I dati da tenere d’occhio: -8,9% del Pil, deficit oltre il 10% e debito al 158%
È un’Italia poco riconoscibile da parte di chi fosse vissuto solo fino a febbraio 2020 senza accorgersi della pandemia quella che Mario Draghi si accinge a guidare. E del resto anche nella crisi, economica oltre che sanitaria, peggiore dal Dopoguerra, stanno le cause che lo stanno dirigendo a Palazzo Chigi, sempre che sia confermata la larga maggioranza che dovrebbe sostenerlo. Le statistiche sull’Italia parlano chiaro.
Anche se il 2021 dovesse rivelarsi l’anno del rimbalzo dell’economia, cosa di cui ancora non possiamo essere sicuri al 100%, non verrà recuperato subito il Pil che è stato perduto nel 2020, e per migliorare le statistiche sull’Italia ci vorranno anni.
Le statistiche sulla finanza pubblica
A risentire di più della situazione che si è venuta a creare con la pandemia sono i dati di finanza pubblica più che gli indicatori riguardanti la vita dei cittadini. Il Pil, che è l’indicatore per eccellenza, dovrebbe essere diminuito dell’8,9% l’anno scorso secondo le ultime stime, tra l’altro leggermente migliori di quelle del governo che prevedevano un -9%, e di quelle di alcune istituzioni internazionali per cui la caduta sarebbe stata in doppia cifra. Il dato è in netto contrasto comunque con la crescita del 2019, dello 0,3%. Una crescita economica asfittica, sicuramente, e inferiore a quella degli anni precedenti e a quella degli altri Paesi europei.
Le statistiche sul deficit pubblico italiano
Tra le conseguenze vi è l’enorme aumento del deficit pubblico, che dovrebbe avere toccato il 10,8% nel 2020. Con un aggravamento dei conti pubblici rispetto al 2019, quando il deficit si fermò all’1,6%, un dato tra l’altro in netto miglioramento rispetto a quelli degli anni precedenti. Ma la pandemia ha fermato il risanamento in modo brusco.

La statistica sull’Italia peggiore riguarda il debito
Ma tra tutte forse la statistica sull’Italia che desta maggiori preoccupazioni è quella relativa al debito. che nel 2020 dovrebbe avere raggiunto il 158% del Pil dal 134,6% del 2019. Considerando che secondo i parametri di Maastricht si dovrebbe convergere verso un livello del 60% siamo lontanissimi da una situazione di equilibrio.
Vi sono Paesi, come l’Argentina, che hanno fatto default con valori di 3 o 4 volte più bassi. Il punto è naturalmente la fiducia del mercato nella possibilità di ripagare il debito e i suoi interessi. Ed è evidente come solo la presenza della Bce ci abbia consentito di non correre pericolo di fallimento e di pagare interessi bassissimi in proporzione alla mole del debito accumulato. Forse è proprio in questo ambito che il ruolo di Draghi, presidente della Bce per 8 anni tra 2011 e 2019 nel difficilissimo periodo della crisi finanziaria, sarà più importante.
Le statistiche sull’Italia e riforme strutturali
Debito e deficit comunque dovranno scendere. E dopo il periodo di grazia di sospensione a causa della pandemia i vincoli europei , una volta ritornati nella normalità della crescita, dovranno essere rispettati. E non basterà il rimbalzo del Pil a riportarli a livelli più bassi di quelli del 2019, ci vorranno riforme economiche e strutturali. E dovranno essere fatte bene per avere un effetto positivo invece che depressivo su altre statistiche, quelle che riguardano la vita quotidiana dei cittadini
Le statistiche sull’occupazione in Italia
Le statistiche sull’Italia che più riguardano le persone comuni sono quelle relative al lavoro e ai consumi. Un dato molto evidente è che nel 2020 i tassi di disoccupazione e di occupazione non sono cambiati in modo drammatico. La percentuale di quanti lavorano sulla popolazione generale è diminuita, passando dal 59,1% del terzo trimestre 2019 al 57,9% dello stesso periodo del 2020. Si tratta ancora di un livello superiore a quello del peggior periodo della crisi nel 2013, quando pure il Pil era più alto di ora. Il motivo è chiaramente nella cassa integrazione concessa con estrema generosità e del blocco dei licenziamenti.
La cassa integrazione ha salvato l’occupazione
In sostanza lo Stato ha fatto da scudo alle aziende di fronte alla tempesta della pandemia, pagando al loro posto, con un peggioramento dei conti pubblici. Fino a quando? Le previsioni di tutti gli economisti concordano sul fatto che vi sarà una crisi occupazionale quando i provvedimenti su cassa integrazione e blocco dei licenziamenti dovranno non potranno più essere riconfermati. Forse molto presto.
E allora potrebbe salire molto di più anche il tasso di disoccupazione, per ora passato, sempre usando come confronto il terzo trimestre, dal 9,8% del 2019 al 10% del 2020. Oggi questa statistica gode anche del fatto che sono aumentati gli inattivi, coloro che un lavoro non lo cercano, ma non sarà sempre così.
Le statistiche sui consumi in Italia
E meno italiani al lavoro vuol dire meno consumi. Quelli privati sono, secondo le ultime stime, diminuiti come il PIL nel 2020, dell’8,9%, contro un piccolo aumento del 0,4% nel 2019. A dimostrazione di come siano la componente più importante del Prodotto Interno Lordo e il motore dell’economia. Che ora toccherà a Mario Draghi fare ripartire.
I dati si riferiscono al 2019 e 2020
Fonte: Istat e Mef
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