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Trasformazione energetica e internazionalizzazione, ecco le strade che potranno percorrere A2A, Hera, Iren e Acea

Sono nate come realtà locali e rimangono aziende di servizi pubblici, fornendo gas e energia elettrica, gestendo il ciclo dei rifiuti e dell’acqua. Eppure, economicamente, sono grandi gruppi da oltre 4 miliardi di fatturato e capitalizzazioni di Borsa che le annoverano tra le prime 40 società di Piazza Affari. Stiamo parlando delle società multiutility che sono chiamate ad essere protagoniste della transizione energetica nel nostro Paese e non solo. Ecco i numeri.

Quanto si è ridotta la domanda nel primo semestre del 2020?

Le cifre del primo semestre 2020, nonostante i rilevanti effetti della pandemia, sono state positive. Lo sappiamo, il primo semestre è stato caratterizzato, a partire da marzo, dall’emergenza legata alla diffusione del virus Covid-19, che ha portato pesanti ripercussioni sul quadro economico e finanziario. Sebbene il contesto caratterizzato dal crollo della domanda e da dinamiche di prezzo piuttosto combattive, i risultati nel periodo hanno subito riduzioni contenute. Il fabbisogno netto di energia elettrica in Italia nel primo semestre del 2020 è stato parti a 143.513 GWh, facendo emergere una contrazione dell’8,9% rispetto ai volumi dello stesso periodo del 2019. Inoltre, anche la domanda di gas naturale ha registrato un calo del 10,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente fermandosi a 35.842 Mmc.

Il progetto di internazionalizzazione di A2A e Hera

Ma nonostante questi gravi ostacoli, nel grafico sopra vediamo le cifre raggiunte dalle quattro maggiori utility in Italia. Numeri che fanno intuire che queste realtà difficilmente potranno continuare a rimanere locali. È per questo motivo, infatti, che Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, non si scombina quando afferma che il prossimo piano industriale della società lombarda potrà scombinare le carte sul tavolo. L’intenzione è quella di portare tecnologie già presente nel nostro Paese anche all’estero e l’alleanza, appena firmata, con il colosso francese Suez per una joint venture sullo smaltimento dei rifiuti industriali, potrebbe andare proprio in questa direzione. Per quanto riguarda Hera, leader del settore con oltre 3,3 milioni di clienti, dopo l’ultima acquisizione in Veneto con Ascopiave, bisognerà aspettare gennaio e il piano industriale 2025. Ma anche la società bolognese inizia a guardare oltre il confine con Aliplast, che ha impianti di smaltimento in Spagna, Francia e Polonia.

La trasformazione energetica allarga il mercato delle Utility

Se Acea è la più focalizzata sugli investimenti legati al territorio, Iren ha da poco presentato il suo piano industriale al 2025 e sono previsti 3,7 miliardi di investimenti sulla circular economy a livello nazionale. È proprio per il processo di riciclo che il presidente di A2A Pautano guarda ai paesi nordici. Quest’ultimi sono molto più bravi degli italiani nel riciclaggio, eppure anche per loro la percentuale di riciclo non potrà mai raggiungere il 100%. È per questo che la miglior soluzione tecnologica per lo smaltimento rimane la trasformazione in energia con impianti di termovalorizzazione di nuova generazione, strappando molti rifiuti alle discariche e, quindi, lasciando ancora fette di mercato nazionali a chi queste tecnologie le possiede.

 

I dati si riferiscono al 2020

Fonte: A2A, Hera, Iren, Acea

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