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Le aziende farmaceutiche investono sempre di più: Angelini firma con Ovid contro la sindrome di Angelman

Le aziende biotech sono sempre più protagoniste nel futuro della medicina. È per questo che anche le grandi imprese farmaceutiche investono in questi incubatori di innovazioni, fornendo oltre che finanziamenti anche competenze e strumenti. Per avere un’idea del fenomeno basta sapere che nel 2011 le aziende farmaceutiche in Italia che investivano nelle biotecnologie erano soltanto il 30%, ma negli anni a seguire la crescita è stata esponenziale. Appena 5 anni dopo, il numero di case farmaceutiche era già arrivato al 78% e 3 anni dopo ancora ha toccato quota 97%.

Dal 2008 le imprese biotech sono aumentate del 45,6%

Come si vede nel grafico sopra, il comparto biotech italiano si conferma un settore in crescita. Con una popolazione di imprese che si è andata consolidando in termini numerici, dovrebbe rafforzarsi sotto il profilo dimensionale al fine di migliorare la propria competitività a livello internazionale. Infatti, se nel 2008 erano 478 le imprese biotech in Italia, a fine 2019 se ne contavano il 45,6% in più. Di queste il 49% delle imprese biotech ha come settore di applicazione prevalente quello legato alla salute umana, che storicamente si connota come il settore che ha dato il maggior impulso allo sviluppo delle tecnologie biotech. Il 39% delle imprese biotech, invece, ha come attività prevalente la produzione e/o lo sviluppo di prodotti e servizi per le applicazioni industriali, ambientali (29,9%) o veterinarie, agricole e zootecniche (8,6%).

La particolarità italiana: piccole imprese, concentrare nel Centro-Nord

Il comparto salute, quindi, genera una quota preponderante del fatturato, corrispondente a oltre 9 miliardi, il 75% del totale, e determina la maggior parte degli investimenti complessivi in R&S, il 91%, ed occupa oltre il 75% degli addetti alla R&S biotech in Italia. Biofarmaci, diagnostici, vaccini: sono questi i tre macro ambiti di applicazione delle biotecnologie nel settore della salute. L’unico problema del tessuto industriale italiano è che l’80% è costituito da imprese di piccola e micro dimensione.

Fra il 2017 e il 2019 sono state registrate oltre 50 nuove start-up innovative attive nelle biotecnologie. Anche la distribuzione territoriale è particolare nel nostro Paese: il 27,8% delle imprese ha sede in Lombardia, il 9,3% in Lazio, l’8,8% in Veneto e Emilia-Romagna, mentre l’8% in Piemonte. È proprio in Lombardia che viene registrato più del 30% del fatturato delle imprese biotech in Italia.

Angelini investe sulla biotech contro la sindrome di Angelman

Queste realtà, per la maggior parte giovani e con pochi dipendenti, investendo gran parte dei ricavi in R&S, hanno bisogno dell’aiuto di grandi gruppi farmaceutici che possono aiutare anche la commercializzazione. È quello che il gruppo Angelini ha fatto siglando una partnership con la biotech Ovid Therapeutics Inc comprando i diritti di commercializzazione in Europa del farmaco che cura la sindrome di Angelman in campo neurologico. Ovid riceverà un anticipo di 20 milioni di dollari e avrà diritto di ricevere ulteriori pagamenti, fino a un totale di altri 212,5 milioni, Angelini Pharma sarà responsabile dello sviluppo, della produzione e della commercializzazione di OV101 (gaboxadol) per il potenziale trattamento della sindrome nell’Unione Europea, successivamente in Svizzera, Turchia e Regno Unito.

 

 

I dati si riferiscono al 2008-2020

Fonte: ENEA, Federchimica

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