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É il vero dato da guardare: come sono messe le regioni italiane?

Saturazione delle terapie intensive nelle regioni italiane. É il vero dato da guardare in questa seconda ondata del contagio da coronavirus in Italia. É vero, ci sono i dati dei contagi. Ma quelli, ormai lo sappiamo, dipendono dal numero di tamponi che sono stati effettuati e, proprio quando la situazione diventa emergenziale, il sistema di tracciamento salta. L’ondata di marzo e aprile, inoltre, ci ha insegnato che il numero di persone ricoverate in terapia intensiva ci dice quanto il sistema sanitario di una regione sia sotto stress. Non a caso, la soglia da non superare un nuovo lockdown, è espressa nel numero di ricoverati con Covid in terapia intensiva da non superare: 2.300. Adesso, siamo a 1.208 (è il dato dell’ultimo bollettino della Protezione civile, quello di domenica 25 ottobre 2020).

Quanto sono sature le terapie intensive?

Vediamo, però, quanto sono sature le terapie intensive nelle varie regioni prendendo come soglia di allarme il 30% dei posti occupati da pazienti con coronavirus. Sì, perché servono ovviamente posti anche per chi finisce in terapia intensiva per altri motivi. E, non dimentichiamolo, i pazienti con Covid-19 devono stare isolati costringendo così i reparti a sforzi enormi.

Ma veniamo al dunque: se calcoliamo il rapporto tra posti disponibili per regione e il numero di ricoverati in terapia intensiva (prendendo i dati giornalieri della Protezione civile, quelli di domenica 25 ottobre) abbiamo quello che potremmo definire come tasso di saturazione. Lo vediamo nel grafico in alto: la regione che rischia di più per il momento è l’Umbria con il 41%. L’unica che supera la soglia del 30% di cui parlavamo. Seguono la Sardegna, la Campania e il Piemonte.

Bisogna, però, fare un passo indietro. Come si può intuire, il numero di posti letto disponibili attualmente non è quello pre-Covid. Come avevamo già visto in altre occasioni, secondo il ministero della Salute, i posti in terapia intensiva nel 2018 erano 5.223. Durante la pandemia le regioni sono state costrette ad aumentare il numero di posti. Tanto che, secondo i dati contenuti in un verbale del 24 aprile scorso del Comitato tecnico scientifico (Cts), i posti in terapia intensiva operativi in Italia sono arrivati a 8.817: 5.179 già presenti e 3.638 aggiunti con la pandemia.

L’aumento (non completato) dei posti

Ad aprile, però, il governo ha cercato di rendere definitivo tutto ciò che era stato fatto con l’emergenza aumentando la capacità di posti del sistema sanitario. Con il decreto Rilancio è arrivato con un piano per aggiungere 3.443 posti letto in terapia intensiva per fronteggiare con maggiore tranquillità le emergenze future. L’obiettivo era ed è quello di aggiungere 3.443 posti letto in terapia intensiva e 4.123 in sub-intensiva, con la metà di questi trasformabili se necessario in terapia intensiva: una dote dunque di 5.500 posti in più da destinare ai pazienti più gravi.

Però, al momento solo una parte di questi posti letto sono stati allestiti e l’obiettivo pare ancora lontano. Quello che possiamo fare, adesso, è guardare quali sono le regioni che, al momento, hanno incrementato di più il loro impegno. Lo vedete nel grafico sopra: è la differenza tra i post pre-Covid e quelli attuali. Il Veneto batte tutti, mentre l’Umbria non ha aggiunto nemmeno un posto. E adesso pare più a rischio delle altre regioni.

Fonte: Protezione civile, Ministero della Salute e Cts

Ultima modifica: 26 ottobre 2020 (i dati sono aggiornati al 25 ottobre 2020)

Leggi anche: Terapia intensiva, il confronto con la Germania 

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