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Il budget del Ministero fino al 2020. Per la “protezione del suolo” 272 milioni in meno

I numeri e le percentuali del grafico sopra mostrano la spesa primaria dello Stato in campo ambientale. Primaria perché non include eventuali interessi (attivi o passivi che siano), ma solo la spesa vera e propria.

Ecco la spesa per l’ambiente

Si tratta in particolare della spesa per l’ambiente, la sua protezione e quella per l’uso e la gestione delle risorse naturali. A sua volta divisibile in tutto in 16 sotto-capitoli. Come si vede non si può dire certo che lo Stato italiano si sveni per l’ambiente.

Prendendo come riferimento i circa 2,5 miliardi del 2018 si arriva solo allo 0,5% circa della spesa primaria nazionale. Di questo più della metà, il 51,5%, è appannaggio dei due settori “protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie” e “protezione della biodiversità e del paesaggio”, con il 35,1% e 16,4% rispettivamente.
Viene poi la gestione dei rifiuti con il 10,7%, e quella delle acque reflue, con il 6,4%. Gli altri settori raccolgono ognuno meno del 5% della spesa.

L’andamento della spesa per l’ambiente

Più importante tuttavia è la valutazione dell’andamento della spesa per l’ambiente, che ha avuto un balzo positivo tra il 2017 e il 2018, crescendo del 16%, da 1.653.143.672 a 2.483.473.728 ma è destinata a calare da qui al 2020. Nella relazione del Ministero delle Finanze sulla spesa per l’ambiente del triennio 2018-2020, infatti, ci sono soprattutto segni meno. L’aumento tra 2017 e 2018 è stato solo episodico e compensativo del grande decremento tra 2015 e 2017, ma nei prossimi anni si tornerà verso il basso, su cifre minori anche di quelle di tutti gli anni precedenti (tranne il 2017, appunto).
Il calo previsto tra 2018 e 2020 è in totale del 22%. Ed è dovuto soprattutto al crollo delle spese in conto capitale, cioè degli investimenti, che scendono del 39,6%, mentre il calo delle spese correnti si limitano a un -0,5%.
Certo, quella in conto capitale era stata l’uscita maggiormente cresciuta tra 2017 e 2018, anzi quella che aveva determinato quel grande incremento, ed è normale che i progetti a se stanti, magari di breve durata e non pluriennali siano quelli più soggetti a oscillazioni rispetto alla spesa standard.
E’ tuttavia un copione già visto anche in altri settori della spesa pubblica degli ultimi anni, in cui sono stati eliminate spese in conto capitale, riguardanti investimenti, esborsi una tantum, invece che quelle spese correnti che coinvolgevano spesso posti fissi, stipendi, dipendenti di lungo corso. E così è stato per la spesa ambientale.

La spesa diretta o trasferita

La spesa per l’ambiente, che sia corrente o in conto capitale è divisa inoltre tra spesa diretta e spesa trasferita. Nel primo caso è quella sostenuta dall’Amministrazione Centrale dello Stato. In particolare dal Ministero dell’Ambiente, quello delle Infrastrutture, e quello della Difesa, che sono i tre maggiormente interessati. Nel secondo si tratta dei finanziamenti erogati ad altri operatori per servizi ed interventi che saranno loro a gestire. Per esempio ad amministrazioni pubbliche locali, ma anche a realtà private, imprese, famiglie, istituzioni sociali. Insomma tutti i casi in cui lo Stato delega.
A questo proposito vi è da sottolineare come questa spesa trasferita, i cui dati sono mostrati nel grafico sotto, diminuisca più di quella totale nei prossimi anni, infatti passerà dal 53% del totale al 40,8%, con un calo di circa 525 milioni.

E’ evidente come siano proprio queste erogazioni a esterni o a enti locali la parte più volubile della spesa ambientale.
Di fatto quello che accade è che quando lo Stato decide di spendere di più elabora un progetto, un investimento, magari di breve durata, e lo fa realizzare da chi non fa parte dell’Amministrazione Centrale, poi, quando vi è la necessità di tagliare, gli basta risparmiare su quella parte di erogazioni, non rinnovare un accordo, interrompere un progetto senza dover intaccare la la spesa corrente della struttura centrale dello Stato, politicamente più difficile da maneggiare.
In fondo è quello che lo Stato ha fatto nei periodi di recessione, quando ha diminuito molto più i trasferimenti agli enti locali che le uscite centrali. O lo stratagemma cui molte imprese ricorrono, quando assumono a tempo determinato o stringono accordi di collaborazione e di consulenza, più facili da interrompere in periodi di magra senza dover licenziare gli assunti di lungo corso.


Tagli al risanamento del suolo

Che siano spese dirette o trasferite, comunque, il settore con la gran parte degli esborsi “Protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie” presenta il calo assoluto maggiore da qui al 2020: -272 milioni circa, il 31,2% in meno. Rappresenta quasi la metà dei 547 milioni tagliati in totale. In particolare viene decurtata della metà, -49,3% la spesa in conto capitale trasferita, cioè gli investimenti affidati a enti locali o privati.
Il secondo settore più finanziato, “Protezione della biodiversità e del paesaggio”, invece, subisce pochi tagli, solo poco più di 6 milioni, l’erogazione totale cala solo del 1,6%, anche qui soprattutto nella spesa trasferita.
Per la gestione dei rifiuti le decurtazioni saranno del 20,3%, 54 milioni in meno, 50 milioni dei quali ritagliati dalla spesa in conto capitale trasferita, tanto per cambiare.
Qualcosa di simile accade nel settore dell’uso e gestione delle acque interne, dove tra 2018 e 2020 verranno persi poco meno di 41 milioni di euro. In massima parte, cioè 33 milioni, tra le spese trasferite in conto capitale.
Le voci invece che vengono penalizzate maggiormente sia in generale che nella componente corrente, anche diretta, sono quelle che riguardano le “Altre attività”: siano le “Altre attività di uso e gestione delle risorse naturali”, o le “Altre attività di protezione dell’ambiente”.
Nel primo caso le spese correnti dirette scendono del 34,5%, anche se non molto in valore assoluto, 3 milioni e 160 mila euro nel secondo di quasi 4 milioni, il 6,4%. In questo caso, però, va anche segnalata la cancellazione dell’esborso trasferito in conto capitale di 50 milioni, presente nel 2018, e che non sarà rinnovato nei due prossimi anni.
Unico caso di incremento di spesa è quello riguardante l’“Uso e gestione della flora e della fauna selvatiche”, anche se minimo, solo 562 mila euro in più. Concentrati però soprattutto nelle spese dirette, correnti (+350 mila euro) o in conto capitale (+154 mila euro)
Ma è l’unico esempio nell’ambito di una spending review tutt’altro che timida. Anzi: più aggressiva di quella che è stata realizzata in campo sanitario, come Truenumbers ha raccontato in questo articolo.

I dati si riferiscono al: 2015-2020

Fonte: Ragioneria Generale dello Stato

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