Il peso reale del Paese contrario agli Eurobond che sta tenendo sotto scacco l’Eurozona
I Paesi Bassi, o Olanda come il Paese viene impropriamente chiamato (Olanda è solo una sua regione), sono agli onori delle cronache come forse mai prima per il duro dibattito all’interno dell’Eurogruppo che li vede come falchi contrari a ogni ipotesi di Eurobond e MES senza condizioni. Ancora più della Germania della Merkel, che appare un po’ più morbida secondo i retroscena.
Potranno i piccoli Paesi Bassi tenere sotto scacco l’Europa? Sulla base di quale peso? I dati ci dicono chiaramente che rappresentano una porzione piccola sia della UE che dell’Eurozona, qualsiasi indicatore vogliamo usare, e tuttavia il loro peso cambia molto se guardiamo solo alla demografia, alla superficie o invece se ci spostiamo sull’economia.
Complessivamente sono grandi circa come Lombardia e Veneto messe insieme, molto poco quindi, e rappresentano di conseguenza solo lo 0,97% della superficie della UE e l’1,5% dell’Eurozona. Si tratta però di un Paese molto densamente popolato, come la nostra Campania, e avendo superato i 17 milioni di abitanti la sua popolazione rappresenta una quota maggiore di quella europea, il 3,87% di quello della UE e il 5,05% di quello dell’Eurozona.
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L’importanza dell’effetto Rotterdam
Ma la vera importanza dei Paesi Bassi è quella economica. Il suo PIL di circa 812 miliardi all’anno incide per il 5,83% su quello totale della UE e per il 6,82% su quello dell’Eurozona. Da dove deriva la ricchezza del Paese?
Sicuramente in parte dalla secolare vocazione commerciale. Il peso del 5,83% dal punto di vista del PIL diventa del 9,78% se consideriamo le esportazioni, e si sale al 12,23% se includiamo solo i Paesi che adottano l’euro. Basti pensare che è seconda dopo la Germania quanto a export, superando anche Italia e Francia.
Attenzione però, una parte importante la gioca l’effetto Rotterdam, ovvero il fatto che molti prodotti vengono conteggiati come esportazioni olandesi anche se in realtà si tratta di ri-esportazioni dopo essere giunti nel porto appunto di Rotterdam. Si calcola che più del 40% dell’export sia dovuto a tale effetto.
Il peso sul fisco UE minore di quello sul PIL
Vi è poi il famoso capitolo dei vantaggi per le multinazionali, attratte da una tassazione inferiore. Si tratta non tanto delle aliquote sui profitti, che sono al 25%, non così basse, o sui redditi da lavoro, ma di quelle, a zero, sui dividendi e le plusvalenze derivanti da società controllate e dall’assenza di ritenute sui dividendi erogati dalle società presenti nei Paesi Bassi.
Questo influisce indirettamente sulla competitività dei Paesi Bassi a spese, a parità di altri fattori, di quella di altri Paesi, spostando i quartier generali e quindi le competenze da tutta Europa all’Aia o a Rotterdam. Ciò consente una tassazione inferiore. E si vede dai dati. Il gettito fiscale olandese è il 5,22% di quello UE e il 6,2% di quello dell’Eurozona. Se il peso del gettito fosse lo stesso del PIL, 5,83% e 6,82%, ovvero se il peso del fisco fosse più alto, gli olandesi dovrebbero pagare una ventina di miliardi in più di tasse. E probabilmente non hanno nessuna intenzione di farlo, men che meno se viene chiesto loro da altri Paesi.
Fonte: Eurostat
I dati si riferiscono al 2019
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