Per le donne si sale a 64,2. Malta è prima (73,4), all’ultimo posto la Lettonia (53,7)
Gli italiani sono secondi in Europa, subito dopo la Spagna, per aspettativa di vita con 83,1 anni di media. Gli italiani, però, scendono di qualche posizione in classifica in una graduatoria simile, ma diversa (e sicuramente meno nota in Italia): l’aspettativa di vita in buona salute.
Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, ci dice infatti che nel 2018 la speranza di vita in buona salute viene stimata in 64,2 anni per le donne e 63,7 anni per gli uomini. Come si vede nel grafico in alto, tra gli Stati membri dell’Unione europea Malta registra il numero più alto di anni di vita in buona salute nel 2018 per le donne (73,4 anni), seguita da Svezia (72 anni) e Irlanda (70,4 anni). L’Italia è al 7° posto con una media di 66,8 anni.
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Che cos’è l’aspettativa di vita in buona salute
Ma che cosa si intende per aspettativa di vita in buona salute? Eurostat ha reso uniformi i parametri per poter rendere omogenei i dati raccolti dagli uffici di statistica dei vari Paesi. In generale, si intende l’aspettativa di vita senza disabilità. Il calcolo viene fatto secondo il metodo Sullivan in base alla prevalenza (la proporzione della presenza di un determinato “evento” sul totale) di condizioni di disabilità nella popolazione di ogni singolo Stato. Tuttavia – come precisa Eurostat – ci possono essere differenze culturali nel definire i vari livelli di disabilità.
L’aspettativa di vita di uomini e donne
Il numero di anni di vita in buona salute alla nascita è stato più elevato per le donne che per gli uomini in 19 degli Stati membri dell’Ue, con una differenza tra i sessi generalmente relativamente piccola. E’ il caso dell’Italia: l’aspettativa è 66,9 anni per le donne e 66,8 per gli uomini. In 5 Stati membri dell’Unione europea il divario è stato di oltre 2 anni: Polonia (+3,8 anni), Bulgaria (+3,6 anni), Lituania (+2,8 anni), Lettonia (+2,7 anni) ed Estonia (+2,3 anni). All’estremità opposta della scala, in sette Stati membri dell’UE il numero di anni di vita in buona salute per le donne era inferiore rispetto agli uomini. Le maggiori differenze sono state osservate nei Paesi Bassi (-3,9 anni), Danimarca (-3,4 anni) e Finlandia (-3,1 anni).
Come è cambiata la speranza di vita con il Covid
Il British Medical Journal ha provato a calcolare come, e, soprattutto, di quanto è cambiata la speranza di vita in seguito alla pandemia. Detto meglio: considerando che in tutto il mondo il virus ha mietuto qualcosa come 5 milioni di morti (circa 133mila solo in Italia), quanti sono gli anni di vita che sono andati persi?
Chiaramente si tiene conto, in questo calcolo, dell’età del defunto e si stima quanti anni, statisticamente, avrebbe potuto vivere ancora. Come si sa il virus ha mietuto la maggior parte di vittime tra le persone più avanti con l’età, soprattutto ultra 65enni e, ancora di più, 80enni. Ma non sono mancati anche i giovani e i giovanissimi che hanno perso la vita a causa della pandemia: persone, queste ultime, che chiaramente fanno salire il numero degli anni persi.
La speranza di vita dopo il Covid
Secondo il British Medical Journal il totale degli anni di vita persi nel mondo ammonta a ben 28 milioni distribuiti, non equamente (dipende dal numero dei morti e dalla loro età) su 37 Paesi del mondo presi in considerazione dallo studio. Considerando che quando una persona muore, soprattutto se giovane, fa abbassare la speranza di vita del Paese in cui vive, sempre il giornale stima che in 31 dei 37 Paesi considerati la speranza di vita, dal punto di vista statistico, sia diminuita.
Parlando dell’Italia bisogna necessariamente citare un lavoro dell’Ocse sulla mortalità che nel nostro Paese, per tutte le cause e quindi non solo per colpa del virus, è aumentata del 12,9% rispetto alla media dei 5 anni precedenti. Per di più i sintomi della depressione sono triplicati e sono crollati gli screening oncologici.
La mortalità infantile e l’aspettativa di vita
Queste statistiche sono, comunque, influenzate da un fenomeno drammatico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel 2020 stima che circa 6,2 milioni di bambini sotto i 5 anni di età siano morti a causa di cause prevenibili come malattie infantili, malnutrizione e problemi legati all’acqua e all’igiene. Questa è una triste realtà che richiede ulteriori sforzi per migliorare l’accesso alle cure mediche e alle risorse per la salute nei paesi in via di sviluppo.
Le cause della mortalità infantile
Le cause principali della mortalità infantile sono complesse e variano in base a molteplici fattori, tra cui il livello di sviluppo economico del paese, l’accesso alle cure mediche, le condizioni igieniche e nutrizionali e le pratiche sanitarie. Alcune delle principali cause di mortalità infantile includono:
- Malattie respiratorie, come bronchiolite e polmonite
- Diarrea
- Malattie neonatali, come la sepsi e la mortalità del neonato
- Malattie della pelle, come la dermatite neonatale
- Malnutrizione
- Problemi legati alla nascita, come parto prematuro e basso peso alla nascita
I dati si riferiscono al: 2018
Fonte: Eurostat
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