Frane, 5,7 milioni di italiani vivono in aree pericolose

Contando alluvioni, valanghe ed erosione costiera il 94,5% dei comuni è a rischio

Le immagini di Niscemi, comune della provincia di Caltanissetta affacciato su un altopiano della Sicilia centro-meridionale, hanno fatto il giro del mondo con case affacciate a pochi centimetri dal precipizio. Un’intera città improvvisamente sospesa sul vuoto con centinaia di famiglie sfollate, tra paura e rabbia.

Niscemi non è un’eccezione. E non lo è in Italia. Secondo il Rapporto Ispra “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio – Edizione 2024”, presentato il 30 luglio 2025, il 94,5% dei comuni italiani, 7.463 su 7.904, è esposto ad almeno un rischio tra frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera. Numeri che descrivono una fragilità diffusa, radicata nella struttura del territorio e amplificata nel tempo da come è stato occupato e trasformato. Senza contare poi la sempre maggiore pressione del cambiamento climatico.

Rischio frane, l’Italia sempre più fragile

In Italia 69.500 chilometri quadrati sono classificati a pericolosità da frana e il 23% del Paese ricade nelle aree dei Piani di assetto idrogeologico. Dentro questa superficie, il 9,5% del territorio nazionale è concentrato nelle classi di pericolosità elevata e molto elevata. Rispetto al 2020 le aree classificate sono cresciute del 15% e la Sicilia, la regione ora al centro della cronaca proprio per quanto successo a Niscemi, è tra le regioni dove l’aumento è stato più marcato.

Dove le frane sono più diffuse

In Italia sono state censite 636.207 frane su tutto il territorio nazionale, secondo l’Inventario dei Fenomeni Franosi aggiornato a giugno 2025. Un numero che racconta quanto il Paese sia fragile da tempo. Non tutte le frane si muovono allo stesso modo: il 28% è composto da eventi molto rapidi, che si sviluppano in poco tempo e lasciano margini ridotti per intervenire o mettere in salvo le persone.

Come si vede anche dal grafico, la regione con il maggior numero di frane censite è la Lombardia, con 141.970 eventi. Seguono la Toscana (109.496), l’Emilia-Romagna (80.336), le Marche (39.390) e il Piemonte (37.784).  Se invece si guarda a chi vive nelle zone più pericolose, la mappa cambia. Al primo posto c’è la Campania, con 264.044 abitanti esposti, pari al 4,7% della popolazione regionale. Seguono la Toscana, con 181.571 persone (5,0%), la Sicilia (93.498, 1,9%), l’Emilia-Romagna (82.312, 1,9%) e il Piemonte (77.162, 1,8%).

Guardando all’indice di franosità, le regioni più esposte sono soprattutto quelle montane e collinari. In testa c’è la Valle d’Aosta, dove il 18,6% del territorio è interessato da frane: un dato legato alla morfologia alpina e alla forte pendenza dei versanti. Subito dopo arrivano le Marche con 18,1%, seguite dalla Lombardia (16,2%), dalla Provincia autonoma di Bolzano (15,8%) e dal Molise (14,0%).

Niscemi frana

 

Frane e popolazione a rischio

Quando si parla di frane, il punto non è solo dove si trovano, ma chi ci vive sopra. In Italia le persone esposte a questo rischio sono 5,7 milioni, e di queste 1,28 milioni abitano nelle aree classificate a pericolosità elevata o molto elevata. Tradotto in percentuali, significa che il 2,2% della popolazione vive in territori dove il pericolo di frana è parte della quotidianità.

Le famiglie che vivono in aree a rischio frana elevato o molto elevato si concentrano soprattutto in alcune regioni. In valore assoluto, i numeri più alti si registrano in Campania (110.442), Toscana (83.052), Liguria (53.732) e Sicilia (41.796). Se invece si guarda al peso del fenomeno rispetto alla popolazione regionale, le percentuali più alte si trovano in Valle d’Aosta (10,9%), Basilicata (7,3%), Liguria (7%) e Molise (5,8%), dove il rischio interessa una quota più ampia di famiglie. A livello provinciale, la situazione è particolarmente critica nelle province di Napoli, Salerno e Genova, dove le famiglie esposte superano le 30.000 unità.

Gli edifici in Italia esposti al rischio frane

Su 18,4 milioni di edifici presenti in Italia, oltre 2,6 milioni si trovano in aree esposte al rischio frane, pari al 14,2% del totale. Di questi, 243.000 edifici sono collocati nelle zone più pericolose, dove il rischio è molto alto, mentre quasi 499.000 si trovano in aree ad alta pericolosità. A scendere, ci sono oltre 838.000 edifici in zone a rischio medio e più di 768.000 in aree a rischio moderato. Altri 273.000 edifici si trovano infine in aree considerate di attenzione. Mettendo insieme le zone a rischio più alto, quelle dove le frane possono avere gli effetti più gravi, si arriva a oltre 742.000 edifici, pari al 4% di tutti gli edifici italiani.

Quando il rischio frane colpisce le imprese

In Italia le attività economiche esposte al rischio frane sono molte più di quanto si pensi. Su 5.099.474 di unità locali di imprese, 413.343 si trovano in aree a rischio, pari all’8,1% del totale. Tra queste26.118 sono collocate nelle zone dove il rischio è molto alto,  48.856 in aree ad alta pericolosità,  127.961 in zone a rischio medio e 162.051 in aree a rischio moderato. A queste si aggiungono 48.357 attività situate in aree considerate di attenzione.

Se ci si concentra sulle situazioni più critiche, quelle dove le frane possono avere gli effetti più pesanti, emerge un dato netto: 74.974 unità locali si trovano nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata. Significa che l’1,5% di tutte le imprese italiane opera in territori dove il rischio frane è concreto.

Imprese e territori a rischio

Il rischio frane colpisce in modo diretto anche il tessuto produttivo. Nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata si concentrano 13.118 unità locali in Campania, 9.078 in Toscana e 5.858 in Piemonte, le tre Regioni con il numero più alto di imprese esposte. Se invece si guarda al peso del rischio sul totale regionale, emergono realtà più piccole: in Valle d’Aosta il 7,9% delle attività si trova in zone a rischio, in Basilicata il 6,1%, in Molise il 5,6% e in Campania il 2,9%.

A livello provinciale la concentrazione è ancora più evidente: Napoli conta 5.891 unità locali a rischio, Salerno 5.633 e Torino 2.770, numeri che mostrano come il dissesto non sia solo una questione ambientale, ma un fattore che incide direttamente su lavoro, imprese e economia locale.

Il patrimonio storico italiano a rischio frane

Il rischio frane pesa anche su una parte consistente del patrimonio storico italiano. Su 229.530 beni culturali censiti, 13.966 si trovano nelle aree dove la pericolosità è elevata o molto elevata, pari al 6,1% del totale nazionale. A concentrare quasi metà di questi beni sono poche regioni: Campania (1.714 beni a rischio), Toscana e Marche (1.303 ciascuna), Emilia-Romagna (1.624) e Lazio (948). Insieme arrivano a 6.892 beni culturali, il 49,3% del totale esposto nelle classi di rischio più alte.

Scendendo di scala, il problema diventa ancora più visibile. La provincia di Napoli guida la classifica con 851 beni culturali in aree a rischio frana elevato o molto elevato, seguita da Isernia (596), Viterbo (447), Genova (395) e Torino (370). In queste cinque province si concentra il 19,0% di tutti i beni culturali italiani esposti nelle aree più pericolose.