affittano una seconda casa sono benestanti, spesso possiedono un solo appartamento oltre al proprio. E il loro reddito dipende molto proprio dagli affitti, che arrotondano per esempio pensioni piuttosto magre. È prevedibile che sorgeranno tensioni ulteriori, tra inquilini che vorrebbe uno sconto e proprietari che non vogliono rinunciare, anche solo al 50%, a una quota di affitto.
I dati si riferisono al 2019
Fonte: Eurostat
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