Negli Usa è allo 0,9%, ma sale in Giappone: 3,4%. Il record in Francia: 4,2%
Puntualmente viene riportata al centro del dibattito politico, con motivazioni economiche, di gettito fiscale, ma anche morali, legate a istanze di giustizia sociale e solidarietà intergenerazionale. Si tratta delle tasse di successione. Ovvero dell’imposta che gli eredi del defunto devono passare allo Stato al momento dell’entrata in possesso dei beni del genitore o del parente che è mancato. Tipicamente si tratta di un immobile, ma non solo, possono essere anche quote di una società o azioni. Regole simili valgono anche per una donazione tra persone vive.
Chi vuole aumentare le tasse di successione
La proposta questa volta viene dal Pd, che vorrebbe aumentare il gettito delle tasse di successione in modo da aiutare finanziariamente con tale incremento metà dei 18enni italiani, dando loro 10 mila euro a testa da spendere in formazione e istruzione, per alleviare le difficili condizioni economiche dei giovani.
Servirebbero 2,8 miliardi. Ovvero una somma molto superiore a quella generata dalle imposte attuali sull’eredità, che anche prima della pandemia non arrivavano a garantire allo Stato meno di un terzo di tale cifra. Come si vede dalla nostra infografica, anche non volendo considerare il dato ovviamente anomalo del 2020, ovvero 396 milioni di euro, il gettito delle tasse di successione era giunto al massimo a 820 milioni, nel 2018. Per scendere a 798 nel 2019.

Le tasse di successione abolite nel 2001
Il dato del 2018 era stato il culmine di un graduale aumento negli anni cominciato nel 2007, alla reintroduzione dell’imposta da parte del governo Prodi, e continuato man mano che venivano pagate le tasse relative ai decessi non più del periodo precedente alla reintroduzione, ma avvenuti negli anni successivi. Così il gettito, di 149 milioni nel 2007, era cresciuto a più di 500 milioni nel 2011, a 622 milioni nel 2013 e nel 2014, fino alle cifre massime che abbiamo visto.
Perché la tassa di successione non è sempre stata la stessa. C’è stato un periodo in cui non è esistita. Nel 2001 il secondo governo Berlusconi la abolì, lasciando solo l’imposta ipotecaria o catastale, rispettivamente del 2% e dell’1% sul valore dell’immobile, che si riduceva a 168 euro in caso di prima casa di almeno un beneficiario. Questo portò in fretta a una riduzione del gettito sotto i 100 milioni, fino a un minimo di 47 nel 2006.
Il calcolo delle tasse di successione
L’abolizione interveniva ad eliminare un modello di tassazione di tipo progressivo che includeva una franchigia, prima di 250 poi di 350 milioni di lire, e aliquote differenziate in base al grado di parentela e all’ammontare dell’asse ereditario. Si andava dal 3% per i patrimoni più piccoli e i parenti di primo grado al 33% per quelli oltre i 3 miliardi di lire ereditati da soggetti che non fossero parenti.
Un’ultima semplificazione, sulla spinta della pressione politica di chi avrebbe voluto un’abolizione, fu quella del 2000 eliminando gli scaglioni e prevedendo un’aliquota del 4% per coniugi e parenti di primo grado, del 6% per i parenti più lontani e l’8% per tutti gli altri. Ma rimase in vigore molto poco. Nel 2001 l’intera imposta fu eliminata, per essere poi reintrodotta nel 2006, ma con regole in parte diverse dalle precedenti
La franchigia delle tasse di successione
Oggi infatti la franchigia è di un milione di euro, molto più alta. Per il resto rimane l’aliquota del 4% per coniugi e figli, che diventa zero però nel caso di un’impresa di cui ci si impegni a continuare l’attività. Ed è sempre del 6% per fratelli e sorelle e dell’8% oltre il quarto grado. La franchigia sale a 1,5 milioni in caso di un erede portatore di handicap.
Il gettito delle tasse di successione in Francia
Sia l’abolizione che la reintroduzione dell’imposta furono effettuate in realtà soprattutto per motivi politici. Dal punto di vista finanziario l’impatto della tassa di successione è infatti sempre stato limitatissimo. Anche quando era arrivata a fruttare più di un miliardo di euro, nel 1999 e 2000, in realtà questa non contribuiva al totale delle entrate fiscali per più dello 0,35%. Percentuale ovviamente poi ulteriormente crollata e risalita negli ultimi anni, ma non oltre il 0,19%. Almeno se consideriamo le entrate dello Stato Centrale.
Secondo i dati Ocse sono molti i Paesi che si trovano in una posizione simile a quella italiana da questo punto di vista, dalla Svizzera alla Svezia, all’Austria. Tuttavia in quelli più grandi la tassa di successione ha maggiore importanza. In media il suo gettito arriva al 0,9% delle entrate federali negli Usa, a percentuali simili nel Regno Unito, al 2,8% in Corea del Sud, al 3,4% in Giappone e addirittura al 4,2% in Francia. Dove da sempre per questioni ideologico-culturali le imposte sui patrimoni, quindi anche quelli ereditati sono decisamente più alte.
La tassa di successione al 20%
La proposta del Pd, che mira a imporre un’aliquota del 20% per gli assi ereditari superiori ai 5 milioni, porterebbe il gettito della tassa di successione italiana al 0,6% circa. Non sarebbe una percentuale enorme, ma la principale domanda è se tutto ciò sia realistico.
Sarebbe molto facile per le poche famiglie interessate da tale aumento trasferire le proprietà in vita per evitare che scatti l’aliquota maggiore. È sempre successo, e non c’è alcun motivo per cui non accada ancora.
I dati si riferiscono al 1995-2020
Fonte: Istat
Leggi anche: Tasse sulle aziende, gli Stati Uniti sono 12° nel mondo
Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.


