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In termini di potere d’acquisto dal 1990 sono cresciuti solo del 3,9%

I salari degli italiani sono stati tra le prime vittime della Grande Recessione che in Italia è stata anche lunga, interessandoci tra il 2008 e il 2013, con poche pause. E probabilmente lo sarà anche con questa crisi, più grave, eppur diversa, scatenata dalla pandemia. Non a caso se gli occupati in valore assoluto erano risaliti, almeno prima del Covid, a un numero addirittura superiore ai massimi del 2008, per i salari non si può dire lo stesso. Nel 2019 infatti erano ancora, nonostante un recupero, inferiori addirittura a quelli del 2006.

Perlomeno se consideriamo, come fa l’OCSE, quelli reali in termini di potere d’acquisto, ovvero mettendo nel conto i diversi livelli di prezzo. Si tratta poi di salari mediani. Si parla quindi di quel livello di stipendio per cui una metà dei salari è più alta e un’altra metà più bassa, ed è un indicatore più accurato della media.

Nel 2019 un italiano medio guadagnava 39.189 dollari, erano 336 in più del 2018 e 1.103 più che nel 2012, quando fu raggiunto il livello minimo durante la crisi economica. Tuttavia lo stipendio mediano era arrivato a 39.967 euro nel 2010, prima del calo. Una cifra cui probabilmente sarà difficile ritornare ancora per diversi anni. Era stato il culmine di un aumento piuttosto lieve ma costante in atto dal 2003, e che nella ripresa non si è riusciti a replicare, tanto che il salario mediano del 2006, 39.394, era superiore a quello del 2019.

Il peso della bassa produttività

L’Italia paga una produttività bassissima che non ha mai permesso incrementi dei salari consistenti, almeno in termini reali. Quelli che si sono realizzati poi sono stati in parte neutralizzati da un’inflazione superiore alla media, almeno prima del 2008-2009. Dopo il 2014 la strategia conscia e inconscia è stata quella di favorire una ripresa occupazionale che è stata anche superiore a quella del PIL. Ma anche proprio per la produttività ridotta un aumento delle fette della torta in assenza di un allargamento significativo e proporzionale della stessa ha fatto in modo che le queste non potessero essere molto più grandi.

In Italia poi vi è per molti settori un “esercito di riserva” consistente fatto di disoccupati o inattivi disposti a lavorare, ovvero una offerta di lavoro piuttosto sostenuta, a fronte di una domanda modesta, che non consente l’innalzamento del “prezzo”, del lavoro, ovvero dei salari.

In altri Paesi le cose sono andate diversamente. Negli USA per esempio, dove l’anno scorso il salario mediano era di 65.836 dollari, dopo un’accelerata di 6 mila dollari, sempre PPP, tra 2013 e 2019, quando anche la disoccupazione è calata moltissimo. In generale dal 1990 gli stipendi sono cresciuti oltreoceano di 19.474 dollari, il 42%, in Italia solo di 1.456, il 3,9%.

Solo Giappone e Spagna stipendi stagnanti come da noi

Non si tratta però solo del gap sempre più largo tra noi e gli USA, o di un effetto delle oscillazioni del cambio euro-dollaro. Anche altri Paesi europei hanno avuto performance migliori. In Germania e Francia rispetto ai primi anni ’90 l’aumento è stato simile, rispettivamente del 34,3% e del 35,3% (nel caso tedesco il termine di confronto è il 1991). La Germania ha visto una stagnazione dei salari negli anni ‘2000, quando ci si concentrò di più, dopo le riforme Harz, sull’aumento degli occupati. Tuttavia dopo il 2009 con l’incremento della produttività e il raggiungimento quasi della piena occupazione gli stipendi sono saliti in 10 anni di più di 10 mila dollari fino ai 53.638 del 2019.

In Francia la crescita è stata più costante. Oltralpe la disoccupazione è sempre stata maggiore che in Italia, e la crescita del PIL spesso sotto la media europea quasi come da noi, ma, questa è la differenza, la produttività è sempre stata maggiore, e invece di tradursi magari in aumenti consistenti di occupazione, si è trasformata in scatti salariali. Il risultato è che nel 1990 il salario mediano era in Francia inferiore al nostro, di 34.329 dollari, circa 3400 dollari più basso, e nel 2019 è divenuto di 7.300 dollari più alto, arrivando a 46.481.

Nel 1990 gli stipendi italiani erano superiori oltre che di quelli francesi, anche di quelli inglesi, spagnoli e giapponesi. Nel 2019 solo gli ultimi due erano rimasti dello stesso livello, dopo oscillazioni che avevano interessato soprattutto gli spagnoli, che dopo un picco di 41.428 di salario mediano nel 2009, sono diminuito a un livello di 38.758 nel 2019.

Un andamento simile, anche se meno estremo, di quello che ha interessato i salari greci, scesi di 7 mila dollari tra 2009 e 2013, e poi rimasti sostanzialmente fermi.

Ora con la crisi derivante dalla pandemia l’auspicio per quelli italiani è questo, che rimangano almeno fermi piuttosto che calare.

I dati si riferiscono al periodo 1990-2019

Fonte: OCSE

Leggi anche: Aumentano gli italiani che hanno gli stipendi bassi

 

 

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