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In Lombardia gli uomini 35-64enni meno istruiti muoiono 2,37 volte di più

Questa pandemia allarga le disuguaglianze e svantaggia soprattutto chi svantaggiato lo è in partenza. Se l’avevamo già visto negli Stati Uniti, dove sono stati gli afroamericani e i nativi americani a morire più di tutti di coronavirus, ora grazie all’Istat arrivano conferme ufficiali anche per quanto riguarda l’Italia.

Numeri alla mano, a marzo la differenza tra il tasso di mortalità di chi ha una istruzione inferiore e di chi ce l’ha superiore è aumentata. Era già presente, va detto, ed è un fatto già di per sè rilevante, ma la presenza della pandemia che è stata la causa della gran parte dei morti in diverse aree del Paese, ha fatto sì che questo divario aumentasse. Soprattutto in Lombardia e nelle regioni più colpite.

E in particolare negli uomini, a cui i dati nell’infografica si riferiscono, non a caso più interessati in modo fatale dal Covid19. I dati sono eloquenti. Mentre per esempio nel 2019 il tasso di mortalità (il numero di decessi per abitante di una zona e/o di una coorte di età) di chi era meno istruito in Lombardia era di 2,09 volte superiore a quello di chi aveva titoli di studio maggiori, nel 2020 è divenuto di 2,37 maggiore tra gli uomini tra i 35 e i 64 anni. Vuol dire in termini percentuali che se l’anno scorso la probabilità  di morire a quest’età era del 109% (quindi più che doppia) più alta per chi aveva studiato meno, quest’anno, almeno in marzo, è stata del 137%.

Le disuguaglianze sono maggiori tra i più giovani

Il gap è cresciuto da 2,28 volte in più a 2,33 in più anche nelle altre aree ad altra diffusione del virus, mentre è diminuita laddove il contagio è stato inferiore. Importante la crescita dei divari anche tra gli uomini tra i 65 e i 79 anni, anche in questo caso nelle regioni con più casi di coronavirus, come la Lombardia, dove la differenza tra la mortalità dei meno istruiti e quella di chi lo è di più passa dall’essere dell’1,22 maggiore all’1,73 più alta.

Inferiore, e soprattutto non variato, il gap tra gli uomini 80enni, anche nelle aree con maggiore contagio. Si passa per esempio nelle regioni ad alta diffusione del Covid19 da un +27% di mortalità tra i meno istruiti al 29%. Questi dati ci dicono cose molto chiare. Innanzitutto che già normalmente chi studia meno muore prima, e che questo è più vero per chi è di mezza età, per cui la mortalità è in media bassa, e per cui contano di più fattori socio-economici che il naturale decadimento della vecchiaia. 

Chi è meno istruito lavora in condizioni più favorevoli al contagio

E poi che l’istruzione è sempre legata al reddito e alle condizioni lavorativa. E visto è più facile che a essere in una situazione di fragilità sanitaria, con patologie croniche, se si è più poveri, non appare una sorpresa il fatto che il coronavirus, che ha colpito proprio chi aveva già più malattie pregresse, abbia ucciso persone più povere e meno istruite.

Vi è anche l’aspetto del lavoro. I dati confermano anche il fatto che chi ha studiato meno e quindi ha un reddito inferiore si ritrovano in una condizione occupazionale più precaria, instabile, e pericolosa, ovvero a svolgere mansioni manuali che non possono essere fatte in smart working, in luoghi affollati (logistica o ristorazione per esempio), in cui il contagio è maggiore.

Tutti fattori su cui prendere appunti per emergenze simili futuri

I dati si riferiscono al marzo 2019-2020

Fonte: ISTAT

Leggi anche: Istruzione, le donne battono nettamente gli uomini

 

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