E’ il 2,65% del Pil: siamo sesti in Europa. Ecco tutte le addizionali sulla benzina
Tutti usiamo l’energia, ma in quanti sanno quanto spendiamo di tasse sul carburante? Ci sono infatti diverse aliquote fiscali a seconda dell’utilizzo dell’energia, così come delle riduzioni fiscali facoltative e regimi di esenzione che differenziano, a livello di tassazione, il consumo energetico nei diversi settori economici.
Gli attori interessati sono numerosi: i produttori, i commercianti di energia elettrica e prodotti energetici, i consumatori di energia elettrica, i cittadini, i fabbricanti di mezzi di trasporto e i prestatori di servizi di trasporto. L’Italia ha superato la media europea sia per le tasse energetiche che sui carburanti per autotrazione ma, prima di passare a vedere quanto versano ogni anno gli italiani in tasse sul carburante, spieghiamo come sia stata gestita a livello normativo la tassazione sull’energia.
Quanto spendiamo in tasse sul carburante
Con la direttiva 2003/96/CE sono state stabilite le norme dell’Ue in materia di tassazione dei prodotti energetici (cioè i prodotti usati per far funzionare i motori o produrre calore, come il carburante per motori o il combustibile per il riscaldamento) e dell’elettricità, lasciando però liberi gli Stati membri di fissare le proprie aliquote nazionali (oltre a quelle minime fissate in sede comunitaria). L’obiettivo è garantire il funzionamento del mercato interno ed evitare la doppia tassazione o la concorrenza tra fornitori di energia per la differenza di aliquote d’imposta nazionali. In verità, però, non si è creata una vera parità nel mercato unico per la circolazione dei prodotti energetici tanto che l’Italia è tra i Paesi dove si pagano più tasse.
Tasse energetiche, il confronto europeo
L’Italia, infatti, secondo l’analisi delle imposte sui prodotti energetici pubblicata dal Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze), nel 2019 ha superato la media europea con un ammontare pari a 47 miliardi e 453 milioni di tasse, uno dei livelli più alti in termini assoluti ma anche in rapporto al Pil (2,65%). Come illustrato nel nostro grafico sopra, l’Italia è al sesto posto in Europa per Pil più alto. Al primo posto della classifica troviamo la Grecia, dove si versano in tasse 5 miliardi e 575 milioni di euro per una percentuale in rapporto al Pil del 3,04% e a seguire l’Estonia con una spesa di 817milioni di euro e una percentuale su Pil pari a 2,91%.
Dall’analisi, inoltre, risulta che versano meno in tasse anche i francesi con un ammontare di 47 miliardi e 101 milioni ed una percentuale in rapporto al Pil dell’1,94%. Ma anche i britannici con 43 miliardi e 345milioni e una percentuale su Pil pari a 1,72%. I tedeschi versano al fisco 50 miliardi e 565 milioni anche perché è il Paese più popoloso d’Europa e quindi è ovvio che i miliardi versati siano di più. Ma in realtà, se si guarda la percentuale delle tasse sul Pil si scopre che è dell’1,47%, inferiore al dato italiano.
Tasse sulla benzina, a quanto ammontano in Italia
Abbiamo detto, quindi, che in Italia l’ammontare delle spese in termini di tasse in tutto il 2019 è stato di 47 miliardi e 453 milioni. Di questi ben 26 miliardi e 230 milioni sono le tasse che abbiamo pagato sulla benzina per l’autotrazione, per una percentuale in termini di Pil pari all’1,47%. Anche in questo caso si supera la media europea, tanto da avvicinarci alla Germania, dove l’ammontare di tasse sulla benzina è di 36,7 miliardi, l’1,06% del Pil.

Tutte le tasse sulla benzina che paghiamo in Italia
Ovviamente se non ci fossero le accise e l’Iva, in Italia il costo carburante sarebbe molto più economico rispetto alla media europea. Ma oltre a tasse e accise ci sono addizionali che insistono sul prezzo del carburante per autotrazione che hanno motivazioni molto ma molto lontane nel tempo. Eccole:
- 0,000981 euro per il finanziamento della guerra d’Etiopia (1935-36);
- 0,000723 euro per il finanziamento della crisi di Suez (1956);
- 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963);
- 0,000516 euro per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966);
- 0,000516 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968);
- 0,0511 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976);
- 0,0387 euro per la ricostruzione in seguito al terremoto dell’Irpinia (1980);
- 0,106 euro per la missione Onu in Libano (1983);
- 0,0114 euro per la missione in Bosnia con l’Onu (1996);
- 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004);
- 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici (2005);
- 0,0051 euro per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila (2009);
- Un’imposta tra 0,0071 e 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura (2001);
- 0,04 euro per il finanziamento della crisi migratoria libica (2011);
- 0,0089 euro per la ricostruzione dopo l’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana (novembre 2011);
- 0,082 euro per il finanziamento del decreto “Salva Italia” (dicembre 2011);
- 0,02 euro per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia (2012);
- 0,005 euro per la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo e il finanziamento del “Bonus gestori”;
- 0,0024 euro per il finanziamento delle spese del decreto Fare “Nuova Sabatini” (1 marzo-31 dicembre 2014).
Gli italiani pagano più tasse sulla benzina
Secondo la classifica del Dipartimento delle Finanze del Mef, il più alto carico fiscale del 2020 (ogni mille litri) è stato quello dei Paesi Bassi, pari a 1.080 euro per la benzina e 727 per il gasolio, con una percentuale differenziale tra i due carburanti di 32,69%. Al secondo posto troviamo la Grecia con 989 euro per la benzina, 648 per il gasolio e una differenza di percentuale tra benzina e gasolio del 34,48%. Subito dopo c’è l’Italia con 987 per la benzina, 855 per il gasolio e 13,37% come differenza tra i due carburanti.
I dati si riferiscono al: 2019-2020
Fonte: Mef, dipartimento delle finanze
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