In Europa 8.692 episodi in un anno, da noi 1.795. E a Graz i morti sono 10
Scene da Stati Uniti. Ma questa volta è successo in Europa, in Austria. Il 10 giugno 2025, un ex studente di 21 anni ha fatto irruzione in un istituto scolastico di Graz armato con una pistola e un fucile da caccia legalmente detenuti dal padre. Ha aperto il fuoco in più aule, colpendo studenti e insegnanti. Sette studenti e due docenti sono morti sul colpo, mentre una decima vittima è deceduta in ospedale nelle ore successive. Almeno una dozzina di persone sono rimaste ferite. L’autore della strage si è suicidato in un bagno dell’edificio. È la peggiore sparatoria scolastica nella storia moderna dell’Austria. Un fatto che richiama alla memoria le stragi nei licei americani, ma che riporta al centro una domanda scomoda anche per l’Europa: quanto sono diffuse le armi da fuoco nel nostro continente? E in Italia? Tanto a giudicare dalle volte che queste sparano in un anno.
Violenza armata, 8.692 casi in un anno nella Ue
Tra il 1° giugno 2024 e il 1° giugno 2025, nei 27 Paesi dell’Unione Europea si sono registrati 8.692 episodi legati all’uso di armi da fuoco. A dirlo è Gunviolence.eu, una piattaforma finanziata dall’Ue e gestita dal Flemish Peace Institute che monitora quotidianamente la cronaca europea grazie a un sistema di intelligenza artificiale. Il numero comprende omicidi, tentati omicidi, ferimenti, sequestri di armi e altri incidenti documentati da fonti giornalistiche attendibili. Non sono invece conteggiati i suicidi con armi da fuoco, che rappresentano una quota importante della mortalità legata alle armi, ma che vengono esclusi perché non rientrano nella definizione adottata di “violenza armata”.
Il monitoraggio si basa sull’analisi automatica di oltre 350 testate online in tutti i Paesi dell’Ue. Quando un articolo riporta un evento rilevante con armi da fuoco, il sistema genera una scheda con data, luogo, dettagli dell’incidente e link alla fonte. Anche le sparatorie da parte delle forze di polizia sono escluse dal conteggio. Il risultato non è quindi un censimento ufficiale, ma uno strumento utile per confrontare i dati tra Paesi diversi, ancor più che c’è l’omogeneità del metodo utilizzato.
Spari in Europa: l’Italia guida la classifica
Il Paese europeo dove si spara di più è l’Italia. Nei dodici mesi compresi tra giugno 2024 e giugno 2025 sono stati registrati 1.795 episodi di violenza armata, come mostra il grafico sopra. Nessuno, tra i 27 Stati dell’Ue, è riuscita a fare peggio, ma a guardare bene neppure ad avvicinarsi. L’Italia da sola rappresenta il 20,65% del totale europeo. Alle sue spalle ci sono Francia (1.375 episodi, pari al 15,82%), Germania (1.003, 11,54%) e Spagna (814, 9,37%). Al quinto posto, però, spicca un Paese che pochi assocerebbero alla violenza armata: la Svezia, con 615 episodi, pari al 7,08% del totale europeo. Un dato sorprendente per il paese del Nord Europa, ma che riflette una dinamica emersa negli ultimi anni: la crescita esponenziale di episodi legati alla criminalità organizzata.
Per non avere timori di alcun tipo su possibili sparatorie, anche accidentali, Gunviolence.eu consiglia l’Estonia con appena 3 episodi, pari allo 0,03% del totale europeo. Seguono Malta, con 7 casi (0,08%), e Lettonia, con 10 episodi (0,12%). Anche Lussemburgo e Ungheria si fermano a 18 casi ciascuna. In tutti e cinque i Paesi si contano in totale 56 episodi in un anno: meno di quanti ne avvengono in Italia in undici giorni.

Litigi, gelosie e incidenti: i motivi per cui si spara
Se si guarda dentro il dato italiano, si scopre che su 1.795 episodi totali, ben 346 sono classificati come litigi generici, cioè conflitti finiti male: tra vicini, conoscenti, passanti, in contesti pubblici o privati. Un altro blocco importante riguarda gli episodi di violenza domestica, che sono 107: l’arma da fuoco viene usata in famiglia, spesso contro il partner o altri parenti.
Non mancano poi gli incidenti, in tutto 80, in cui lo sparo avviene involontariamente: durante la pulizia di un’arma, durante una battuta di caccia, o per un errore di custodia. E infine c’è l’area più ambigua e inquietante: 60 casi sono legati a relazioni sentimentali, spesso gelosie, tradimenti o separazioni, che sfociano nell’uso della pistola.
Rapine, droga, clan: quando spara la criminalità
Quando si parla di armi da fuoco in Italia, la criminalità resta un problema non certo marginale. Le rapine a mano armata sono il fenomeno più frequente, con 394 episodi di violenza armata registrati in un solo anno. A seguire ci sono le azioni attribuite a gruppi criminali organizzati (277 casi) e quelle legate al traffico di droga, che ne contano 246. Il commercio illecito di armi compare in 120 episodi, mentre gli omicidi con l’uso di pistole o fucili sono 106. A questi si aggiungono minacce armate (75), furti (34), sequestri di persona (11), effrazioni con armi (9) e 13 episodi classificati come terrorismo.
Come funziona la legge sulle armi in Italia ed Europa
In Italia possedere un’arma è legale, ma solo a precise condizioni: il sistema italiano è restrittivo ma non proibitivo, e punta a limitare la diffusione delle armi attraverso autorizzazioni selettive e controlli ricorrenti. Serve avere almeno 18 anni, nessun precedente penale e superare una serie di controlli sanitari e tecnici. La legge richiede un certificato di idoneità psicofisica rilasciato da una struttura pubblica, da rinnovare periodicamente, e una prova di capacità al maneggio, obbligatoria per chi non ha svolto il servizio militare.
Per detenere armi in casa serve una licenza rilasciata dal questore, che non consente però di portarle fuori. Per uscire con un’arma serve il porto d’armi, rilasciato dal prefetto solo in presenza di motivazioni concrete, come l’attività venatoria, sportiva o la difesa personale, e previo superamento di ulteriori controlli. Esistono anche permessi specifici per collezionisti, che possono tenere in casa armi antiche o d’interesse storico, ma senza possibilità d’uso.
In Europa, la norma principale è la Direttiva (UE) 2021/555, che stabilisce regole minime comuni su acquisto, detenzione, registrazione e tracciabilità delle armi da fuoco civili, imponendo agli Stati membri di recepirla nelle leggi nazionali. Ad essa si affianca il Regolamento (UE) 2021/58, che disciplina importazione, esportazione e transito di armi civili da e verso Paesi extra-UE, con controlli obbligatori sui destinatari. Sul fronte delle esportazioni militari vale invece la Posizione Comune 2008/944/PESC, che fissa otto criteri per autorizzare le vendite di armi convenzionali, comprese quelle leggere. Infine, la Strategia UE del 2018 e il Piano d’azione 2020–2025 definiscono le priorità per contrastare il traffico illecito di armi, con misure su controllo, distruzione e cooperazione internazionale, in particolare con i Paesi dei Balcani.
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I dati si riferiscono al: 1 giugno 2024 – 1 giugno 2025
Fonti: Gunviolence.eu
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